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Inferno in arrivo, nel Paradiso degli Imbecilli

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Nel Paradiso degli Imbecilli, è chiamato antieuropeista chi giudica con severità lo squallore rapace di Angela Merkel e degli altri criminali che hanno retrocesso la Grecia nel terzo mondo e alterato i conti della Germania per alterare quelli dell'Europa. Hanno inflitto ai popoli infinite sofferenze sulla base di regole truccate, escogitate da conventicole segrete, di natura esoterica, animate da sete di potere e inconfessabili mire privatistiche. Nel Paradiso degli Imbecilli, i grandi ladri e i sommi imbroglioni di quest'epoca diventano statisti, rinomati influencer, valorosi attivisti al servizio di tutte le cause possibili, tranne una: quella della libertà dell'umanità e del riscatto dell'homo sapiens dalla sottomissione fraudolenta al quale è sottoposto, avendo rinunciato lui per primo, da gran tempo, a rassegnarsi all'idea di dover lottare per la propria dignità. Nel Paradiso degli Imbecilli, il bambino che osa dire che il Re è nudo è chiamato irresponsabile, sciagurato, folle negazionista. Se fosse meraviglioso come lo raccontano, il Paradiso degli Imbecilli, dovrebbe ospitare solo moltitudini gioiose, letteralmente invase dalla felicità. Non è così? Qualcosa non quadra? Non sta "andando tutto bene"?

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Il Virus birichino...

Ormai sono passati oltre 8 mesi dalla sua comparsa fra noi, ne abbiamo parlato ogni giorno, i tg ce ne danno notizia 24 ore su 24, 7 giorni su 7, il Governo sembra non occuparsi d'altro...forse è per quello che tutto il resto è nel caos più totale...a furia di concentrarsi su di lui si sono dimenticati di scuole, ospedali, economia, aziende...di tutto il resto insomma, un po' come quegli amori che appena sbocciati non ti permettono di riuscire a pensare o a vedere niente oltre a quello...una sorta di rapimento sentimentale...
Abbiamo però, come detto, imparato a conoscerlo, e quindi possiamo tracciarne un profilo...non tanto medico, ma quasi sociale, antropologico, come fosse ormai uno di noi...

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Dip. Geopolitica e Difesa (GED) MR - Caminetti rooseveltiani: Africa, Jihad e Terrorismo. Prima puntata con Ilaria Bifarini

Africa, Jihad e Terrorismo.  Prima puntata con Ilaria Bifarini - GED N. 20 con Roberto Hechich ed Emilio Ciardiello (22.10.20)Africa th fbe99

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La (Costituzionale) Dignità di Essere Umani

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1948. Diventa legge. Suprema.

Diventa legge l’inviolabilità dell’essere umano. Della sua libertà.

Diventa legge ed è improfanabile, non (più) restringibile, l’espressione del sé umano, del rispettivo essere. Ed ogni sua manifestazione. Di ciascuno, di tutti noi.

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Gioele Magaldi rivela: vogliono "suicidare" Cecilia Marogna per minacciare il Generale Luciano Carta e farlo tacere sul business dei rapimenti

Magaldi: vogliono "suicidare" in carcere Cecilia Marogna, dopo che la stampa l'ha dipinta come fatua e disonesta millantatrice. Vero obiettivo: minacciare l'ex capo dei nostri 007 (ora presidente di Leonardo), in modo che taccia sull'infame business dei rapimenti e delle lucrose liberazioni degli ostaggi italiani in Africa

 

Il presidente del Movimento Roosevelt: una squallida montatura (giudiziaria e mediatica) ha colpito la donna arrestata a Milano, che in realtà aveva scoperto come riscattare con poca spesa padre Pierluigi Maccalli, sequestrato in Mali, per la cui liberazione invece sono stati appena spesi 10 milioni di euro. L'arresto della Marogna, diffamata come "la dama del cardinale Becciu", per Magaldi è un avvertimento di stampo mafioso rivolto al generale Luciano Carta, di cui la Marogna è stata strettissima collaboratrice. Obiettivo: indurre l'ex direttore dell'Aise a non rivelare nulla sulla verminosa speculazione che si organizza regolarmente dilatando i tempi di rilascio degli ostaggi

 

«I veri bersagli sono tanti: c'è anche Papa Francesco, che aveva nominato il cardinale Giovanni Angelo Becciu come "numero due" della Segreteria di Stato vaticana. Ma quello più grosso è un'impresa prestigiosa come Leonardo, punta di lancia dell'hi-tech italiano nel mondo e, ormai, unico soggetto in grado di svolgere la politica estera del nostro paese, vista l'assenza di ministri all'altezza (e anzi, la presenza alla Farnesina di emeriti imbecilli)». Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt ed esponente del circuito massonico progressista internazionale, forte di solide relazioni coi servizi segreti, lancia un'accusa gravissima: dietro al «polverone mediatico-giudiziario» scatenato contro Cecilia Marogna, valente operatrice collegata all'intelligence italiana e vaticana (presentata invece come un'avventuriera dalle mani bucate) c'è un preciso avvertimento, di stampo mafioso, rivolto al generale Luciano Carta, per anni a capo dell'Aise e ora presidente di Leonardo: guai, se si lascia scappare qualcosa riguardo al lucroso business che ruota attorno agli italiani rapiti in Africa. «Funziona così: rapitori e liberatori si mettono d'accordo sulla durata del sequestro, in modo da far lievitare il prezzo del riscatto».

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Se un giorno ci chiedessero di camminare a quattro zampe

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Si sveglieranno anche i dormienti senza speranza, quelli in preda all'eterno riposo del letargo profondo, il giorno in cui qualcuno dovesse ordinare loro di camminare a quattro zampe, proprio come le pecore, magari perché il mitico virus galleggia a mezz'aria e quindi insidia solo chi passeggia eretto? Che faccia avrebbe fatto, l'Uomo di Vitruvio, se gli avessero raccontato che un giorno lontanissimo, nel 2020, sarebbero esistiti italiani in grado di circolare da soli, in aperta campagna, con il volto coperto e i polmoni in carpione, marinati a fuoco lento con pochissimo ossigeno e un'overdose di anidride carbonica? E se davvero esistesse, il mefistofelico Dottor Stranamore, cosa mai dovrebbe pensare di una popolazione siffatta, così docilmente ingenua? Si potrebbero concepire prede più facili? In altre parole: non c'è neppure gusto, se ad abboccare all'amo è il pesciolino rosso nella boccia. Siamo a questo? O meglio: com'è potuto accadere? Come ci siamo arrivati? Com'è che le notizie sono letteralmente sparite, lasciando il posto alle leggende? La risposta è banale: lentamente, a poco a poco. "Pedetemptim", dicevano i latini. Versione recente, da cartoon: la storia della rana bollita. Un grado centigrado alla volta, niente traumi: si suda un po', ma è per il nostro bene. E poi, andiamo, mica sarà per sempre. Questo pensa, il cervello, prima di essere lessato nel modo più impercettibile?

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Italia, la pandemia ed il conflitto di potere tra lo Stato e le regioni.

di Monica Soldano

In Italia, la gestione della pandemia covid è stata centralizzata fin dal mese di marzo con la dichiarazione dello Stato di emergenza  che ha visto il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, divenire, di fatto, l' unico artefice delle decisioni, attraverso l'emanazione di decreti presidenziali (Dpcm), che vengono costantemente aggiornati, in base al parere del Comitato Tecnico Scientifico, nominato per cooptazione tra gli esperti, già dipendenti pubblici, dal Dipartimento della Protezione civile.

In questo nuovo scenario, nel corso di questo primo semestre in emergenza, non sono stati pochi i conflitti tra lo Stato centrale (presidenza del Consiglio dei ministri e ministri)  e le Regioni, soprattutto per contendersi lo spazio decisionale in ambito sanitario. In particolare, oggi, dopo alcune sentenze dei tribunali regionali, favorevoli ad una gestione centralizzata della governance sanitaria,  la linea, sottolineata ancora una volta nell'ultimo DPCM, è quella che le Regioni possano intervenire per inserire regole "più restrittive" rispetto a quelle nazionali nelle attività di loro competenza (chiusura luoghi aperti al pubblico, orari dei bar e dei ristoranti, scuole), ma NON più espansive o liberali.

In questo quadro, si è collegata, pur con alcune contraddizioni, che vedremo, una vicenda giudiziaria specifica, che ha visto lo scorso aprile, in pieno lockdown, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e la presidente della Regione Calabria, Iole Santelli (defunta pochi giorni fa), ordinare per l'autunno,  l'obbligo vaccinale antinfluenzale per tutti gli operatori sanitari, gli ultrasessantacinquenni e nel Lazio, si aggiungeva una forte raccomandazione anche per i bambini tra i 6 mesi ed i 6 anni.

I ricorsi contro l'obbligo vaccinale antinfluenzale delle regioni

Contro questo obbligo sono ricorse numerose associazioni, in rappresentanza di medici (l'associazione Ampas), singoli professionisti, infermieri, fisioterapisti, con una cultura medica che predilige l'approccio omeopatico, ma anche pensionati, che attraverso i loro avvocati hanno posto due obiezioni principali: la prima, l'incompetenza della Regione e l'abuso di potere del Presidente della Regione in carica, di decidere un obbligo ad un trattamento sanitario, tanto più se trattasi di un vaccino, su cui, in Italia, si è già più volte pronunciata la Corte Costituzionale in favore di limiti ben precisi in cui un tale obbligo possa essere legittimato. L a seconda obiezione, invece, è stata sull'opportunità stessa della scelta nel merito dei benefici per la salute degli "obbligati".

In entrambi i giudizi ricorrenti davanti al Tar del Lazio e della Calabria il collegio di difesa degli avvocati (Alessandro Gaetani, Samanta e Sara Forasassi) sono state sollevate censure identiche, ma con la collaborazione tecnica di approfondite relazioni medico-scientifiche, depositate agli atti del giudizio (dottor Domenico Mastrangelo, dottor Eugenio Sinesio e dott. Luca Speciani), oltre al supporto, sempre in tema di approfondimenti scientifici e studi internazionali dell'associazione Comilva.

Il ricorso al Tar del Lazio dell'associazione di medici, AMPAS, ha visto la costituzione,ad adiuvandum, anche del Movimento Roosevelt, rappresentato dall'avvocato Vanni Oddino.. I due giudizi hanno avuto una gestione processuale differente: il TAR del Lazio ha preferito affrontare un' attività istruttoria, ordinando al Comitato Tecnico Scientifico nazionale di relazionare in ordine alla bontà del trattamento sanitario imposto dalla Regione ed alla sua reale efficacia come mezzo di contrasto all'epidemia da Sars-Cov 2; all'opposto il TAR Calabria ha invece ritenuto di poter decidere sulla base degli atti e dei documenti prodotti dalle parti.

E' così che si è giunti alla sentenza del 15.09.2020 del TAR Calabria, che per primo ha accolto il ricorso per difetto di competenza, pur non avendo mancato di rilevare che la legislazione generale dello Stato, in materia di vaccinazioni debba essere basata "sugli indirizzi condivisi dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale" con ciò dando, di fatto, riconoscimento dell'esistenza dell'amplissimo dibattito nella comunità scientifica nazionale ed internazionale in merito all'efficacia della vaccinazione antinfluenzale ed alla sua inopportunità come mezzo di contrasto all'epidemia da Sars-Cov2.

Una volta intervenuta la sentenza del TAR Calabria, il TAR Lazio, messa totalmente da parte l'attività istruttoria svolta, si è pronunciato nei medesimi identitici termini del TAR Calabria sui profili di incompetenza regionale, richiamando nelle proprie motivazioni la decisione calabrese.  In conclusione, possiamo affermare che la sentenza del Tar Calabria sia stata determinante per gli esiti dell'intera vicenda, non potendo oggi immaginare cosa davvero avrebbe potuto decidere il Tar del Lazio senza quella precedente pronuncia, tuttavia nel corso del giudizio presso il Tar del Lazio, è accaduto qualcosa di diverso.

Infatti, nel processo svoltosi a Roma, al TAR del Lazio,si è costituita la Presidenza del Consiglio dei Ministri che per mano dell' Avvocatura Generale dello Stato ha richiesto in una nota, comunicata la sera precedente l'ultima udienza del processo (il 28 settembre), il rigetto di tutti i ricorsi presentati dai medici, contro il suo stesso interesse, potremmo dire!

Un fatto, questo, che pur essendo stato presentato come "rituale" ha di fatto politicamente fatto emergere un atteggiamento diverso, forse dovuto al ruolo svolto dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nelle sue alleanze politiche a sostegno del governo in carica? Difficile confermarlo, nella sottile trama tra la forma  rituale del processo ed i segnali necessari alle forze politiche in campo. Sta di fatto, che entrambi i procedimenti hanno evidenziato l'esigenza di avere un supporto giuridico e formale per poter correre a bandire le gare per l'acquisto dei vaccini antinfluenzali, di cui l'inserimento dell'obbligo e la connessione con la pandemia in corso andavano a fornire strumenti per giustificare l'esigenza sia dell'acquisto urgente che del maggior quantitativo.  Sono state così acquistate 2,4 milioni di dosi vaccinali, sulla base di un ordine, ora dichiarato annullato dai tribunali regionali e che, probabilmente, prevederà anche una verifica da parte della Corte dei conti sulla reale esigenza. Tanto più che l'opposizione al provvedimento, da parte dei medici ricorrenti, non è stata basata solo sulla illegittimità della competenza e del potere, ma anche sulla opportunità della scelta di politica sanitaria. Infatti, nelle relazioni medico-scientiche depositate, si pone il dubbio della bontà del ricorso al vaccino antinfluenzale in modo massiccio in concomitanza della pandemia, sottolineandone perfino i  potenziali rischi per la salute dei medici. Una istanza questa che non è stata affrontata nel testo della sentenza, ma che è indirettamente richiamata da giudizio, quando gli estensori della sentenza TAR del Lazio scrivono che mentre le sanzioni previste dall'ordinanza regionale che sospenderebbero i medici inadempienti da loro servizio sono sempre in capo allo Stato, "esisterebbero anche altre strade per evitare il decongestionamento delle strutture sanitarie, strade che potrebbero rientrare nell'alveo delle competenze regionali costituzionalmente accordate come il potenziamento del tracciamento, intensificazione dei tamponi e maggiore sviluppo della medicina di prossimità". Tutte attività che non violerebbero le competenze statali, nè "l'attrazione in sussidiarietà", ovvero la Regione non può esercitare una competenza statale per risolvere problemi regionali, laddove è lo stato centrale ad attrarre competenze regionali per affrontare questioni di livello nazionale.

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Ho ucciso per molto meno: la pandemia vista da Rasputin

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«Ho ucciso per molto meno», è il refrain del sulfureo Rasputin nelle storie di Corto Maltese pensate e disegnate dal genio iniziatico di Hugo Pratt. Quante volte saremmo stati "uccisi per molto meno", ultimamente? Per una questione di decimali, il Berlusconi distratto dalle "cene eleganti" fu ricattato con lo spread e detronizzato brutalmente. Oggi, l'accelerazione esponenziale del famosissimo debito pubblico farebbe impallidire quello di allora, presentato come pietra tombale del sistema-paese. A ruota, Madame Fornero s'incanaglì - con tanto di lacrime di coccodrillo preventive - contro gli anziani lavoratori esausti, a fine corsa, trasformando l'agognata pensione in un miraggio inafferrabile. E ora? S'è perso il conto delle deroghe alle restrizioni imposte al welfare: le facce di latta dell'Unione Europea, i Guardiani del Rigore, hanno svelato che i divieti (presentati allora come limiti assoluti, fisiologicamente invalicabili) sono invece mere convenzioni politiche: tranquillamente stracciabili, all'occorrenza. «Ho ucciso per molto meno», ringhierebbe Grigorij Rasputin, anche di fronte all'ultimo dogma platealmente crollato: che fine avrebbe fatto, il Salvini che straparlò di "pieni poteri", se avesse osato impugnare anche solo il 10% dei poteri (pienissimi) esercitati in modo ferreo dal mini-premier venuto dal nulla e mai votato da nessuno?

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Dip. Geopolitica e Difesa (GED) MR - Caminetti rooseveltiani: Perché il comunismo è crollato. Dialogo con Gianfranco La Grassa

Perchè il Comunismo è crollato - Dialogo con Gianfranco La Grassa. GED N. 19 con  Roberto Hechich, Emilio Ciardiello e Maria Zei (16.10.20)comunismo b5ce7

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