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Geopolitica e Difesa

Gli ineluttabili binari strategici

Gli ineluttabili binari strategici dei giganti planetari
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Al di là di quello che negli ultimi anni si è voluto far credere e pensare, grazie anche ai mezzi di informazione che in questo hanno avuto non poca influenza, si è formata nell’opinione pubblica occidentale l’idea di vivere nel secolo asiatico. In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un inasprimento sia dei rapporti sino-americani che russo-americani, inasprimenti dai toni apparentemente e insolitamente duri sul piano diplomatico. Come spesso accade in queste situazioni molto plateali nei modi e nelle forme, la situazione poi nel concreto è differente. Questi scontri diplomatici potrebbero far presagire chissà quali generi di rotture nei rapporti tra queste superpotenze. Sicuramente dietro a tutto ciò ci sono delle spinte e degli attriti nelle relazioni che sono reali e che nel tempo si andranno consolidando nella loro durezza. Andiamo per ordine e cerchiamo di fare il più possibile chiarezza per quanto riusciamo.

Innanzitutto il cambio di amministrazione alla guida degli Stati Uniti non ha portato differenze sostanziali tra la presidenza Trump e la presidenza Biden nelle relazioni con la Cina e questo non è né una novità né una sorpresa. La strategia di contenimento all’espansionismo cinese degli Stati Uniti è stata già tracciata da anni dagli apparati federali e questo a prescindere dai cambiamenti delle varie amministrazioni, siano esse di segno repubblicano o democratico. Strategia che, in atto da parecchio tempo come abbiamo già accennato, vede un progressivo accerchiamento sempre più stringente arrivato ora a spingersi fino agli stessi Mari Cinesi facendo pressione da ambo le parti degli oceani, sia da quella Pacifico che da quella Indiano. Ne sono prova le ripetute esercitazioni militari svoltesi in questi anni in quelle acque oceaniche. Queste esercitazioni a guida statunitense hanno visto la partecipazione delle grandi potenze asiatiche e oceaniche come India, Giappone e Australia, ma nel tempo anche di altre potenze regionali medie e minori. I rapporti americani con le altre potenze asiatiche sono chiaramente anche e più che mai di carattere economico-finanziario e commerciale e Washington ha sempre cercato di tenere insieme l’aspetto economicistico con quello geopolitico-militare. Facciamo un esempio per far comprendere meglio: l’India, il secondo Paese più popoloso al mondo (di poco sotto la stessa Cina), potenza nucleare e di fatto terza potenza economica dell’Asia dopo il Giappone, è la maggiore produttrice di prodotti medicinali generici al mondo, che la mette nella condizione di avere contatti diretti e organici con le più grandi multinazionali farmaceutiche mondiali, in gran parte americane. È chiaro che nel lungo periodo gli Stati Uniti sono consci del fatto che in qualunque caso questi paesi alleati in Asia non potranno avere come nemico giurato la Cina, ma al contempo le potenze di quel continente hanno l’interesse che quest'ultima non diventi egemone assoluta della regione, pur intrattenendo relazioni importanti ma non strategiche per ciò che riguarda la sfera economica e commerciale.

Possiamo ora passare al momento non meno teso nei rapporti tra Washington e Mosca. Teniamo presente ancora una volta per facilitare i non addetti ai lavori una considerazione di non poco conto. Dalla fine della guerra fredda, con lo smantellamento dell’Unione Sovietica, la Russia pur essendo rimasta un attore  militare importante, è nel suo insieme, sia nella dimensione economica che geopolitica, relegata a potenza di secondo livello, pur trattandosi di una potenza nucleare. Anche qui, negli ultimi mesi, la dialettica diplomatica, che in qualche occasione ha sfiorato l’insulto, è una sorta di platealizzazione che ha dietro situazioni complesse ma non di rottura. In questo scenario Usa-Russia tocchiamo anche l’Europa. Gli Stati Uniti, anche in questo caso strategicamente, perseguono l’intento di far sì che nessuno diventi egemone sul continente europeo. La preoccupazione primaria che ha Washington è quello di far sì che Russia e Germania non arrivino ad una organicità di rapporti politico-strategici indissolubili. Potremmo andare più nel dettaglio parlando per esempio di Nord Stream 2, raddoppio del gasdotto già esistente dal 2012. Questo fondamentale gasdotto che non coinvolge nel suo percorso Ucraina e Polonia ha creato un tragitto bilaterale russo-germanico che andrebbe ad approvvigionare consistentemente gran parte dei paesi dell’Unione Europea, facendo sì che a livello energetico l’Europa continentale sarebbe molto meno dipendente dagli Stati Uniti. Si ha l’impressione che nonostante ci siano e ci saranno prossimamente pressioni molto forti sulla Germania da parte degli Usa, la Cancelliera Merkel si sia spinta troppo oltre nell’intesa con la Russia di Putin e non sarà facile quando ormai mancano solo 150 km di infrastrutture al completamento di questa opera di raddoppio, bloccarne i lavori o addirittura fare marcia indietro. Ad ogni modo gli americani cercheranno di non spingere troppo l’ “orso russo” verso Pechino, lasciando spazio alla Russia di agire in diversi fronti senza troppe interferenze. Possiamo dire a conclusione di questa parte di analisi che in qualunque caso le schermaglie sulla libertà e sui diritti umani violati da Putin saranno un tasto su cui Washington continuerà a battere fortemente, ma i rapporti di fondo commerciali ed economici anche se non eccezionali continueranno ad esserci. Questione, quella dei diritti umani, su cui l’America anche con la Cina sarà irremovibile per quanto riguarda sia il trattamento di Hong Kong che di Taiwan.

L’ ultima parte di questo articolo la dedichiamo all’Unione Europea che in questo scenario pur essendo un attore fondamentale a livello strategico ed economico-finanziario per sua genesi, si trova in una situazione di vulnerabilità, con gran parte dei paesi componenti l’Unione e anche membri della Nato ma con visioni e interessi differenti verso la Cina, la Russia e gli stessi Stati Uniti. Anche qui Washington sia all’interno della Nato che sull’UE farà forti pressioni per far sì che le varie intese con la Cina siano mirate e non mettano in discussione troppo l’aspetto economico-commerciale ma soprattutto quello strategico-militare. In questa ottica gli Stati Uniti cercheranno di esercitare una forte dissuasione sul memorandum di intesa stipulato con i cinesi a dicembre 2020 (fortemente sponsorizzato dalla Germania della Merkel) e che andrà in esame al Parlamento europeo. Memorandum che vede importanti progetti per centinaia di miliardi di euro tra cui la spinosissima questione dell’implementazione del 5g con risvolti di segretezza di apparecchiature e strutture militare in ambito atlantico. Si inquadra tutto questo in un momento difficile per non dire problematico dei rapporti degli americani con i tedeschi e con i francesi che si trovano coinvolti anche in altri complessi dossier di cui parleremo in altri interventi.

E l’Italia?  Nonostante i nostri macroscopici deficit strutturali come sistema-paese che ci portiamo dietro da decenni, ci troviamo paradossalmente in un momento storico che l’Italia può e potrebbe sfruttare a suo vantaggio. L’uscita della Gran Bretagna dall’UE e come già detto la complessa fase nelle dinamiche tra gli Stati Uniti con i tedeschi, con la Francia e con una Unione Europea che sarà chiamata a fare scelte univoche (quando invece la disomogeneità la fa da padrona)  dovrebbe mettere il nostro paese in grado di giocare un ruolo importante sull’asse Londra-Washington. Washington ci vede come possibile contrappeso ai tentativi egemonici tedeschi. Per fare ciò dovremo rafforzarci come sistema-paese accreditandoci con autorevolezza e credibilità. Si tratta di una questione sistemica perché il problema non è nei governi che si alternano ma nel rafforzamento (lo ribadiamo per la terza volta!) del sistema-paese, di conseguenza in un cambiamento strutturale e di mentalità. 
Ruben Giavitto, Alessandro Loreto

Draghi e la Politica estera del Nuovo Governo

Roberto Hechich analizza la parte del discorso politica estera di Draghi in Parlamento. Dall'analisi scaturisce quello che ci possiamo e dobbiamo attendere nei prossimi anni per il ruolo dell'Italia in Europa e nel Mediterraneo, ma non solo. Dalle parole di Draghi si aprono interessanti prospettive nel rapporto con l'alleato americano come "ponte" tra Unione Europea e USA, ma anche tra gli stessi USA e le principali minacce rappresentate da Russia e Cina.
https://youtu.be/4uIoRHo2Xwg

La politica estera del Governo Draghi ESTRATTO Ged N 33 - R. HECHICH - MRTV

Roberto Hechich analizza la parte del discorso politica estera di Draghi in Parlamento. Dall'analisi scaturisce quello che ci possiamo e dobbiamo attendere nei prossimi anni per il ruolo dell'Italia in Europa e nel Mediterraneo, ma non solo. Dalle parole di Draghi si aprono interessanti prospettive nel rapporto con l'alleato americano come "ponte" tra Unione Europea e USA, ma anche tra gli stessi USA e le principali minacce rappresentate da Russia e Cina. https://youtu.be/4uIoRHo2Xwg

Ged N. 34 IL PASTICCIO UCRAINO - MYANMAR: TORNANO I MILITARI - GED PILLOLE

In questa puntata di GED PILLOLE si parla di Ucraina, tra aspirazioni democratiche ed europeiste e la realtà di un paese di confine tra due mondi e scenario e di scontro tra Occidente e Russia. Si parla anche del Myanmar dove di recente un golpe militare ha messo fine al breve periodo di democrazia. Conduce: Emilio Ciardiello - GED - vice coordinatore Ospite: Vittorio Meroni - GED - Estremo oriente         https://youtu.be/BfNdnuL_6Z8

Programma MR per la Difesa. Revisione 2021.

Programma MR per la Difesa.

Revisione 2021.
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Pubblichiamo qui la trascizione della trasmissione di GeD sulla revisione 2021 del programma per la Difesa di MR.

In questo documento non ci occuperemo del programma dettagliato di MR, quinquennale per la difesa in quanto esso è stato già scritto nel 2020. (si rimanda quindi ad esso per una sua disamina dettagliata), https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2463-il-programma-mr-per-la-difesa-italiana.html in quanto riteniamo pleonastici e ridondanti dei semplici copia e incolla. Verranno quindi affrontati i cambiamenti di scenario, gli adeguamenti rispetto al nuovo bilancio della difesa italiano, le novità in tal senso occorse. Verrà anche comparato quello che è stato proposto e quello che è stato realizzato. In questo ultimo anno lo scenario è cambiato notevolmente a causa del Covid, e, anche se l’Italiano medio non se ne rende conto, concentrato com’è sul virus, la situazione internazionale si è notevolmente aggravata.

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GeD N 31 Il grande reset: la guerra dei mondi con Ilaria Bifarini



https://youtu.be/CsGyEPdvnUEGedresetthb 1df03

Ilaria Bifarini, ospite speciale di GeD ci parlerà del suo ultimo libro: Il Grande Reset,

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Ged N32

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https://youtu.be/O-q_iZtpeJc

Ged N 32 di Roberto Hechich Iveco DVD La penetrazione cinese in Italia tocca l'industria della Difesa F35: era considerato un Calimero, ora tutti lo vogliono La diatriba tra Marina e Aeronautica per chi lo deve avere prima, permette uno spaccato dello stato delle nostre forze armate aeronavali.
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Ged in Pillole

https://youtu.be/OG7HPYB_k4I

Si prosegue la disamina dei principali fatti internazionali . Conduce Emilio Ciardiello con Alessandro Loreto, Ruben Giavitto, Pietro Beltrame ed Edoardo Vaccaretti Gli argomenti di oggi: GUERRE E (IMPROBABILI) PACI ETIOPIA: BOMBA A TEMPO CAUCASO: FU VERA PACE? AMERICA LATINA: VOGLIA DI DEMOCRAZIA ------------------------------------- Per iscriversi al nostro canale Telegram e non perdere nemmeno una notifica clicca qui: 👇👇👇 👉👉👉 https://t.me/MRTVitalia 👈👈👈 Sito ufficiale MRTV clicca qui: 👇👇👇 👉👉👉 https://www.mrtv.it/ 👈👈👈

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Italia-Libia una storia che parte da lontano

Pur non essendo d'accordo con alcune conclusioni dell'articolo pubblico volentieri questo prezioso contibuto di Alessandro Loreto e Ruben Giavitto. A mio modo di vedere la Turchia di Erdogan è un pericolo fin troppo sottovalutato.

                                     Italia-Libia, una storia che parte da lontano

L’Italia è stata una dei più importanti tramite tra la Libia e gran parte della comunità internazionale fino al 2011, quando la NATO soprattutto per volontà della Francia provocò la caduta di Gheddafi. Da allora la Libia è cambiata in modo radicale rispetto agli ultimi decenni e l’Italia è venuta a perdere il ruolo preminente che aveva avuto per tanti anni. È perciò importante tracciare una mappa dei nuovi equilibri, e ciò per più ragioni che ora proveremo ad esporre.

La prima ragione è che gli italiani pensano alla Libia (come ad altri paesi del Nord-Africa) e al Mediterraneo in generale attraverso schemi superati. Questo ritardo percettivo in geopolitica è un problema; la mente infatti ha bisogno di tempo per adeguarsi alle nuove realtà. I cambiamenti nel mondo materiale sono rapidi e spesso improvvisi, mentre la mente è lenta e articolata e fatica a stare dietro ai mutamenti. Ciò è un problema sia tra i singoli essere umani che talvolta nelle valutazioni di una classe politica nazionale sull’altra. Facciamo un esempio. Si pensi al rapporto con la Turchia: molti italiani e tra loro una buona parte dei politici pensano che questa abbia interessi irrimediabilmente inconciliabili con quelli dell’Italia. Tutto ciò è una visione distorta, filtrare la realtà odierna attraverso l’Impero Ottomano è un esempio di quanto possa essere lento e goffo il processo di adeguamento della mente alla realtà. La Turchia di oggi non è quella della battaglia di Lepanto del 1571, e gli interessi sia della Turchia che dell’Italia e dell’Occidente non sono gli stessi nel 2020.

Un altro motivo per cui è urgente tracciare una nuova mappa degli equilibri, è che l’Italia ha perso posizioni di influenza geopolitica e deve recuperarle. Per riuscire in questa impresa il nostro paese dispone di risorse materiali e immateriali. Se l’Italia avesse una crescita importante potrebbe fare in Libia ciò che la Cina sta facendo in Etiopia: investire soldi e portare dalla sua parte la popolazione e le élites politiche. Ma l’Italia è in crisi economica e non può seguire questa strada, quindi le restano le risorse immateriali che sono le alleanze e le strategie. Per quel che riguarda le alleanze nonostante la lentezza diplomatica nell’adeguarsi alle nuove realtà, si sappia che l’Italia è alleata della Turchia. Non si tratta di una stretta di mano ma di un abbraccio, Erdogan è intervenuto per difendere il governo di Tripoli sostenuto dall’Italia, di cui ha anche difeso l’ambasciata dagli attacchi di Haftar. Senza l’intervento di Erdogan, quasi certamente il governo di Tripoli sarebbe caduto con danno gravissimo per i nostri interessi in Tripolitania e gravi pericoli per il nostro ambasciatore che rappresentando lo Stato è cosa vitale a livello politico-diplomatico.      La nuova realtà libica impone agli italiani di pensare alla Turchia come ad un alleato territoriale. Sarebbe saggio in questo caso applicare una buona dose di realpolitik.

Per accettare il cambiamento l’Italia dovrebbe imparare dai non sempre amati cugini francesi. Infatti la Francia (la sua diplomazia) che ha uno Stato nel senso più alto e nobile del termine, non ragiona in base al mondo di Lepanto, tant’è vero che al termine dell’avanzata di Haftar contro Tripoli, la Francia si è schierata con l’Egitto musulmano e non con l’Italia cristiana. L’Italia pregava la Francia di non stringere quell’alleanza, ma quest’ultima non ha avuto riguardi, perché lo Stato francese ha un’identità più forte di quella italiana, di conseguenza riesce a calcolare meglio i propri interessi. E come già detto all’inizio del nostro articolo non ha avuto riguardi verso la posizione e gli interessi italiani (suo storico alleato Nato) nell’intervenire e provocare la caduta di Gheddafi in Libia, pur avendo in linea di massima il parere contrario del nostro Paese.

Le identità sono molto importanti per una comunità ambiziosa. Gli uomini non sono in grado di capire ciò che è meglio per loro senza avere una identità con cui calcolare i costi e i benefici delle loro azioni e di quelle altrui. È sapendo chi siamo che possiamo sapere cosa vogliamo. I francesi avendo una forte identità politica hanno calcolato che è loro interesse liberarsi degli italiani in Libia. Bisogna pertanto sapere che proprio perché, come già detto, lo Stato francese è uno stato nel senso più alto e nobile del termine, continuerà a perseguire il suo obiettivo anche nel lungo periodo. Gli stati con una forte identità non mutano le strategie con il passare dei governi, ne consegue che in Libia l’Italia dovrà tenersi stretta la Turchia perché è l’unica forza in grado di bilanciare il potere della Francia. Ci auguriamo che questa nostra analisi e questo articolo nel suo insieme possa essere oggetto di riflessione innanzitutto per la classe politica italiana ma anche per chi avrà l’attenzione di leggerlo, vale a dire gli italiani.

                                               Alessandro Loreto,                                                                                                                           Ruben Giavitto

AFRICA JIHAD E TERRORISMO P. 1 CON ILARIA BIFARINI

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https://youtu.be/p-R1Nr6lvYs
È l'economia bellezza! Conversazione con Ilaria Bifarini. In studio con Roberto Hechich ed Emilio Ciardiello. La frase fu coniata da Clinton durante la campagna elettorale, per capire che la vittoria alle Presidenziali dipendeva dall'economia. Anche la Jihad e il conseguente terrorismo in Africa sono collegati all'andamento economico e sociale dei Paesi che la compongono. Andamento economico a sua volta collegato ai tre "nei" che minano il progresso africano: neocolonialismo, neoliberismo e neoimperialismo. Per capire come si è sviluppata la Jihad e com si evolverà, bisogna capire l'andamento economico dell'Africa e i flussi di denaro.Seguiteci sul canale youtube: https://www.youtube.com/c/MRTVitalia Questi contenuti ed altri ancora potete trovarli sul sito www.mrtv.it e sulla pagina facebook https://www.facebook.com/MRTVitalia/ Per sostenere il lavoro di MRTV consulta il link: https: //www.mrtv.

Incontro con Pietro Batacchi, Direttore Rivista Italiana Difesa

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Pietro Batacchi oltre ad essere il Direttore di RID, è uno dei più fini analisti geopolitici e delle tematiche inerenti la difesa. 
La situazione della Difesa italiana, lucie ombre. I programmi futuri e presenti. Le insidie geopolitiche nel Mediterraneo, la Turchia e l'espanzionismo neo-ottomano, la Libia... e altro ancora. su GeD la rivista on line del Dip. Geopolitica e Difesa su MRTV

https://youtu.be/-grfr8P6V-0

La sicurezza delle infrastrutture italiane

Si parla soprattutto di Geopolitica, (ma non solo) le ultime notizie che spesso vengono trattate in maniera superficiale dalla stampa main stream. La crisi in Caucaso, ma anche la sicurezza delle infrastrutture italiane, quelle militari, marittime, portuali, delle telecomunicazioni ... Con Pietro Beltrame e Vittorio Meroni.

https://youtu.be/FdFmf6ImjqINEW MRTV THUMBNAILS 8 d6e64

Bielorussia, vuol dire Russia Bianca

Bielorussia GED 033d1Le elezioni manipolate di Lukascenko, i disordini di piazza contro la sua ennesima investitura a capo della stato. La struttura di uno stato russofono che praticamente è stato sempre unito alla Russia, le mire occidentali (specialmente dei paesi orientali dell'Unione, Polonia in primis), l'esigenza strategica della Russia di preservare i suoi confini e quello che si definisce estero vicino, la tentazione(e i rischi) a tal fine di appoggiare l'autocrate bielorusso invece di comprendere le ragioni di una popolazione esasperata che a sua volta potrebbe divenire involontariamente strumeno di mire altrui, le insospettabili connessioni tra questo teatro e la crisi cipro-turca nel Mediterraneo orientale.

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MEDIO Oriente:Il conflitto Armenia Azerbaijan, la pace tra Bahrein, EAU e Israele.

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Guerra e Pace in Medio Oriente. Mentre si normalizzano le relazioni diplomatiche tra Israele da una parte ed Emirati Arabi Uniti e Bahrein dall'altra, in chiave anche anti iraniana (manon solo) con buona pace dei Palestinesi, di hamas e degli Hezbollah libanesi, (che gridano al tradimento), dall'altra scoppia una guerra tra Armenia e Azerbaijan che rischia di incendiare tutta la parte nord-orientale del Medio Oriente e crea "alleanze" o per meglio dire, convergenze insolite. Il neo ottomanesimo della Turchia si spinge fino a sostenere, e forse ad essere l'ispiratore occulto, dell'offensiva Azera per riconquistare il territorio del Nagorno Karabakh. Mercenari siriani al soldo di Erdogan sono convogliati lì dalla Libia e dalla stessa Siria. Droni turchi costruiti dal cognato di Erdogan martellano le posizioni armene.

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Il corno d'Africa. Dove molti stati rischiano di venire incornati

Unna brillante analisi di RubenGiavitto e Alessandro Loreto su un'area geografica fondamentale anche per l'Italia.

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Il Corno d'Africa inquieto

Il Corno d’Africa ed i paesi del Continente africano che compongono quella importante zona strategica del mondo sono in questo 2020 alle prese con problematiche di politica economica ed energetica che per forza di cose investono enormi interessi di geopolitica internazionale.

Del resto ciò che accade nel Corno d’Africa ha direttamente o indirettamente ripercussioni sullo scacchiere Mediorientale, vale a dire sull’altra sponda continentale del Mar Rosso. Il Corno d’Africa ha quindi una valenza strategica per i traffici mondiali. Al largo delle sue coste si trovano le rotte marittime dove transitano le merci per il  bacino Mediterraneo e quindi per l’Europa ed Italia attraverso Suez Per quanto concerne l’Italia, il Corno d’Africa ed il Canale di Suez sono intimamente legati alla sua storia ed al suo destino passato, ma anche presente e sicuramente futuro. D’altronde l’Italia deve tornare ad esercitare un’equilibrata influenza a difesa dei suoi interessi legittimi e avere voce sullo scenario mediterraneo (Mediterraneo allargato che va dal nord-Africa all’Africa orientale fino al Mar Rosso e al Vicino Oriente) dopo moltissimi anni di torpore, e le vicende del quadrante orientale africano rivestono un’importanza strategica fondamentale..

In virtù di ciò si focalizzerà l’attenzione su due questioni riguardo quest’area, degne di analisi attenta e puntuale.

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Mali-Cosa sta accadendo? Tra jihad, povertà e neocolonialismo

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MALI

una crisi politico istituzionale emblema del fallimento delle ricette liberiste nel continente Africano?
Emilio Ciardiello

In Mali, nel cuore del Sahel, si è aperta una crisi politica che si sta sviluppando per molti aspetti in modo insolito rispetto alle innumerevoli crisi dei paesi africani, e che se espressa con un’immagine, rischia di essere come quelle crepe che si aprono in un muro e che velocemente finiscono per far crollare l’intero edificio.

Il 19 di agosto un golpe militare, portato avanti dalla guarnigione di Kati, principale base delle FAMa (Force Armes Malianes) a pochi chilometri dalla capitale Bamako, ha costretto il presidente Ibrahim Boubacar Keita alle dimissioni. Il golpe guidato da alti ufficiali si è sviluppato con la cattura del Ministro della Difesa, del Ministro delle Finanze, del Primo Ministro Boubou Cisse, e del presidente Keita. Il presidente, condotto insieme agli altri al campo militare di Kati, ha annunciato le proprie dimissioni.  I militari golpisti costituiti da alti ufficiali dell’esercito hanno sciolto l’Assemblea Nazionale, e il governo del paese è passato ad un Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), presieduto da un giovane colonnello, Assimi Goita.

Il golpe militare segue a settimane di proteste e manifestazioni di rivolta portate avanti dal fronte delle opposizioni, che da giugno ha mobilitato la popolazione in manifestazioni di piazza con la richiesta di dimissione del presidente Keita. Il CNSP ha dichiarato di voler traghettare il paese in tempi brevi a nuove elezioni ed al rispristino della vita democratica e costituzionale del paese. Applaudito dalle opposizioni, il golpe è stato condannato unanimemente dalla comunità internazionale (ONU, Francia) e dalla Ecowas. Ciò che appare peculiare di questo golpe è da un lato la mancanza di spargimento di sangue e di violenze, e dall’altro di essere interprete delle richieste di cambiamento dei manifestanti e delle opposizioni.

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Il boost della Difesa per rilanciare l'Italia post-covid

Di   Antonio Avigliano e Michele Naccheri

Il Boost della Difesa per Rilanciare l’Italia Post-COVID
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Nella congiuntura storica post COVID-19 un ruolo preminente può e deve essere giocato dall’industria  Navale, dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza (AD&S), uno dei settori strategici del Sistema Paese Italia.

Occorre anzitutto considerare che il comparto genera una ricchezza pari a 13.5 mld di euro, circa lo 0.65% del PIL italiano. Il dato più rilevante è rappresentato indubbiamente dall’elevato moltiplicatore economico di Leontief, uno dei parametri chiave facenti parte dell’Analisi Input-Output elaborata dal Nobel per l’economia americano (di origini russe) Wassily Leontief.

Infatti i dati relativi al valore aggiunto diretto prodotto dal settore AD&S parlano di una cifra prossima ai 4,5 miliardi di euro. L’ammontare arriva a circa 12 miliardi se si calcola il valore aggiunto totale, comprendente anche l’indiretto (4,5 miliardi) e l’indotto (2,5 miliardi). Ne risulta dunque un moltiplicatore economico delle imprese del settore pari a 2.6, ben il 71% in più rispetto alla media dell’economia italiana.

Questo significa che per ogni euro di valore aggiunto creato dal settore AD&S, si genera ulteriori 1.6 euro di valore aggiunto nell’economia del Sistema Paese “attivando” quindi un’intera catena economica su scala nazionale.

Il comparto è altresì caratterizzato da un alto moltiplicatore occupazionale, pari a 3.6. Esso risulta essere fra i più alti in Italia (ricordiamo che il settore automotive è fermo a 2, quello del turismo ad 1.5). In sostanza questo significa che ogni 100 occupati AD&S si attiva 260 posti di lavoro aggiuntivi nell’economia nazionale. Nel suo complesso, l’industria dà lavoro a 45.000 persone (5% del totale europeo del settore). Se poi si considera anche l’occupazione indiretta (73.041 lavoratori) e indotta (41.289 persone), si raggiungono le 159.000 unità.

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Le partecipate statali per la ripresa post-covid, parte terza Fincantieri


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Le partecipate statali: Fincantieri.

Di Michele Naccheri e Antonio Avigliano, Dip. GeD di MR.

Terzo appuntamento con l’approfondimento sulle partecipate statali, dopo ENI https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2178-il-ruolo-delle-partecipate-statali-nella-crescita-dell-italia-prima-parte-eni.html
e Leonardo, https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2179-il-ruolo-della-partecipate-statali-nella-crescita-dell-italia-parte-seconda-leonardo.html
partecipate che, lo ricordiamo, sono la spina dorsale strategica della nostra eccellenza tecnologica e che vanno assolutamente difese dagli appetiti stranieri. Partecipate, che grazie alle loro caratteristiche, in tempi di post-covid, hanno una resilienza superiore alla maggior parte del resto dell’economia, e che possono quindi fare da traino per il rilancio del paese. Partecipate in attivo, che portano soldi nelle casse dello stato e che non ha alcun senso pensare di privatizzare ulteriormente, pena la perdita di strategici asset industriali e di eccellenza tecnologica a beneficio di soggetti esteri, con conseguente scadimento del nostro ranking internazionale.

Fincantieri nasce all'interno dell'IRI il 29 dicembre 1959, con la mission di raccogliere e concentrare le partecipazioni delle principali società di Stato attive nella costruzione e riparazione delle navi e per coordinare la produzione dei cantieri pubblici, sostenendoli sul piano tecnico e finanziario. Ad essa viene destinato circa l’80% della cantieristica italiana attraverso la partecipazione e il controllo delle società cantieristiche CRDA, OTO, Navalmeccanica e Ansaldo, dapprima amministrate dall’IRI passate poi sotto la gestione di Finmeccanica.

Nel 1984 Fincantieri subisce una metamorfosi storica, trasformandosi da holding finanziaria delle partecipazioni statali a società operativa vera e propria guadagnando il timone delle attività produttive delle società che prima si limitava a controllare. Nel corso di questa profonda riorganizzazione, incorpora numerose altre società importanti, tra cui Italcantieri e Cantieri navali riuniti (ex gruppo Piaggio) arrivando a contare poco meno di 30.000 dipendenti.

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Arabia Saudita, un paese in bilico: la neve del covid copre le speranze di una modernizzazione solo apparente.

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Un'acuta analisi di Edoardo Vaccaretti su un paese arcaico e futurista al contempo, molto più influente di quello che molti pensano

Le sfide per il futuro dell’Arabia Saudita

Il coronavirus accelera mutamenti in atto nella penisola Araba, si aprono importanti spiragli per la democrazia

Nel mondo occidentale la crisi conseguente il virus ho dato un grande impulso a politiche espansive con il coinvolgimento delle banche centrali come non si era mai visto prima.

I paesi esportatori di petrolio hanno subito un fatto mai visto prima: il crollo repentino delle quotazioni a prezzi che non si vedevano da decenni. Ricordiamo tutti con stupore i contratti futures del petrolio greggio arrivati a quotazioni negative.

Questo ha portato un Paese detentore delle maggiori riserve petrolifere mondiali come l’Arabia Saudita dinanzi a difficoltà economiche mai viste prima.

Ma facciamo un passo indietro per capire come funziona questo paese perno della penisola araba.

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