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Geopolitica e Difesa

Le partecipate statali per la ripresa post-covid, parte terza Fincantieri


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Le partecipate statali: Fincantieri.

Di Michele Naccheri e Antonio Avigliano, Dip. GeD di MR.

Terzo appuntamento con l’approfondimento sulle partecipate statali, dopo ENI https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2178-il-ruolo-delle-partecipate-statali-nella-crescita-dell-italia-prima-parte-eni.html
e Leonardo, https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2179-il-ruolo-della-partecipate-statali-nella-crescita-dell-italia-parte-seconda-leonardo.html
partecipate che, lo ricordiamo, sono la spina dorsale strategica della nostra eccellenza tecnologica e che vanno assolutamente difese dagli appetiti stranieri. Partecipate, che grazie alle loro caratteristiche, in tempi di post-covid, hanno una resilienza superiore alla maggior parte del resto dell’economia, e che possono quindi fare da traino per il rilancio del paese. Partecipate in attivo, che portano soldi nelle casse dello stato e che non ha alcun senso pensare di privatizzare ulteriormente, pena la perdita di strategici asset industriali e di eccellenza tecnologica a beneficio di soggetti esteri, con conseguente scadimento del nostro ranking internazionale.

Fincantieri nasce all'interno dell'IRI il 29 dicembre 1959, con la mission di raccogliere e concentrare le partecipazioni delle principali società di Stato attive nella costruzione e riparazione delle navi e per coordinare la produzione dei cantieri pubblici, sostenendoli sul piano tecnico e finanziario. Ad essa viene destinato circa l’80% della cantieristica italiana attraverso la partecipazione e il controllo delle società cantieristiche CRDA, OTO, Navalmeccanica e Ansaldo, dapprima amministrate dall’IRI passate poi sotto la gestione di Finmeccanica.

Nel 1984 Fincantieri subisce una metamorfosi storica, trasformandosi da holding finanziaria delle partecipazioni statali a società operativa vera e propria guadagnando il timone delle attività produttive delle società che prima si limitava a controllare. Nel corso di questa profonda riorganizzazione, incorpora numerose altre società importanti, tra cui Italcantieri e Cantieri navali riuniti (ex gruppo Piaggio) arrivando a contare poco meno di 30.000 dipendenti.

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Arabia Saudita, un paese in bilico: la neve del covid copre le speranze di una modernizzazione solo apparente.

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Un'acuta analisi di Edoardo Vaccaretti su un paese arcaico e futurista al contempo, molto più influente di quello che molti pensano

Le sfide per il futuro dell’Arabia Saudita

Il coronavirus accelera mutamenti in atto nella penisola Araba, si aprono importanti spiragli per la democrazia

Nel mondo occidentale la crisi conseguente il virus ho dato un grande impulso a politiche espansive con il coinvolgimento delle banche centrali come non si era mai visto prima.

I paesi esportatori di petrolio hanno subito un fatto mai visto prima: il crollo repentino delle quotazioni a prezzi che non si vedevano da decenni. Ricordiamo tutti con stupore i contratti futures del petrolio greggio arrivati a quotazioni negative.

Questo ha portato un Paese detentore delle maggiori riserve petrolifere mondiali come l’Arabia Saudita dinanzi a difficoltà economiche mai viste prima.

Ma facciamo un passo indietro per capire come funziona questo paese perno della penisola araba.

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Il Programma MR per la Difesa italiana

La Difesa Italiana.

Il Programma di MR per la Difesa

Progetto attuativo dei punti programmatici del Movimento Roosevelt.

Spesso i programmi di massima dei vari partiti inerenti le politiche concrete da attuare dai vari Ministeri rimangono tali e non vengono declinati in concreto, così da poter lasciare interpretare gli intenti in maniera anche diametralmente diversa, in maniera da non poter essere smentite alla verifica dei fatti e della realtà. Ottime in campagna elettorale per acquisire consensi da una fetta più vasta di elettori, strategiche, in un eventuale azione governativa per poter alla bisogna virare anche di 180 gradi. Pagine e pagine di documenti che in realtà non dicono niente e fanno intravvedere ben poco di concreto.

Movimento Roosevelt è per l’appunto un movimento meta partitico, che non si presenta alle elezioni, ma che vuole essere stimolo ed esempio per i partiti che via via si succedono al governo.

Movimento Roosevelt ha già pubblicato il programma di quello che vorrebbe sia fatto da un governo realmente efficiente, concreto e al contempo idealista, progressista e social-liberale. Consigliamo di leggere tale documento programmatico.

Ma MR vuole di più, ed evidenziare cosa farebbe se avesse delle responsabilità di governo o se divenisse ispiratore di chi pervenisse a quelle responsabilità.

Ogni dipartimento pubblicherà un programma preciso e concreto, tecnico, di come attuare le politiche enunciate. “Cosa accadrebbe se? O Cosa fareste se?”. Senza ipocrisie e senza timore di venir attaccati o contestati, poiché non abbiamo paura delle nostre idee, né di proporle e sostenerle né di dibatterle, perché sappiamo che sono la proposta migliore, anche se, naturalmente, migliorabile con il supporto di tutte le componenti che volessero misurarsi onestamente e con spirito di collaborazione.

Iniziamo con il Dipartimento Geopolitica e Difesa,  per quanto riguarda la funzione Difesa, in quanto sarebbe troppo lungo accorpare il programma dettagliato  dal punto di vista geopolitico e della politica estera, anche se, naturalmente, lo sviluppo e la gestione dei programmi per la Difesa sono in funzione di una doverosa analisi geopolitica, analisi che comunque sono elaborate e pubblicate sia nel sito di MR sia in GeD 

Programma MR per la Difesa.

Il programma generale di MR per la Difesa consta di 4 punti:

  • Adeguamento e potenziamento delle dotazioni militari per rappresentare un reale deterrente di prevenzione ai conflitti.
  • Adeguamento ed equilibrio tra gli investimenti delle forze armate in funzione al mutato scenario internazionale.
  • Istituzione di una riserva militare ed abrogazione dell’ausiliaria.
  • Salvaguardia dell’eccellenza tecnologica dell’industria italiana nel campo della difesa.

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Turchia, la mina vagante mediterranea e il declino della democrazia.

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In questo articolo la trascrizione dell'intervento a GED inerente la deriva autoritaria in Turchia e le sue potenzialità destabilizzatrici in tutto il Mediterraneo. Articolo che in parte riprende altri interventi precedenti pubblicati su questo stesso blog.
Siamo stati fin tropppo facili profeti in quel che dicevamo. Negli ultimi giorni si è aggiunto l'arresto del deputato dell'opposizione Enis Berberoglu vice presidente del Partito Repubblicano, accusato di aver fatto trapelare, anni fa, alla stampa il coinvolgimento diretto della Turchia nella guerra siriana, tramite l'invio di armi, protette dai servizi sgreti, ai ribelli radicali islamici, alcuni dei quali, come Al Nusra, lo ricordiamo, sono costole provenienti da Al Qaeda. (come avevamo già scritto a suo tempo noi di GED) Allora sia il il capo redattore che il direttore furono arrestati per 100 giorni prima di venire liberati da un tribunale di Istanbul. Ora Dundar, l'ex direttore, si trova in esilio in Germania per sfuggire alla caccia del governo turco. Con lui sono state arrestate altre due persone del partito filo curdo accusate di terrorismo e contiguità con il PKK. L'opposizione parla di fascismo strisciante.

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Usa-Covid-Cina. Vaso di pandora in mezzo alle due potenze o arma di distrazione di massa?




COVID-19 VASO DI PANDORA O ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA?

Premessa essenziale

          Per capire quello che succede tra Cina e Usa e il resto del mondo in relazione all’epidemia occorre sapere anche quello che sappiamo sul virus e sulla sua diffusione. Sappiamo almeno che sappiamo molto poco. Prova ne è che proprio ieri è apparsa la notizia che alcuni pazienti manifestano positività anche dopo 40 giorni, non solo prima delle due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Malgrado un numero incalcolabile di “esperti” e scienziati si affannino a spiegare le origini e le modalità di diffusione del Covid-19 in realtà non si sa ancora molto dei meccanismi di diffusione e della letalità vera (% morti su contagiati) e mortalità (% morti su popolazione) Finché non saranno note esattamente le caratteristiche di questo virus sarà quasi impossibile determinarne le origini con sicurezza. Più uno scienziato si affanna a spiegare il virus sui media, da una parte o dall’altra, meno alla fine ne sa. Quelli che qualcosa sanno, lavorano in silenzio, anche perché sanno di non sapere, o almeno di sapere ancora molto poco. Esempi? Nel documento finale della riunione dei delegati del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) che si svolse in Svezia il 18-19 febbraio la diffusione del virus viene definita sotto controllo. Una società pugliese, appartenente  una multinazionale americana di sicurezza sul lavoro, da test fatti  afferma che più del 35% dei soggetti campionati in tutta Italia è già immunizzato dal virus. I dati contrastano con le indagini fatte a VO, in Veneto, dove la percentuale risulta inferiore al 5%, sempre comunque, rapportata alla popolazione italiana molto, molto superiore ai contagiati ufficiali. Poi non si capisce come questa società di sicurezza sul lavoro centri con il tentativo di acquisizione di due società calcistiche come il Toro e il Bari, con accuse da parte di Mattarese di tentativi di truffa. Confusione più totale.

Torniamo alla situazione internazionale.

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Disequilibrare ancor di più i disequilibri, quello che la politica estera italiana non dovrebbe fare e invece fa

Purtroppo l'avevamo detto, proclamare un blocco unilaterale degli armamenti verso la Libia con una pura missione navale avrebbe favorito solo Haftar, che importa le armi dal confine terrestre. E non dimentichiamo che è stato proprio Haftar a rompere gli equilibri e ad aggredire Tripoli che, sull'orlo della capitolazione, è dovuta ricorrere al peloso e ingombrante aiuto di Erdogan e al riconoscimento delle pretese turche sulle risorse energetiche del Mediterraneo Orientale.

https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2308-irini-e-veramente-una-missioneutile-o-non-facciamo-altro-che-aggravare-la-situazione.html

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Libia e Medio Oriente: il virus delle relazioni internazionali

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Mentre noi non facciamo altro che a pensare al virus, come se tutto il resto si fosse fermato, il mondo inteso nella declinazione geopolitica, continua ad andare avanti, e in maniera sempre più inquietante. Sarraj oramai, in cambio della sua sopravvivenza, è costretto a un abbraccio sempre più mefistofelico con la Turchia, nostra avversaria in Eastmed ma anche in prospettiva in Libia dove potrebbe usare contro di noi non solo l'arma dell'immigrazione, ma anche quella della minaccia aile nostre fonti energetiche, anche off shore, libiche. Il commento di Yasar Yakis, ex Ministro degli Esteri turco su Arab News (che è pubblicato in Arabia Saudita, paese sul fronte opposto a quello turco almeno in Libia) (1) non è sicuramente super partes e va preso con le pinze, ma fa capire la degenerazione che si ha in Libia e i pericoli anche per noi.

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Disunione Europea

         
Caos Europa, tutti i finanziamenti nascosti della Commissione

       DISUNIONE EUROPEA

Alessandro Loreto

L'epidemia Covid-19 ci ha indotto a cambiare l'ordine delle nostre riflessioni e interventi. Avremmo dovuto scrivere sulla stagione dei tentativi "veri" di colpi di Stato in Italia a cavallo degli anni '60-'70 (furono ben quattro e non da operetta come i soliti depistatori vorrebbero far credere ancora oggi, vale a dire quelli del '64, '69, '70 e '74). Ne parleremo più in là, avendo notato in chi ci segue un po' di confusione in merito, soprattutto parlando di Piazza Fontana. Non sempre qualche buona lettura o consultazione di pur accreditati siti sul tema puo' veramente aiutare a capire dinamiche molto complesse ed articolate, soprattutto per i piú giovani che a quel tempo neppure erano nati. È chiaro che a nostra volta non staremo a specificare le nostri fonti (per evidenti motivi di opportunità), ci limiteremo se possibile semplicemente a mettervi su una strada percorribile, il resto lo lasciamo alla vostra intelligenza valutativa, al vostro raziocinio, curiosità e istinto possibilmente pragmatico.

 

Questa volta ci è sembrato giusto parlare di Unione Europea, un tema fondamentale per i popoli che sono all'interno della stessa, ma che per storia politica e forza economica riguarda anche il resto del mondo. Oltre cinquecento milioni di persone hanno sul loro passaporto scritto "Unione Europea" e sotto un po' più in piccolo la loro nazionalità di provenienza interna all'Unione. Non è una questione da poco, perché presuppone al mondo intero che uno è cittadino di nazionalità europea e poi di quella di origine

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Francia e Covid: aggiornamenti


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Un brillante aggiornamento politico  di Maria Zei sulla situazione della Francia alle prese con il COVID. 

Aggiornamenti dalla Francia.

Nemmeno in Francia si puo’ stare tranquilli un attimo, benché confinati come tutti, aspettando che passi la tempesta, tra discorsi presidenziali e annunci del presidente Macron che continuano ad essere incoerenti, le comunicazioni surreali dei portavoce del governo, le polemiche sulle  mascherine e gel idroalcolico, gestione della crisi, le denunce penali contro il governo, la rabbia del personale ospedaliero e pubblico (per esempio i netturbini). E per finire le rivelazioni del premio nobel francese Luc Montaigner. Vediamo un po’ più in dettaglio ogni cosa.

La comunicazione presidenziale

Cosa ha detto Macron nel suo discorso dimercoledi’ 15 aprile [1]?

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Irini. E' veramente una missioneutile o non facciamo altro che aggravare la situazione?

Bergamini 1 03fe3Le vicende estere proseguono, anche se siamo tutti distratti dal disastro che si consuma in casa nostra. E' partita un'altra inutile missione navale europea al largo delle coste libiche, la IRINI, che prende il posto di Sophia. Perché inutile? Perché dovrebbe far rispettare l'embargo delle armi verso la Libia. Ma così si favorirebbe Haftar, che di fatto è l'aggressore, a detrimento del legittimo governo di Tripoli, poiché Tripoli riceve i rifornimenti prevalentemente via mare (Turchia) mentre Haftar prevalentemente per via terrestre attraverso il confine egiziano. In questo modo non si fa altro che incentivare Haftar nella sua aggressività. Per effettuare un vero embargo bisognerebbe controllare anche i confini terrestri della Libia con Egitto, Sudan e Ciad, almeno. E poi, se, come già accaduto, le navi con le armi fossero scortate dalle fregate turche che faremo? Saremo capaci di fermarle anche con le armi rischiando una guerra navale, poi specialmente ora che probabilmente una parte delle flotte è in quarantena per il virus?

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La Francia e Macron ai tempi del corona.

Un'analisi pepata e "dall'interno" della nostra ottima Maria Zei del Dipartimento Geopolitica e Difesa  e nostra "corrispondente" dalla Francia sulla situazione della Francia ai tempi del corona. Solo poche annotazioni. Si stigmatizzava(giustamente) il comportamento di chi in un fuggi fuggi generale scappava da Milano per dirigersi al sud, in un clima che ricordava la scena dell'ultimo elicottero americano che abbandonava il tetto dell'ambasciata a Saigon prima dell'arrivo dei Vietcong. Il presidente Macron aveva solo pochi giorni fa dichiarato che la Francia non avrebbe imitato l'Italia perchè non sarebbe stato necessario (perchè più organizzata?), e che tutti i piani erano predisposti. Ieri, all'annuncio che la Francia avrebbe fatto praticamente come l'Italia, ci sono state alla stazione di Parigi le stesse scene da liberi tutti viste a Milano. Segno che certi stereotipi, da ambedue le direzioni, sono molto duri a morire.
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12/03/2020

Ma in che paese vive il presidente Macron, oramai battezzato da moltissimi francesi “micron” ci si può chiedere legittimamente, ad ascoltare il suo discorso di fine anno : « tutto va bene madama la marchesa nel paese delle meraviglie » [1]. E poi : « si continua a dritto sulla riforma delle pensioni »… come se niente fosse, con il paese che e’ stato in sciopero per un periodo lunghissimo (il più lungo che si ricordi dal ’68 [2]), a vari livelli, riguardando anche professioni che non ti aspetti: avvocati, pompieri, netturbini… Per non parlare del settore ospedaliero che e’ in sciopero da mesi: mancano mezzi, persone, rivalorizzazione dei mestieri e delle difficoltà enormi per permettersi un alloggio decente a prezzi decenti non troppo lontano del posto di lavoro.  

Quelli che hanno scioperato maggiormente (e che se lo sono potuto permettere anche grazie alle collette via  sindacati e crowdfunding) sono stati i trasporti soprattutto, ma la maggior parte dei lavoratori francesi li ha sostenuti e se avesse potuto avrebbe scioperato. Anche qua, come in molti paesi, grazie a delle riforme involutive  di stampo  neoliberista  e con l’avvento della globalizzazione (Nino Galloni, vice presidente di MR, lo spiega bene in dettaglio e storicamente nel suo ultimo libro [3]), il diritto allo sciopero e’ stato rivisto e corretto al ribasso. In queste condizioni, dove si rischia di perdere troppo in stipendio, e’ già qualcosa fare un giorno di sciopero.

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Virus paure e geopolitica. Nulla sarà più come prima


Corona &C. 

La realtà della situazione

tra virus e geopolitica

Cronaca di un'Europa che non c'è

Come avevo scritto in post precedenti https://www.facebook.com/groups/MovimentoRoosevelt.ITALIA.GruppoUfficiale/permalink/1125909167748379/

Il virus sicuramente non rallenta e non raggiunge il plateau il raddoppio dei morti di oggi 368 vs 175 non deve stupire, perché c'è stato un calo ieri rispetto all'altro ieri quindi l'aumento medio del 30% è rispettato, anzi , la curva sembra in leggera decrescita. Domani dovremo essere intorno ai 450 morti, vedremo. Però la percentuale dei nuovi contagiati sembra arrivare a una crescita lineare non esponenziale siamo intorno nuovamente ai 2800 al giorno. E' un segnale di speranza, speriamo di non vedere domani superare i 3000 nuovi casi. se così fosse l'infezione si sta stabilizzando. Il problema è che le terapie intensive oramai sono sature, per cui potremmo avere un aumento di mortalità per il fatto che bisognerà scegliere chi salvare e chi lasciare andare. Da quanto mi dicono i protocolli in merito a Bergamo sono già stati attivati. Se non ci fosse stata la criminale riduzione dei posti letto provocata da decenni di neoliberismo non saremmo ancora arrivati a questo punto. Grazie Milton Friedman e tutte le persone a cui facevi da maggiordomo

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Russia, minaccia od opportunità?

Una nuova, acuta come sempre, analisi di Emilio Ciardiello, vicesegretario del Dipartimento Geopolitica e difesa di MR, sui rapporti tra Italia e Russia
putin invia tre nuove navi da guerra nel mediterraneo due richiamate dalla siria e una dal mar nero 906859 91078

Cos’è la Russia per noi?

Amica, nemica, avversaria?

Minaccia o opportunità?(o tutt’è due?)

Questa semplice domanda non è di cosi immediata risposta e vale la pena cercare di rispondervi osservando la questione da diverse angolazioni. Innanzitutto cosa si intende esattamente, amica o nemica di chi? Dell’Italia? Degli USA? Dell’Unione Europea? Ed in che termini amica o nemica: strategico-militari, sistemici, culturali, economici?

Tra l’Italia e la Russia si può affermare che non vi sono connaturati motivi di contrasto. Anzi la Russia si presenta come fornitore strategico in campo energetico ed un interessante partner commerciale. I rapporti politico-diplomatici tra i due paesi sono stati storicamente positivi anche durante la guerra fredda e non vi sono dunque particolari ragioni di avvertire, in quanto Italia, la Russia come ostile. Tuttavia in quanto alleato statunitense in seno alla Nato, l’Italia si ritrova di riflesso a rapportarsi con la conflittualità Usa- Russia e con una recente espansione del peso politico della Russia nel Mediterraneo e in Africa del Nord, non privo di potenziali antitesi e contrasti, in un momento storico in cui il paese sembra attraversare un periodo di particolare assenza di una visione globale del suo agire sulla scena internazionale. Presente in varie missioni di pace con gli alleati, l’Italia sembra però non perseguire un suo proprio disegno, corrispondente alla definizione di un interesse nazionale cosi come è stato in altri periodi anche della sua storia repubblicana.  Cioè un proprio fine strategico.  

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America Latina. Analisi di una realtà complessa

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Un'eccellente analisi di Pietro Beltrame sulla situazione dell'America Latina contesto geopolitico secondario, ma non per questo ininfluente ai principali interessi geopolitici italiani. Analisi acuta, sicuramente non politically correct, ma proprio per questo precisa, puntuale e che rispecchia un punto di vista reale e competente di chi ha realmente vissuto in quei luoghi.


Frequentemente ascoltiamo da politici e commentatori latino americani (ed europei), di destra e di sinistra, parallelismi semplificati ed espressioni di solidarietà: ha vinto/perso la destra (o la sinistra) li o qui, come vincerà/perderà anche qui !

Niente di più sbagliato. Oggi più che mai la destra e la sinistra in Europa e in Latino America sono distanti: nel modello di paese e sovranità, nei modelli economici, ed anche (in parte) nelle politiche sociali.

Se vi fosse da ambo le parti un minimo di conoscenza della storia e della condizione socio-economica (almeno dell’ultimo secolo) si eviterebbero queste banalizzazioni e semplificazioni fuorvianti che, quando dette da politici influenti, possono provocare incidenti diplomatici e perdite di opportunità da parte degli imprenditori.

E' essenziale tenere in conto che non sempre ciò che è vitale per un popolo nella sua filosofia e nella sua condizione sociale attuale, è altrettanto prioritario in un paese e momento diverso. 

Per questo l'autore considera che misurare con il proprio metro i disagi altrui, può facilmente indurre in errore.

Secondo l'autore ciò dovrebbe essere attentamente pesato anche quando si valuta l'opportunità di giustificare con il "bene altrui", interferenze di un governo su di un altro, che in realtà sono sempre animate da tornaconti economici o strategici.

Tenterò qui un contributo per colmare questo gap di conoscenza, e proverò a farlo in modo riassuntivo, per favorirne la fruizione.

Riunirò quindi prima fatti e fattori comuni, accennerò alle differenze per sommi capi, esporrò alcuni dettagli sulla situazione attuale per alcuni tra i maggiori paesi di questa area, e proporrò delle considerazioni riassuntive.

Elementi comuni ai molti paesi in America Latina (Latam):

STORICI

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Lo strano caso di due nuovissime navi nate italiane che diventano egiziane (forse). Quello che c’è dietro e non ti aspetti.

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Lo strano caso di due nuovissime navi nate italiane che diventano egiziane (forse).

Quello che c’è dietro e non ti aspetti.

Pochi giorni fa è stata varata a Riva Trigoso la fregata Emilio Bianchi, decima e ultima della serie FREMM. Queste fregate sono la spina dorsale della flotta, quelle che devono assicurare la difesa e la scorta di formazioni navali complesse contro attacchi aerei, navali o sottomarini, e che sono coordinate dai cacciatorpediniere che assicurano la difesa aerea estesa. Queste navi sostituiscono le vecchie fregate classe Maestrale, oramai con circa 35 anni di servizio. Vista la situazione sempre più esplosiva (talvolta letteralmente) del Mediterraneo centro orientale, il completamento di questo programma (che il vecchio Ministro della Difesa la Russa voleva ridurre a sei unità) è stato lungimirante e ci assicura, assieme ad altri assetti (nuovi pattugliatori e sommergibili, i caccia su menzionati e le navi tutto ponte porta aeromobili) uno strumento se non proprio adeguato almeno appena sufficiente di deterrenza e di controllo della stabilità di un bacino per noi vitale, essenziale (nel vero senso del termine). Ma, c’è un ma. Dopo la pomposa cerimonia del varo con tanto di madrina, fanfara, discorsi… la nave, assieme alla gemella Spartaco Schergat,  rischia di non entrare mai in servizio nella Marina Militare, ma di venir dirottata direttamente alla flotta egiziana. Tra l’altro, ironia della Storia, il nome di queste due navi è in onore di due degli incursori che, con i famosi Maiali il cui nome ufficiale era Siluri a Lenta Corsa, affondarono due corazzate britanniche nel dicembre del 1941 ad Alessandria d’Egitto, probabile porto di destinazione di queste due navi, qualora divenissero egiziane.

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Libia: il posto in prima fila che non c'è più. Tra (dis)onori e oneri (rifiutati)

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Libia: posti in prima fila cercati e tolti, tra (dis)onori, oneri e reticenze

“Dovete scegliere tra la guerra e il disonore, state scegliendo il disonore ed avrete la guerra”. Parafrasando questa frase di Churchill con i tempi grammaticali cambiati (la pronunciò dopo Monaco, a cose fatte) e sostituendo alla prima parola guerra (ma non alla seconda) quello di intervento militare (nessuno vuole entrare in una vera guerra) si può riassumere la condotta italiana di questi ultimi anni in Libia. Le foto che ritraggono il nostro presidente del consiglio a cercare inutilmente un posto in prima fila (probabilmente cercando la targhetta con il suo nome sul pavimento) sono paradigmatiche della (non) considerazione che ha l’Italia nel contesto sia europeo che internazionale. In diplomazia nulla è a caso, anche se sembra casuale.

Tutti a proclamare che la conferenza di Berlino, svoltasi domenica scorsa, ha avuto successo. Ma la guerra riprenderà presto, come prima, o peggio di prima.

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Libia: pulpiti indegni, Democrazie e Diritti. Nel segno dell'ignavia e dell'ipocrisia.

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Paradosso Libia: lezioni pelose di Democrazia e Diritti, petrolio e ignavia colpevole.

Mai l'Europa (e l'Italia) sono cadute così in basso, a dare lezione di Democrazia e Diritti del'Uomo all'Europa è il sultano turco, Erdogan, padrone di una Turchia in cui questi valori imprescindibili sono sempre più attaccati e inariditi. Potrebbe suonare grottesco, il punto è che ha ragione e potrebbe sottoscriverlo qualunque vero democratico. Non desterebbe alcuna meraviglia se queste parole fossero state pronunciate da un redivivo Olof Palme o da un Carlo Rosselli (che combatté il fascismo e morì per sua mano) Né è di consolazione che questi concetti ricalchino quello che noi di MR stiamo dicendo e scrivendo da tempo, anzi, rende il contrasto ancora più stridente, perché Erdogan, lupo che si traveste da agnello ha ragione, anche se è il primo a non seguire tali valori.. Verrebbe da dire: da che pulpito, ma tant'è...

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Navi & Poltrone. Affari&Minacce.

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Si fanno sempre più insistenti i rumors che prevedono la cessione delle due ultime fregate FREMM , in allestimento e costruzione presso Fincantieri di Riva Trigoso. Queste due unità, che rappresentano il fiore all'occhiello della cantieristica navale italiana e mondiale, che sono quanto di meglio si possa trovare attualmente, e che partecipano, modificate, in posizione di vantaggio, alla gara per una nuova generazione di fregate per la Us Navy da costruirsi presso i cantieri americani  Marinette di proprietà della stessa Fincantieri, dovrebbero essere vendute, finito l'allestimento, (sempre secondo indiscrezioni da confermare) all'Arabia Saudita. Un atro indizio, non dirimente peraltro, è la cancellazione (F589) dello ship code (numero identificativo) dalla poppa dell'ultima fregata in costruzione, nave Emilio Bianchi. Se ciò dovesse essere è una decisione grave ed irresponsabile negli attuali scenari di crisi, soprattutto se non sono previste altre unità per sostituire quelle in vendita. Comunque, anche se fossero previste, queste entrerebbero in servizio con quattro anni di ritardo. 

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Libia, petrolio, ricatti e minacce. La spirale negativa.

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Come previsto nel post di ieri, l'attacco a una installazione del NOC (national oil corporation) libico non è stato casuale. Tribù cirenaiche chiedono di interrompere l'esportazione di petrolio, nonostante l'eventuale azione danneggerebbe anche appunto la Cirenaica di Haftar. Si ricorda che NOC distribuisce i proventi dell'esportazione ad ambedue le fazioni belligeranti.

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Solidarietà a Nasrin Sotoudeh  condannata a 33 anni di carcere


Solidarietà a Nasrin Sotoudeh  condannata a 33 anni di carcere
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Ieri abbiamo parlato della crisi Iran Usa e delle problematiche di quella parte del medio oriente nei Salotti Rooseveltiani.

https://www.youtube.com/watch…

Abbiamo disquisito sulle ragioni degli Usa, ma anche sull'Iran e sulle ragioni strategiche che lo guidano. Infatti non dobbiamo confondere la geopolitica, gli obiettivi strategici di un paese, una nazione, con gli obiettivi tattici e il regime che in quel momento li persegue. La tattica è anche il modo per arrivare a implementare gli obiettivi più ampi e la scelta contingente.di come attuarli. Spesso gli obiettivi strategici non variano nel corso dei secoli, e hanno per fine quello di sopravvivere e mantenere la propria indipendenza e di influenzare il mondo o quella parte del mondo (per le potenze regionali) con cui si interagisce e si condivide un territorio più o meno vasto. Un esempio molto significativo è la Federazione Russa, gli obiettivi strategici primari, ma anche le paure e certe visioni stereotipate sono sempre gli stessi passando dall'epoca degli zar all'attuale forma di governo. I regimi passano, le nazioni (o almeno il loro nucleo storico e culturale)e le loro istanze primarie rimangono a prescindere (anche se a volte molti governanti non le comprendono vedi Italia attuale) ma la comprensione per le ragioni geopolitiche di un paese non deve assolutamente essere confusa con la tolleranza per il regime che contingentemente la attua e i modi con cui intende attuarli. Non dimentichiamo che nonostante l'Iran sia immerso in un contesto in cui certi paesi sono altrettanto e forse maggiormente retti da attori illiberali (avversi, ma anche alleati agli USA, quindi non è un fatto di alleanze) nonostante gli USA non siano certamente comportati come stinchi di santo in quel settore del mondo e hanno molte colpe della situazione attuale, il regime iraniano è profondamente illiberale e autoritario, come lo era, anche se con sfumature e direzioni diverse, quello che lo ha preceduto. Non è che il regime precedente potesse essere maggiormente giustificato solo perché più affine al nostro modo di vivere e più "dalla nostra parte" né le stesse esigenze strategiche (ma non i modi di attuazione) devono essere meno comprensibili solo perché cambia il regime che le attua Nonostante non dobbiamo demonizzare ogni aspetto dell'attuale società iraniana (non dimentichiamo che, a dispetto degli sbraiti verso Israele in Iran 25.000 ebrei sono liberi di professare la loro religione e che in parlamento siede anche un ebreo, parlamento dove però le candidature passano sotto il vaglio duramente censorio del clero religioso) non possiamo però dimentichiamo che l'Iran è il paese dove avvengono il maggior numero di condanne a morte in rapporto al numero di abitanti, ed in maniera oltretutto barbara (impiccagione pubblica mediante gru o sollevatori) dove vige una teocrazia che cozza con ogni concezione moderna, dove ogni devianza dall'ortodossia religiosa e dei costumi conseguenti viene severamente punita. Quindi comprensione per le ragioni geopolitiche dell'Iran, e per il suo desiderio di tenere la guerra il più possibile lontano dai propri confini (che nel recente passato hanno visto un numero enorme di morti per difenderlo), e per l'esigenza di essere un elemento di riferimento in quel contesto, ma assolutamente una ferma condanna dei modi per attuare ciò e per il regime che li attua e piena solidarietà per chi, all'interno del paese, tenta di ribaltare questa situazione intollerabile per chi ha almeno un minimo di considerazione per il rispetto sostanziale dei Diritti dell'Uomo.



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