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Geopolitica e Difesa

Italia-Libia una storia che parte da lontano

Pur non essendo d'accordo con alcune conclusioni dell'articolo pubblico volentieri questo prezioso contibuto di Alessandro Loreto e Ruben Giavitto. A mio modo di vedere la Turchia di Erdogan è un pericolo fin troppo sottovalutato.

                                     Italia-Libia, una storia che parte da lontano

L’Italia è stata una dei più importanti tramite tra la Libia e gran parte della comunità internazionale fino al 2011, quando la NATO soprattutto per volontà della Francia provocò la caduta di Gheddafi. Da allora la Libia è cambiata in modo radicale rispetto agli ultimi decenni e l’Italia è venuta a perdere il ruolo preminente che aveva avuto per tanti anni. È perciò importante tracciare una mappa dei nuovi equilibri, e ciò per più ragioni che ora proveremo ad esporre.

La prima ragione è che gli italiani pensano alla Libia (come ad altri paesi del Nord-Africa) e al Mediterraneo in generale attraverso schemi superati. Questo ritardo percettivo in geopolitica è un problema; la mente infatti ha bisogno di tempo per adeguarsi alle nuove realtà. I cambiamenti nel mondo materiale sono rapidi e spesso improvvisi, mentre la mente è lenta e articolata e fatica a stare dietro ai mutamenti. Ciò è un problema sia tra i singoli essere umani che talvolta nelle valutazioni di una classe politica nazionale sull’altra. Facciamo un esempio. Si pensi al rapporto con la Turchia: molti italiani e tra loro una buona parte dei politici pensano che questa abbia interessi irrimediabilmente inconciliabili con quelli dell’Italia. Tutto ciò è una visione distorta, filtrare la realtà odierna attraverso l’Impero Ottomano è un esempio di quanto possa essere lento e goffo il processo di adeguamento della mente alla realtà. La Turchia di oggi non è quella della battaglia di Lepanto del 1571, e gli interessi sia della Turchia che dell’Italia e dell’Occidente non sono gli stessi nel 2020.

Un altro motivo per cui è urgente tracciare una nuova mappa degli equilibri, è che l’Italia ha perso posizioni di influenza geopolitica e deve recuperarle. Per riuscire in questa impresa il nostro paese dispone di risorse materiali e immateriali. Se l’Italia avesse una crescita importante potrebbe fare in Libia ciò che la Cina sta facendo in Etiopia: investire soldi e portare dalla sua parte la popolazione e le élites politiche. Ma l’Italia è in crisi economica e non può seguire questa strada, quindi le restano le risorse immateriali che sono le alleanze e le strategie. Per quel che riguarda le alleanze nonostante la lentezza diplomatica nell’adeguarsi alle nuove realtà, si sappia che l’Italia è alleata della Turchia. Non si tratta di una stretta di mano ma di un abbraccio, Erdogan è intervenuto per difendere il governo di Tripoli sostenuto dall’Italia, di cui ha anche difeso l’ambasciata dagli attacchi di Haftar. Senza l’intervento di Erdogan, quasi certamente il governo di Tripoli sarebbe caduto con danno gravissimo per i nostri interessi in Tripolitania e gravi pericoli per il nostro ambasciatore che rappresentando lo Stato è cosa vitale a livello politico-diplomatico.      La nuova realtà libica impone agli italiani di pensare alla Turchia come ad un alleato territoriale. Sarebbe saggio in questo caso applicare una buona dose di realpolitik.

Per accettare il cambiamento l’Italia dovrebbe imparare dai non sempre amati cugini francesi. Infatti la Francia (la sua diplomazia) che ha uno Stato nel senso più alto e nobile del termine, non ragiona in base al mondo di Lepanto, tant’è vero che al termine dell’avanzata di Haftar contro Tripoli, la Francia si è schierata con l’Egitto musulmano e non con l’Italia cristiana. L’Italia pregava la Francia di non stringere quell’alleanza, ma quest’ultima non ha avuto riguardi, perché lo Stato francese ha un’identità più forte di quella italiana, di conseguenza riesce a calcolare meglio i propri interessi. E come già detto all’inizio del nostro articolo non ha avuto riguardi verso la posizione e gli interessi italiani (suo storico alleato Nato) nell’intervenire e provocare la caduta di Gheddafi in Libia, pur avendo in linea di massima il parere contrario del nostro Paese.

Le identità sono molto importanti per una comunità ambiziosa. Gli uomini non sono in grado di capire ciò che è meglio per loro senza avere una identità con cui calcolare i costi e i benefici delle loro azioni e di quelle altrui. È sapendo chi siamo che possiamo sapere cosa vogliamo. I francesi avendo una forte identità politica hanno calcolato che è loro interesse liberarsi degli italiani in Libia. Bisogna pertanto sapere che proprio perché, come già detto, lo Stato francese è uno stato nel senso più alto e nobile del termine, continuerà a perseguire il suo obiettivo anche nel lungo periodo. Gli stati con una forte identità non mutano le strategie con il passare dei governi, ne consegue che in Libia l’Italia dovrà tenersi stretta la Turchia perché è l’unica forza in grado di bilanciare il potere della Francia. Ci auguriamo che questa nostra analisi e questo articolo nel suo insieme possa essere oggetto di riflessione innanzitutto per la classe politica italiana ma anche per chi avrà l’attenzione di leggerlo, vale a dire gli italiani.

                                               Alessandro Loreto,                                                                                                                           Ruben Giavitto

AFRICA JIHAD E TERRORISMO P. 1 CON ILARIA BIFARINI

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https://youtu.be/p-R1Nr6lvYs
È l'economia bellezza! Conversazione con Ilaria Bifarini. In studio con Roberto Hechich ed Emilio Ciardiello. La frase fu coniata da Clinton durante la campagna elettorale, per capire che la vittoria alle Presidenziali dipendeva dall'economia. Anche la Jihad e il conseguente terrorismo in Africa sono collegati all'andamento economico e sociale dei Paesi che la compongono. Andamento economico a sua volta collegato ai tre "nei" che minano il progresso africano: neocolonialismo, neoliberismo e neoimperialismo. Per capire come si è sviluppata la Jihad e com si evolverà, bisogna capire l'andamento economico dell'Africa e i flussi di denaro.Seguiteci sul canale youtube: https://www.youtube.com/c/MRTVitalia Questi contenuti ed altri ancora potete trovarli sul sito www.mrtv.it e sulla pagina facebook https://www.facebook.com/MRTVitalia/ Per sostenere il lavoro di MRTV consulta il link: https: //www.mrtv.

Incontro con Pietro Batacchi, Direttore Rivista Italiana Difesa

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Pietro Batacchi oltre ad essere il Direttore di RID, è uno dei più fini analisti geopolitici e delle tematiche inerenti la difesa. 
La situazione della Difesa italiana, lucie ombre. I programmi futuri e presenti. Le insidie geopolitiche nel Mediterraneo, la Turchia e l'espanzionismo neo-ottomano, la Libia... e altro ancora. su GeD la rivista on line del Dip. Geopolitica e Difesa su MRTV

https://youtu.be/-grfr8P6V-0

La sicurezza delle infrastrutture italiane

Si parla soprattutto di Geopolitica, (ma non solo) le ultime notizie che spesso vengono trattate in maniera superficiale dalla stampa main stream. La crisi in Caucaso, ma anche la sicurezza delle infrastrutture italiane, quelle militari, marittime, portuali, delle telecomunicazioni ... Con Pietro Beltrame e Vittorio Meroni.

https://youtu.be/FdFmf6ImjqINEW MRTV THUMBNAILS 8 d6e64

Bielorussia, vuol dire Russia Bianca

Bielorussia GED 033d1Le elezioni manipolate di Lukascenko, i disordini di piazza contro la sua ennesima investitura a capo della stato. La struttura di uno stato russofono che praticamente è stato sempre unito alla Russia, le mire occidentali (specialmente dei paesi orientali dell'Unione, Polonia in primis), l'esigenza strategica della Russia di preservare i suoi confini e quello che si definisce estero vicino, la tentazione(e i rischi) a tal fine di appoggiare l'autocrate bielorusso invece di comprendere le ragioni di una popolazione esasperata che a sua volta potrebbe divenire involontariamente strumeno di mire altrui, le insospettabili connessioni tra questo teatro e la crisi cipro-turca nel Mediterraneo orientale.

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MEDIO Oriente:Il conflitto Armenia Azerbaijan, la pace tra Bahrein, EAU e Israele.

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Guerra e Pace in Medio Oriente. Mentre si normalizzano le relazioni diplomatiche tra Israele da una parte ed Emirati Arabi Uniti e Bahrein dall'altra, in chiave anche anti iraniana (manon solo) con buona pace dei Palestinesi, di hamas e degli Hezbollah libanesi, (che gridano al tradimento), dall'altra scoppia una guerra tra Armenia e Azerbaijan che rischia di incendiare tutta la parte nord-orientale del Medio Oriente e crea "alleanze" o per meglio dire, convergenze insolite. Il neo ottomanesimo della Turchia si spinge fino a sostenere, e forse ad essere l'ispiratore occulto, dell'offensiva Azera per riconquistare il territorio del Nagorno Karabakh. Mercenari siriani al soldo di Erdogan sono convogliati lì dalla Libia e dalla stessa Siria. Droni turchi costruiti dal cognato di Erdogan martellano le posizioni armene.

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Il corno d'Africa. Dove molti stati rischiano di venire incornati

Unna brillante analisi di RubenGiavitto e Alessandro Loreto su un'area geografica fondamentale anche per l'Italia.

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Il Corno d'Africa inquieto

Il Corno d’Africa ed i paesi del Continente africano che compongono quella importante zona strategica del mondo sono in questo 2020 alle prese con problematiche di politica economica ed energetica che per forza di cose investono enormi interessi di geopolitica internazionale.

Del resto ciò che accade nel Corno d’Africa ha direttamente o indirettamente ripercussioni sullo scacchiere Mediorientale, vale a dire sull’altra sponda continentale del Mar Rosso. Il Corno d’Africa ha quindi una valenza strategica per i traffici mondiali. Al largo delle sue coste si trovano le rotte marittime dove transitano le merci per il  bacino Mediterraneo e quindi per l’Europa ed Italia attraverso Suez Per quanto concerne l’Italia, il Corno d’Africa ed il Canale di Suez sono intimamente legati alla sua storia ed al suo destino passato, ma anche presente e sicuramente futuro. D’altronde l’Italia deve tornare ad esercitare un’equilibrata influenza a difesa dei suoi interessi legittimi e avere voce sullo scenario mediterraneo (Mediterraneo allargato che va dal nord-Africa all’Africa orientale fino al Mar Rosso e al Vicino Oriente) dopo moltissimi anni di torpore, e le vicende del quadrante orientale africano rivestono un’importanza strategica fondamentale..

In virtù di ciò si focalizzerà l’attenzione su due questioni riguardo quest’area, degne di analisi attenta e puntuale.

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Mali-Cosa sta accadendo? Tra jihad, povertà e neocolonialismo

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MALI

una crisi politico istituzionale emblema del fallimento delle ricette liberiste nel continente Africano?
Emilio Ciardiello

In Mali, nel cuore del Sahel, si è aperta una crisi politica che si sta sviluppando per molti aspetti in modo insolito rispetto alle innumerevoli crisi dei paesi africani, e che se espressa con un’immagine, rischia di essere come quelle crepe che si aprono in un muro e che velocemente finiscono per far crollare l’intero edificio.

Il 19 di agosto un golpe militare, portato avanti dalla guarnigione di Kati, principale base delle FAMa (Force Armes Malianes) a pochi chilometri dalla capitale Bamako, ha costretto il presidente Ibrahim Boubacar Keita alle dimissioni. Il golpe guidato da alti ufficiali si è sviluppato con la cattura del Ministro della Difesa, del Ministro delle Finanze, del Primo Ministro Boubou Cisse, e del presidente Keita. Il presidente, condotto insieme agli altri al campo militare di Kati, ha annunciato le proprie dimissioni.  I militari golpisti costituiti da alti ufficiali dell’esercito hanno sciolto l’Assemblea Nazionale, e il governo del paese è passato ad un Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), presieduto da un giovane colonnello, Assimi Goita.

Il golpe militare segue a settimane di proteste e manifestazioni di rivolta portate avanti dal fronte delle opposizioni, che da giugno ha mobilitato la popolazione in manifestazioni di piazza con la richiesta di dimissione del presidente Keita. Il CNSP ha dichiarato di voler traghettare il paese in tempi brevi a nuove elezioni ed al rispristino della vita democratica e costituzionale del paese. Applaudito dalle opposizioni, il golpe è stato condannato unanimemente dalla comunità internazionale (ONU, Francia) e dalla Ecowas. Ciò che appare peculiare di questo golpe è da un lato la mancanza di spargimento di sangue e di violenze, e dall’altro di essere interprete delle richieste di cambiamento dei manifestanti e delle opposizioni.

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Il boost della Difesa per rilanciare l'Italia post-covid

Di   Antonio Avigliano e Michele Naccheri

Il Boost della Difesa per Rilanciare l’Italia Post-COVID
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Nella congiuntura storica post COVID-19 un ruolo preminente può e deve essere giocato dall’industria  Navale, dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza (AD&S), uno dei settori strategici del Sistema Paese Italia.

Occorre anzitutto considerare che il comparto genera una ricchezza pari a 13.5 mld di euro, circa lo 0.65% del PIL italiano. Il dato più rilevante è rappresentato indubbiamente dall’elevato moltiplicatore economico di Leontief, uno dei parametri chiave facenti parte dell’Analisi Input-Output elaborata dal Nobel per l’economia americano (di origini russe) Wassily Leontief.

Infatti i dati relativi al valore aggiunto diretto prodotto dal settore AD&S parlano di una cifra prossima ai 4,5 miliardi di euro. L’ammontare arriva a circa 12 miliardi se si calcola il valore aggiunto totale, comprendente anche l’indiretto (4,5 miliardi) e l’indotto (2,5 miliardi). Ne risulta dunque un moltiplicatore economico delle imprese del settore pari a 2.6, ben il 71% in più rispetto alla media dell’economia italiana.

Questo significa che per ogni euro di valore aggiunto creato dal settore AD&S, si genera ulteriori 1.6 euro di valore aggiunto nell’economia del Sistema Paese “attivando” quindi un’intera catena economica su scala nazionale.

Il comparto è altresì caratterizzato da un alto moltiplicatore occupazionale, pari a 3.6. Esso risulta essere fra i più alti in Italia (ricordiamo che il settore automotive è fermo a 2, quello del turismo ad 1.5). In sostanza questo significa che ogni 100 occupati AD&S si attiva 260 posti di lavoro aggiuntivi nell’economia nazionale. Nel suo complesso, l’industria dà lavoro a 45.000 persone (5% del totale europeo del settore). Se poi si considera anche l’occupazione indiretta (73.041 lavoratori) e indotta (41.289 persone), si raggiungono le 159.000 unità.

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Le partecipate statali per la ripresa post-covid, parte terza Fincantieri


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Le partecipate statali: Fincantieri.

Di Michele Naccheri e Antonio Avigliano, Dip. GeD di MR.

Terzo appuntamento con l’approfondimento sulle partecipate statali, dopo ENI https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2178-il-ruolo-delle-partecipate-statali-nella-crescita-dell-italia-prima-parte-eni.html
e Leonardo, https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2179-il-ruolo-della-partecipate-statali-nella-crescita-dell-italia-parte-seconda-leonardo.html
partecipate che, lo ricordiamo, sono la spina dorsale strategica della nostra eccellenza tecnologica e che vanno assolutamente difese dagli appetiti stranieri. Partecipate, che grazie alle loro caratteristiche, in tempi di post-covid, hanno una resilienza superiore alla maggior parte del resto dell’economia, e che possono quindi fare da traino per il rilancio del paese. Partecipate in attivo, che portano soldi nelle casse dello stato e che non ha alcun senso pensare di privatizzare ulteriormente, pena la perdita di strategici asset industriali e di eccellenza tecnologica a beneficio di soggetti esteri, con conseguente scadimento del nostro ranking internazionale.

Fincantieri nasce all'interno dell'IRI il 29 dicembre 1959, con la mission di raccogliere e concentrare le partecipazioni delle principali società di Stato attive nella costruzione e riparazione delle navi e per coordinare la produzione dei cantieri pubblici, sostenendoli sul piano tecnico e finanziario. Ad essa viene destinato circa l’80% della cantieristica italiana attraverso la partecipazione e il controllo delle società cantieristiche CRDA, OTO, Navalmeccanica e Ansaldo, dapprima amministrate dall’IRI passate poi sotto la gestione di Finmeccanica.

Nel 1984 Fincantieri subisce una metamorfosi storica, trasformandosi da holding finanziaria delle partecipazioni statali a società operativa vera e propria guadagnando il timone delle attività produttive delle società che prima si limitava a controllare. Nel corso di questa profonda riorganizzazione, incorpora numerose altre società importanti, tra cui Italcantieri e Cantieri navali riuniti (ex gruppo Piaggio) arrivando a contare poco meno di 30.000 dipendenti.

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Arabia Saudita, un paese in bilico: la neve del covid copre le speranze di una modernizzazione solo apparente.

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Un'acuta analisi di Edoardo Vaccaretti su un paese arcaico e futurista al contempo, molto più influente di quello che molti pensano

Le sfide per il futuro dell’Arabia Saudita

Il coronavirus accelera mutamenti in atto nella penisola Araba, si aprono importanti spiragli per la democrazia

Nel mondo occidentale la crisi conseguente il virus ho dato un grande impulso a politiche espansive con il coinvolgimento delle banche centrali come non si era mai visto prima.

I paesi esportatori di petrolio hanno subito un fatto mai visto prima: il crollo repentino delle quotazioni a prezzi che non si vedevano da decenni. Ricordiamo tutti con stupore i contratti futures del petrolio greggio arrivati a quotazioni negative.

Questo ha portato un Paese detentore delle maggiori riserve petrolifere mondiali come l’Arabia Saudita dinanzi a difficoltà economiche mai viste prima.

Ma facciamo un passo indietro per capire come funziona questo paese perno della penisola araba.

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Il Programma MR per la Difesa italiana

La Difesa Italiana.

Il Programma di MR per la Difesa

Progetto attuativo dei punti programmatici del Movimento Roosevelt.

Spesso i programmi di massima dei vari partiti inerenti le politiche concrete da attuare dai vari Ministeri rimangono tali e non vengono declinati in concreto, così da poter lasciare interpretare gli intenti in maniera anche diametralmente diversa, in maniera da non poter essere smentite alla verifica dei fatti e della realtà. Ottime in campagna elettorale per acquisire consensi da una fetta più vasta di elettori, strategiche, in un eventuale azione governativa per poter alla bisogna virare anche di 180 gradi. Pagine e pagine di documenti che in realtà non dicono niente e fanno intravvedere ben poco di concreto.

Movimento Roosevelt è per l’appunto un movimento meta partitico, che non si presenta alle elezioni, ma che vuole essere stimolo ed esempio per i partiti che via via si succedono al governo.

Movimento Roosevelt ha già pubblicato il programma di quello che vorrebbe sia fatto da un governo realmente efficiente, concreto e al contempo idealista, progressista e social-liberale. Consigliamo di leggere tale documento programmatico.

Ma MR vuole di più, ed evidenziare cosa farebbe se avesse delle responsabilità di governo o se divenisse ispiratore di chi pervenisse a quelle responsabilità.

Ogni dipartimento pubblicherà un programma preciso e concreto, tecnico, di come attuare le politiche enunciate. “Cosa accadrebbe se? O Cosa fareste se?”. Senza ipocrisie e senza timore di venir attaccati o contestati, poiché non abbiamo paura delle nostre idee, né di proporle e sostenerle né di dibatterle, perché sappiamo che sono la proposta migliore, anche se, naturalmente, migliorabile con il supporto di tutte le componenti che volessero misurarsi onestamente e con spirito di collaborazione.

Iniziamo con il Dipartimento Geopolitica e Difesa,  per quanto riguarda la funzione Difesa, in quanto sarebbe troppo lungo accorpare il programma dettagliato  dal punto di vista geopolitico e della politica estera, anche se, naturalmente, lo sviluppo e la gestione dei programmi per la Difesa sono in funzione di una doverosa analisi geopolitica, analisi che comunque sono elaborate e pubblicate sia nel sito di MR sia in GeD 

Programma MR per la Difesa.

Il programma generale di MR per la Difesa consta di 4 punti:

  • Adeguamento e potenziamento delle dotazioni militari per rappresentare un reale deterrente di prevenzione ai conflitti.
  • Adeguamento ed equilibrio tra gli investimenti delle forze armate in funzione al mutato scenario internazionale.
  • Istituzione di una riserva militare ed abrogazione dell’ausiliaria.
  • Salvaguardia dell’eccellenza tecnologica dell’industria italiana nel campo della difesa.

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Turchia, la mina vagante mediterranea e il declino della democrazia.

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In questo articolo la trascrizione dell'intervento a GED inerente la deriva autoritaria in Turchia e le sue potenzialità destabilizzatrici in tutto il Mediterraneo. Articolo che in parte riprende altri interventi precedenti pubblicati su questo stesso blog.
Siamo stati fin tropppo facili profeti in quel che dicevamo. Negli ultimi giorni si è aggiunto l'arresto del deputato dell'opposizione Enis Berberoglu vice presidente del Partito Repubblicano, accusato di aver fatto trapelare, anni fa, alla stampa il coinvolgimento diretto della Turchia nella guerra siriana, tramite l'invio di armi, protette dai servizi sgreti, ai ribelli radicali islamici, alcuni dei quali, come Al Nusra, lo ricordiamo, sono costole provenienti da Al Qaeda. (come avevamo già scritto a suo tempo noi di GED) Allora sia il il capo redattore che il direttore furono arrestati per 100 giorni prima di venire liberati da un tribunale di Istanbul. Ora Dundar, l'ex direttore, si trova in esilio in Germania per sfuggire alla caccia del governo turco. Con lui sono state arrestate altre due persone del partito filo curdo accusate di terrorismo e contiguità con il PKK. L'opposizione parla di fascismo strisciante.

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Usa-Covid-Cina. Vaso di pandora in mezzo alle due potenze o arma di distrazione di massa?




COVID-19 VASO DI PANDORA O ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA?

Premessa essenziale

          Per capire quello che succede tra Cina e Usa e il resto del mondo in relazione all’epidemia occorre sapere anche quello che sappiamo sul virus e sulla sua diffusione. Sappiamo almeno che sappiamo molto poco. Prova ne è che proprio ieri è apparsa la notizia che alcuni pazienti manifestano positività anche dopo 40 giorni, non solo prima delle due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Malgrado un numero incalcolabile di “esperti” e scienziati si affannino a spiegare le origini e le modalità di diffusione del Covid-19 in realtà non si sa ancora molto dei meccanismi di diffusione e della letalità vera (% morti su contagiati) e mortalità (% morti su popolazione) Finché non saranno note esattamente le caratteristiche di questo virus sarà quasi impossibile determinarne le origini con sicurezza. Più uno scienziato si affanna a spiegare il virus sui media, da una parte o dall’altra, meno alla fine ne sa. Quelli che qualcosa sanno, lavorano in silenzio, anche perché sanno di non sapere, o almeno di sapere ancora molto poco. Esempi? Nel documento finale della riunione dei delegati del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) che si svolse in Svezia il 18-19 febbraio la diffusione del virus viene definita sotto controllo. Una società pugliese, appartenente  una multinazionale americana di sicurezza sul lavoro, da test fatti  afferma che più del 35% dei soggetti campionati in tutta Italia è già immunizzato dal virus. I dati contrastano con le indagini fatte a VO, in Veneto, dove la percentuale risulta inferiore al 5%, sempre comunque, rapportata alla popolazione italiana molto, molto superiore ai contagiati ufficiali. Poi non si capisce come questa società di sicurezza sul lavoro centri con il tentativo di acquisizione di due società calcistiche come il Toro e il Bari, con accuse da parte di Mattarese di tentativi di truffa. Confusione più totale.

Torniamo alla situazione internazionale.

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Disequilibrare ancor di più i disequilibri, quello che la politica estera italiana non dovrebbe fare e invece fa

Purtroppo l'avevamo detto, proclamare un blocco unilaterale degli armamenti verso la Libia con una pura missione navale avrebbe favorito solo Haftar, che importa le armi dal confine terrestre. E non dimentichiamo che è stato proprio Haftar a rompere gli equilibri e ad aggredire Tripoli che, sull'orlo della capitolazione, è dovuta ricorrere al peloso e ingombrante aiuto di Erdogan e al riconoscimento delle pretese turche sulle risorse energetiche del Mediterraneo Orientale.

https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/blog-dipartimenti/geopolitica-e-difesa/2308-irini-e-veramente-una-missioneutile-o-non-facciamo-altro-che-aggravare-la-situazione.html

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Libia e Medio Oriente: il virus delle relazioni internazionali

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Mentre noi non facciamo altro che a pensare al virus, come se tutto il resto si fosse fermato, il mondo inteso nella declinazione geopolitica, continua ad andare avanti, e in maniera sempre più inquietante. Sarraj oramai, in cambio della sua sopravvivenza, è costretto a un abbraccio sempre più mefistofelico con la Turchia, nostra avversaria in Eastmed ma anche in prospettiva in Libia dove potrebbe usare contro di noi non solo l'arma dell'immigrazione, ma anche quella della minaccia aile nostre fonti energetiche, anche off shore, libiche. Il commento di Yasar Yakis, ex Ministro degli Esteri turco su Arab News (che è pubblicato in Arabia Saudita, paese sul fronte opposto a quello turco almeno in Libia) (1) non è sicuramente super partes e va preso con le pinze, ma fa capire la degenerazione che si ha in Libia e i pericoli anche per noi.

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Disunione Europea

         
Caos Europa, tutti i finanziamenti nascosti della Commissione

       DISUNIONE EUROPEA

Alessandro Loreto

L'epidemia Covid-19 ci ha indotto a cambiare l'ordine delle nostre riflessioni e interventi. Avremmo dovuto scrivere sulla stagione dei tentativi "veri" di colpi di Stato in Italia a cavallo degli anni '60-'70 (furono ben quattro e non da operetta come i soliti depistatori vorrebbero far credere ancora oggi, vale a dire quelli del '64, '69, '70 e '74). Ne parleremo più in là, avendo notato in chi ci segue un po' di confusione in merito, soprattutto parlando di Piazza Fontana. Non sempre qualche buona lettura o consultazione di pur accreditati siti sul tema puo' veramente aiutare a capire dinamiche molto complesse ed articolate, soprattutto per i piú giovani che a quel tempo neppure erano nati. È chiaro che a nostra volta non staremo a specificare le nostri fonti (per evidenti motivi di opportunità), ci limiteremo se possibile semplicemente a mettervi su una strada percorribile, il resto lo lasciamo alla vostra intelligenza valutativa, al vostro raziocinio, curiosità e istinto possibilmente pragmatico.

 

Questa volta ci è sembrato giusto parlare di Unione Europea, un tema fondamentale per i popoli che sono all'interno della stessa, ma che per storia politica e forza economica riguarda anche il resto del mondo. Oltre cinquecento milioni di persone hanno sul loro passaporto scritto "Unione Europea" e sotto un po' più in piccolo la loro nazionalità di provenienza interna all'Unione. Non è una questione da poco, perché presuppone al mondo intero che uno è cittadino di nazionalità europea e poi di quella di origine

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Francia e Covid: aggiornamenti


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Un brillante aggiornamento politico  di Maria Zei sulla situazione della Francia alle prese con il COVID. 

Aggiornamenti dalla Francia.

Nemmeno in Francia si puo’ stare tranquilli un attimo, benché confinati come tutti, aspettando che passi la tempesta, tra discorsi presidenziali e annunci del presidente Macron che continuano ad essere incoerenti, le comunicazioni surreali dei portavoce del governo, le polemiche sulle  mascherine e gel idroalcolico, gestione della crisi, le denunce penali contro il governo, la rabbia del personale ospedaliero e pubblico (per esempio i netturbini). E per finire le rivelazioni del premio nobel francese Luc Montaigner. Vediamo un po’ più in dettaglio ogni cosa.

La comunicazione presidenziale

Cosa ha detto Macron nel suo discorso dimercoledi’ 15 aprile [1]?

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Irini. E' veramente una missioneutile o non facciamo altro che aggravare la situazione?

Bergamini 1 03fe3Le vicende estere proseguono, anche se siamo tutti distratti dal disastro che si consuma in casa nostra. E' partita un'altra inutile missione navale europea al largo delle coste libiche, la IRINI, che prende il posto di Sophia. Perché inutile? Perché dovrebbe far rispettare l'embargo delle armi verso la Libia. Ma così si favorirebbe Haftar, che di fatto è l'aggressore, a detrimento del legittimo governo di Tripoli, poiché Tripoli riceve i rifornimenti prevalentemente via mare (Turchia) mentre Haftar prevalentemente per via terrestre attraverso il confine egiziano. In questo modo non si fa altro che incentivare Haftar nella sua aggressività. Per effettuare un vero embargo bisognerebbe controllare anche i confini terrestri della Libia con Egitto, Sudan e Ciad, almeno. E poi, se, come già accaduto, le navi con le armi fossero scortate dalle fregate turche che faremo? Saremo capaci di fermarle anche con le armi rischiando una guerra navale, poi specialmente ora che probabilmente una parte delle flotte è in quarantena per il virus?

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