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Un nuovo puntuale e brillante intervento di Antonio Avigliano che riguarda un'altra partecipata statale dopo ENI: Leonardo

La seconda parte delle valutazioni sulle partecipate statali riguarda Leonardo Abbiamo precedentemente visto l'importanza di ENI per quanto riguarda l'indipendenza energetica dell'Italia, ma anche riguardo la ricerca sulle rinnovabili. Ora si esamina un altro colosso delle partecipate statali, che fa la parte del leone in un comparto che produce 13,5 miliardi l'anno solo nel settore areonautica e difesa, occupa 160.000 addetti ed esporta il 70% della produzione. Soprattutto permette all'Italia di rimanere nel novero delle nazioni di primo livello per quanto riguarda la produzione di altissima tecnologia, di mantenere una certa indipendenza nel settore degli approvvigionamenti della difesa, permettendo inoltre al paese di partecipare alla pari in progetti congiunti che poi hanno una notevolissima ricaduta a cascata sulle piccole e medie imprese nell'avanzamento tecnologico, tramite anche lo sfruttamento dei conseguenti brevetti. Il prestigio concreto che questo comporta, il "ranking" che ci porta l'essere una potenza tecnologica in settori chiave è una carta da giocare anche in termini geopolitici nel rapporto con le altre nazioni.

ENI & LEONARDO & FINCANTIERI: il ruolo delle partecipate statali nella crescita dell’Italia

Parte II: Leonardo
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                Il focus su Leonardo (ex Finmeccanica) partedalla firma del Memorandum of Understanding con CdP (Cassa Depositi e Prestiti) ed ELITE sulla “ELITE Leonardo Lounge”. Di cosa si tratta nello specifico?

L’accordo siglato prevede la nascita di una collaborazione finalizzata a sostenere la crescita dei fornitori strategici di Leonardo, strutturare e mettere a disposizione strumenti e soluzioni, finanziari e non, nell’ottica di accelerarne e supportarne i piani di sviluppo.

L’iniziativa, pietra miliare del “puzzle” LEAP2020 (Leonardo Empowering Advanced Partnership) per il potenziamento ed il rafforzamento della supply chain di Leonardo, in accordo agli obiettivi del Piano Industriale 2018-2022, ha consentito ad un primo gruppo di 22 aziende parte della filiera di Leonardo di entrare nella “ELITE Leonardo Lounge” per beneficiare di strumenti di credito agevolato, interventi a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione e di strumenti di finanza alternativa.

Il tutto rinvigorito dall’avvio della seconda classe della “ELITE Leonardo Lounge”, firmata il 4 di Ottobre, che porta ad oltre 40 il numero di fornitori strategici di Leonardo ammessi al programma. L’erogazione di credito all’interno di un contesto neoliberista pressoché globalizzato, permeato dagli opprimenti vincoli di austerità che lo rendono difficoltoso (in aggiunta ad altri vincoli sugli aiuti di stato, come dimostra la querelle tra USA ed EU su Airbus) è, e resta indubbiamente una delle chiavi di volta del rilancio economico del Sistema Italia, ivi compresa Leonardo (ex Finmeccanica) I progetti di attualità più importanti per Leonardo sono il programma Tempest, l’Euro Male, il CAMM-ER, senza tralasciare ovviamente l’International Flight Training School-IFTS di Galatina-Decimomannu e i progetti già in avanzato stato di attuazione tra cui l’Eurofighter Typhoon (il caccia europeo attuale da superiorità aerea in coproduzione con Germania, UK e Spagna) dove la quota complessiva di Leonardo sfiora il 40% e dove, assieme a BAe fa la parte del leone nell’aggiornamento inglese denominato Centurion dello stesso velivolo.

Non possiamo, anche se solo brevemente, non elencare altri settori in cui Leonardo eccelle con le sue controllate, prima di passare ai futuri programmi principali. Quello dell’elettronica navale e delle contromisure, i sistemi di controllo del traffico aereo civile esportati in tutto il mondo, il radar RAT 31 L per la copertura e il controllo dello spazio aereo da stazioni di terra, la famiglia Kronos (radar AESA a scansione elettronica dual band) che sarà installata sulle prossime navi della Marina, anche in funzione antibalistica per la difesa missilistica del territorio nazionale (associato a missili derivati dalla famiglia Aster), i sistemi IRST a infrarossi Pirate installati sugli Eurofighter, l’importante partecipazione alla costruzione del F35 dove, assieme al Giappone, abbiamo l’unico stabilimento di assemblaggio al di fuori degli USA (Cameri) i sistemi di visualizzazione e di condotta del tiro per sistemi corazzati terrestri, l’aereo da trasporto tattico C27 anche nelle versioni di jamming e difesa elettronica e nella nuova, proposta, versione di pattugliatore antisommergibile, l’aereo da trasporto regionale ATR, le componenti di velivoli commerciali sia per Airbus sia per Boeing, il ruolo di leader nei cannoni navali da 127 e 76 mm quest’ultimo in versione antiaerea che è un esclusivo patrimonio tecnologico italiano,( forse l’unica arma a corto raggio che riesce a mantenere un’ottima efficacia contro i nuovi missili antinave ipersonici) lo studio per nuove batterie di alimentazione dei sommergibili AIP (indipendenti dall’aria, quindi dalla necessità di riemergere in tempi brevi) per renderli come durata di missione sempre più vicini a quelli nucleari, il settore dei siluri con la controllata WASS, i satelliti civili e militari come la rete Cosmos Skymed. Sono settori in cui Leonardo assicura all’Italia un’indipendenza tecnologica, assolutamente da preservare per la sopravvivenza tecnologica e quindi una certa indipendenza effettiva del paese, dove poche nazioni possono arrivare (USA, Russia, Cina, UK, Francia, Giappone). Nemmeno la Germania riesce a raggiungere nel complesso questi livelli.

Un punto d’interesse da approfondire è senza dubbio la scuola internazionale di addestramento al volo (IFTS – International Flight Training School) avviata recentemente in Italia (accordo siglato a Giugno ’18 in occasione del salone di Farnborough). Essa si prefigge di diventare un punto di riferimento a livello mondiale per offrire il più alto ed integrato servizio di addestramento al volo per i futuri piloti dei caccia di 4a e 5a generazione (Typhoon, Rafale, JAS 39, F-16, F-18 fino ad F-22 ed F-35). La scuola di volo nasce dalla fusione dell’eccellenza nell’addestramento della nostra Forza Aerea (AMI – Aeronautica Militare Italiana) con l’assoluta qualità della piattaforma fornita da Leonardo, in particolare la Divisione Velivoli.
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La piattaforma attuale prevede oltre alla fornitura del velivolo d’addestramento avanzato M-346 AJT - Advanced Jet Trainer, già in forza ed operativo in 72 unità presso le forze aeree di Italia, Polonia, Singapore ed Israele, il sistema integrato GBTS (Ground Based Training System). Esso consta non solo di simulatori procedurali (SBT) e di simulatori di missione (FMS – Full Mission Simulator) ma anche di tutti quegli strumenti avanzati atti a gestire la scuola di volo, su tutti l’MPDS (Mission Planning and Debriefing Station, tool potentissimo per la programmazione e la rivisitazione nel post-volo dell’intera missione) ed il TMIS (Training Management and Information System). Quest’ultimo in particolare nasce con l’obiettivo di ridurre il più possibile l’intervento manuale sulle pianificazioni giornaliere ottimizzando le risorse disponibili e permettendo dunque una gestione interamente automatizzata della scuola (flotta, equipaggi e non solo). Istruttori e studenti sono continuamente monitorati dal sistema che segue i loro avanzamenti e ne garantisce un progresso omogeneo ed efficiente.

Immersi in un contesto multiculturale, gli studenti allievi da tutto il mondo (e dunque da culture ed esigenze addestrative fra le più disparate) possono beneficiare al contempo di standard e modelli di training trasversali a livello globale e di moduli di insegnamento personalizzati per adattarsi alle esigenze delle aeronautiche clienti. In tal modo i tempi e le ore di volo presso le OCU (Operational Conversion Unit) vengono ridotte al minimo.

Sebbene l’impianto attuale contempli solamente l’M-346 AJT, indirizzandosi dunque all’addestramento avanzato, l’obiettivo deve essere quello di espandere la fornitura del servizio fino a comprendere la fase precedente del training, ossia quella basica, quest’ultima basata sull’ultimo arrivato in casa Leonardo, l’M-345 HET (High Efficiency Trainer), attualmente in fase di certificazione presso la DAAA.

Il target comune? Sviluppare, valorizzare e pubblicizzare le capacità tecnologiche made-in-Italy e contribuire alla crescita del Sistema Paese grazie alla potenziale enorme visibilità derivante da questo progetto congiunto tutto italiano, sintesi delle eccellenze di AMI e Leonardo.la speranza è che con il tempo diventi una scuola di volo a livello europeo e non solo.

Per quanto concerne il fascicolo CAMM-ER (programma italo-britannico che prevede la realizzazione della versione evoluta in gittata del missile base CAMM, già in forza presso la Royal Navy ed il Royal Army), ebbene pare evidente l’indispensabilità e l’urgenza del finanziamento da parte del Governo vista e considerata l’obsolescenza degli attuali Aspide del sistema di difesa Spada. Ciò aprirebbe anche il mercato alla partecipata italiana di MBDA (joint venture fra Leonardo, Airbus D&S e BAe Systems). Si veda a tal proposito il commento postato in Dipartimento Geopolitica e Difesa circa un anno fa https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/geopolitica/salvate-il-soldato-trenta.html

Si ribadisce inoltre l’importanza strategica per l’intero comparto aerospazio e difesa di partecipare al programma per il nuovo caccia (aereo da superiorità aerea-air dominance aircraft) europeo di VI generazione, fortemente voluto in vista dell’ottenimento di un’indipendenza tecnologica di alto livello dagli Stati Uniti d’America (orizzonte motivazionale nel quale si inserisce l’altro grande progetto di stampo transnazionale, vale a dire il MALE RPAS 2025). In particolare il “Tempest” britannico, annunciato dal Segretario della Difesa UK Gavin Williamson in occasione del salone di Farnborough 2018 sarebbe quello in grado di offrire enormi spazi per una partecipazione diretta ad altissimo livello per la nostra industria.

Il 10 Settembre infatti il generale Nicolò Falsaperna, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, e il suo omologo britannico Simon Bollom hanno firmato una Dichiarazione d’Intenti per collaborare al programma nel corso della fiera Dsei di Londra.

L’intesa firmata, pur trattandosi di un accordo preliminare, rappresenta un passo importante per il nostro Sistema-Paese. Come riportato da P. Scarpa, Strategic Marketing, Growth & Commercial Operations di Avio Aero: “Non è infatti ancora un impegno sulla divisione del lavoro, su chi farà cosa e per quanto. Nei prossimi mesi si andrà a delineare il modello di collaborazione tra governi e industrie e dei rispettivi contributi. Solo in quella fase si comincerà allora a decidere il ramo di competenza di ogni attore coinvolto. Adesso i governi e le industrie coinvolte si trovano in una fase preliminare, legate ora da un impegno a continuare a lavorare”.

Parallelamente al Tempest infatti, il programma franco-tedesco FCAS (Future Combat Air System), a guida Dassault-Airbus Defense&Space, è sostanzialmente chiuso ad altri partner con preminenza del gruppo aeronautico francese vista e considerata la profonda esperienza con il caccia Rafale.

Il Tempest, il jet fighter “stealth” di VI generazione, invisibile ai radar, sarà un bimotore con propulsori ben nascosti in fusoliera per minimizzare il più possibile la tracciatura Radar/IR. Oltre ai più avanzati sistemi di contenimento delle distorsioni di pressione e/o temperatura in presa d’aria e ad un “fully-integrated heat management system, HMS”, il propulsore di VI generazione si caratterizza per ulteriori tre aspetti cruciali: l’alta densità di spinta, che permette di beneficiare di un peso ridotto grazie all’utilizzo di materiali compositi e processi di manifattura basati su Additive Layer Manufacturing (ALM), l’alta capacità di generazione elettrica basata su sistemi S/G “embedded” ed infine il ciclo variabile, capace di ottimizzare i consumi (e la tracciatura) o la spinta a seconda della fase operativa specifica nella quale si starà operando.

Modularità, flessibilità ed interconnetività le altre parole chiave per comprendere appieno la portata rivoluzionario del nuovo concept. La prima legata alla predisposizione ad imbarcare sia missili ipersonici (viaggianti a velocità 4/5 volte quella del suono e dunque difficili da intercettare) che le cosiddette DEW (Directed Energy Weapons), armi elettromagnetiche (a tecnologia laser, microonde o particellare) in grado di danneggiare ed ingannare la sensoristica nemica consentendo di ottenere un clamoroso vantaggio competitivo sull’avversario. La doppia “pelle” del Tempest, progettato sia per un utilizzo “manned” che “unmanned”(cioè utilizzo con aereo pilotato o a pilotaggio remoto/pilotaggio intelligenza artificiale) ben si sposa con la capacità di dispiegamento e controllo di “drones swarm”: il velivolo “padre” più letale e duraturo grazie all’azione di distrazione ed inquinamento tattico-logistico portata avanti dallo stormo/sciame di droni “figli” interconnessi e comandati dal “chief mission pilot”. A tal proposito si riporta qui di seguito uno stralcio di una dichiarazione del presidente dell’APA (Air Power Association), Greg Bagwell, ex-pilota di Tornado:

“With flight control software, fly by wire, new sensors, collision warning directors and ground proximity systems, the idea that the pilot dedicates the majority of his or her time to flying the aeroplane is just not true anymore. In the past, we had to select Harrier pilots very carefully because it was so difficult to control the hover. That is not the case in the F-35B. But although aeroplanes are much easier to fly, they are much harder to operate. There is lots of data… lots of fusion, lots of things to think about; and you have to do it at greater ranges and higher speeds.”

Molte delle nuove piattaforme tecnologiche imbarcate dal Tempest saranno preventivamente utilizzate su quello che va delineandosi come EFA LTE (long-term evolution): l’idea (lanciata anche dal capo strategia militare di BAe Systems, Sir Kennedy, al salone di Farnborough) è quella di testare i concept innovativi per poi eventualmente aggiornarli (maturando esperienza e “feedback” dal campo) in vista della migrazione finale verso il caccia di VI generazione (che entrerà in servizio “fully-effective” negli anni 40). EFA LTE dunque potrebbe essere visto come lo pseudo-prototipo atto a validare le tecnologie innovative che saranno imbarcate sul Tempest all’apice della propria rispettiva maturazione.

Frutto probabilmente della segregazione messa in atto da Airbus-Dassault, che ha voluto un progetto iniziale chiuso ai soli franco-tedeschi, il Tempest viene da molti esperti visto come la conseguenza più logica del fenomeno Brexit: quasi una “Volontà di Potenza” di stampo nietzschiano, il desiderio di lanciare un segnale di forza e leadership al mondo intero, in barba ad ogni ipotesi di indebolimento del Regno a seguito dell’uscita dall’UE. (prova di quanto serva, concretamente, l’impressione di eccellenza tecnologica che un paese può dare, al di là degli immediati vantaggi di ricaduta commerciale e tecnologica) Quale miglior leva se non la Difesa?
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Figura 3: Principali caratteristiche del fighter di VI generazione, Tempest

Annunciato come “Team Tempest”, il consorzio è e sarà guidato da BAe Systems e supportato da altri tre colossi mondiali del settore aerospazio e difesa: Rolls Royce per quanto riguarda il sistema propulsivo, MBDA per quanto attiene alla fornitura dei sistemi d’armamento e l’italiana Leonardo in riferimento alla sensoristica ed auspicabilmente all’integrazione cellula velivolo-propulsore, quest’ultima in analogia a quanto accade per EFA. A questi attori si aggiungono anche Svezia (con il colosso Saab ed il suo caccia JAS 39 Gripen) ed Olanda (va detto che la partecipazione di queste ultime potrebbe risultare molto vantaggiosa soprattutto in caso di effettiva concretizzazione di Brexit visto e considerato il requisito minimo delle 3 Nazioni per accedere al fondo europeo della difesa, EDF) e la possibile partecipazione, decisiva in tal caso, del Giappone.

La capacità attrattiva di partner del progetto Tempest risulta essere una conditio sine qua non per il successo dello stesso: la presenza contestuale del cugino franco-tedesco FCAS chiaramente erode il mercato disponibile (nella sua più stretta definizione di “Available Market”), pertanto un ampio partenariato consentirebbe di raggiungere obiettivi altrimenti non conseguibili. Non solo quindi la necessità di raccogliere “know-how” tecnologico per la realizzazione di un progetto estremamente complesso, un vero e proprio sistema di sistemi, ma anche il bisogno di ulteriori sbocchi di mercato: questi i razionali che soggiacciono al coinvolgimento esterno di attori di primo livello sullo scacchiere mondiale.

Come sottolineato a più riprese dal sottosegretario alla Difesa, Tofalo, la partecipazione del comparto industriale italiano (in primis con Leonardo, Elettronica ed Avio Aero, quest’ultima a supporto di Rolls Royce nella progettazione del sistema propulsivo) come partner di I livello (dunque rigettando ogni tentativo di subordinazione ed ancillarizzazione) al Tempest deve essere una delle priorità assolute del Governo nel breve termine in quanto consentirebbe di avere dei proficui ritorni non solo in termini economici (sviluppo ed occupazione) ma anche in termini tecnologici (espansione e maturazione del “know-how” di difesa) e geo-strategici, ricollocando l’Italia nell’Olimpo delle potenze mondiali.

Euro MALE RPAS 2025. Il Medium-Altitude-Long-Endurance Remotely-piloted Aircraft System è il programma europeo congiunto lanciato da Leonardo, Airbus D&S e Dassault per lo sviluppo di un drone comunitario multi-missione. In particolare esso dovrà rispondere a requisiti ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconaissance) con capacità operative continue in tutte le condizioni climatiche anche in spazi aerei non-segregati (incluso quello per il traffico civile).
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Figura 4: Presentazione del modello full-scale MALE RPAS in occasione di una cerimonia all’ILA Air Show di Berlino presso l’aeroporto di Schönefeld.

La cooperazione europea nel progetto e nello sviluppo di una tale piattaforma, che contrariamente a quanto si potrebbe pensare a primo acchito non include soltanto un segmento aereo ma altresì uno terrestre ed uno spaziale di “data-link”, si rende necessaria e vincolante in quanto la singola nazione non sarebbe in grado di finanziare per intero tutto l’investimento. Cionondimeno, la collaborazione permette di ricoprire tutto il ventaglio delle tecnologie richieste che altrimenti non sarebbero mai pienamente “dominate”. Il MALE 2025 si candida a pieno titolo a diventare l’antesignano di una supremazia comunitaria sugli altri macro-attori del palcoscenico mondiale (USA, Russia e Cina).

Tutti gli sforzi di ricerca e sviluppo sopra indicati, e la continua ricerca dell’eccellenza tecnologica, eccellenza che, come abbiamo visto, funge da traino e da ricaduta su un numero molto elevato di medie e piccole aziende, rischiano di venir vanificati senza una valida cornice di garanzie per i mercati dell’export e per i nostri alleati/clienti che richiedono questa tecnologia. Il Sistema Italia rischia di venir penalizzato (non solo Leonardo ma anche, per fare un esempio Fincantieri, Elettronica ed altri) rispetto ai principali competitors (USA, Francia, ma anche UK) che hanno sviluppato procedure G2G (da governo a governo) dove vengono coinvolti i rispettivi Ministeri della Difesa come garanzia di attuazione (non solo finanziaria).

A tal riguardo si fa riferimento all’audizione parlamentare dell’Amministrazione Delegato del gruppo Leonardo, Alessandro Profumo alla Quarta Commissione Difesa del Senato del 9 maggio scorso Tra i principali suggerimenti dispensati a Palazzo Madama da Profumo spunta inevitabilmente oltre che il potenziamento del supporto economico-finanziario all’innovazione e all’export , la creazione di un solido e robusto supporto istituzionale “G2G”.

Con esplicito riferimento alla legge 808/1985 ed ai conseguenti decreti attuativi ministeriali (DM 2015), si auspicava una modifica della normativa con l’intento di alzare il plafond che stabilisce il limite del finanziamento agevolato fermo al 75% del costo totale del progetto. Il decreto per l’industria aeronautica, emanato il 20 Febbraio 2019, registrato alla Corte dei Conti il 2 Maggio e pubblicato su Gazzetta Ufficiale il 22 Maggio, ha sortito l’effetto contrario, contraendo leggermente la soglia di finanziamento al 70% (grandi imprese). Per converso si è abbassata l’aliquota relativa alla restituzione dell’importo liquidato, scendendo dal 90 all’80% per le grandi imprese. Puntare sulla ricerca e sviluppo (R&D) deve essere l’imperativo categorico kantiano su cui fondare tutta la strategia aziendale se si vuole restare al passo con i maggiori “competitor” del panorama mondiale, leggasi Airbus, Dassault, BAe oltre ai colossi della difesa americana (Boeing, Northrop Grumman e Lockheed Martin). Ovviamente serve un’azione congiunta, bilaterale che possa rilanciare efficacemente la ricerca italiana nell’ambito dell’aerospazio e difesa (Leonardo dovrebbe esserne il capostipite). Dunque: “Ricerco, ergo sum”. Se il fine è quello “di consolidare e accrescere il patrimonio tecnologico nazionale e la competitività del sistema produttivo del settore” (estratto dall’art. 1 del sopra citato DM 2019), allora risulta doveroso spronare ulteriormente l’Esecutivo affinché si possa stimolare ai massimi livelli la Ricerca nel Sistema Italia.

Riferendosi alle legge 295/1973, Profumo spronava il Governo a rivedere il tetto massimo destinato alla Difesa per consentire a Leonardo di muoversi più liberamente sul mercato internazionale delle esportazioni. Sace, i cui vertici sono già “scaduti” da tempo, gioca un ruolo fondamentale in codesta partita essendo responsabili dell’erogazione massiva del credito sia verso le imprese italiane appunto sia verso i clienti esteri (che vedendosi dilazionare i pagamenti, tendono ad attribuire più commesse al polo industriale italiano).

Ancor più delicato, e per certi versi singolare, il dossier legato al meccanismo Government-to-Government (G2G). Forti e risonanti le rivendicazioni dell’ex-vertice di Unicredit: un invito al Parlamento, o per meglio dire un monito, a focalizzare l’attenzione su una ridefinizione e sul conseguente ripotenziamento del sistema di coordinamento e supporto alle esportazioni militari da parte dello Stato Italiano. Gli accordi G2G rappresentano uno strumento strategico formidabile di politica estera e industriale che pone lo Stato al centro dell’universo delle esportazioni in materia di armamenti sostenendo di fatto lo sviluppo del complesso industriale nazionale della difesa.

Negli ultimi anni infatti si è registrato un notevole incremento degli accordi G2G, tanto a livello europeo quanto a livello globale, come risposta efficace all’evoluzione degli equipaggiamenti militari in ambito tecnologico così come delle politiche di difesa e sicurezza.

E’ possibile ascrivere a tre macrocategorie i razionali che soggiacciono al successo sempre più evidente del meccanismo G2G:

Lo Stato, intermediario attivo nel processo, come strumento di garanzia duratura, non solo nella fase di negoziazione e stipula del contratto di fornitura ma altresì nelle fasi successive di assistenza e supporto (ne va della sua reputazione, l’immagine del Sistema-Paese nel suo complesso).

La possibilità, per l’utilizzatore finale acquirente, di beneficiare del trasferimento di “know-how” tecnologico da parte del Governo fornitore.

Gli accordi G2G consentono al Paese richiedente di bypassare le lungaggini burocratiche delle gare internazionali con l’opportunità ghiotta di rispondenza quasi immediata a requisiti operativi urgenti (UOR).

In tale contesto le politiche di supporto all’esportazione adottate (e da tempo implementate con grande successo) da Regno Unito, Francia e Stati Uniti d’America (FMS Program) risultano essere dei validissimi modelli (auspicabilmente da importare, seppur con i dovuti adattamenti), tant’è che lo stesso Ad Profumo, nel corso della suddetta audizione al Senato, ha sponsorizzato efficacemente il sistema francese.

Il cuore pulsante dell’impianto transalpino è rappresentato dalla DGA (Direzione Generale degli Armamenti), la quale riveste contemporaneamente un ruolo tecnico-amministrativo e finanziario. Essa, avvalendosi della collaborazione della società francese ODAS, degli Stati Maggiori della Difesa e dei ministeri dell’economia/affari esteri, conduce in prima linea le negoziazioni (pilotando le conversazioni con le delegazioni estere in particolar modo durante i Saloni internazionali, Le Bourget ad esempio), prepara e stipula i contratti e fornisce l’addestramento e l’assistenza post-vendita alle Forze Armate acquirenti oltre a monitorare durante l’intero ciclo di vita (mission de contrôle) la corretta esecuzione degli obblighi contrattuali assicurando il coordinamento tra cliente ed i fornitori del comparto industriale francese, così da garantire il pieno successo del programma e la sua completa attuazione. Se la DGA è il cuore del complesso dispositivo statale, la CIACI (Commissione Interministeriale di Appoggio ai Contratti Internazionali), composta da rappresentanti del ministero della difesa, affari esteri ed economia, risulta essere il cervello pensante che elabora il cosiddetto PNSED (Piano Nazionale Strategico di Esportazioni della Difesa), una sorta di linea guida che, partendo da una disamina approfondita dei principali mercati disponibili, fissa le priorità strategiche in materia d’export di armamenti. Esso sarà opportunamente declinato ed implementato dalla DGA.

Sebbene nel 2015 sia stato istituito per la prima volta in Italia il sistema G2G, tramite cui il ministero della difesa, d’intesa con il ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, può svolgere attività di “supporto tecnico-amministrativo” per l’acquisizione di prodotti di difesa sviluppati dall’industria nazionale anche in uso alle forze armate, esso non prevede un coinvolgimento diretto dello Stato Italiano nelle attività di pianificazione strategica e contrattazione con le Forze di Difesa estere.

In altre parole, ad oggi il dicastero della difesa svolge un “ruolo di assistenza tecnico-amministrativa nella fase negoziale, operando da soggetto facilitatore, al fine di supportare il Paese terzo nella stipula del contratto di acquisizione di beni o servizi”. L’esperienza di questi anni conferma però che la decisione assunta sia stata penalizzante perché sempre più spesso viene chiesto alla difesa di ricoprire il ruolo di rappresentante del paese e di garante dell’accordo, per assicurare la corretta attuazione dei contratti in corso o da stipulare. Cosa fare dunque per lanciare a pieno titolo il sistema G2G anche in Italia?

Riattivare il GLICED (Gruppo di Lavoro Interministeriale per l'Esportazione di materiali della Difesa), un organismo interministeriale atto allo studio, coordinamento ed alla pianificazione delle esportazioni di materiali per la difesa. Il suo obiettivo dovrebbe essere proprio quello di selezionare i casi più importanti (in termini di mercati appetibili) stilando al pari della CIACI d’Oltralpe dei piani funzionali ad una stimolazione dell’export.

Riorganizzare e potenziare la funzione e il ruolo della società Difesa Servizi (il cui unico socio è il ministero della difesa), attualmente impegnata alla sola valorizzazione delle attività ad uso civile del dicastero (come ad esempio la promozione e gestione economica delle attività e dei servizi nei settori meteorologico, sanitario, merceologico, geo-cartografico, e della foto-riproduzione aerea e satellitare). Congiuntamente alla Direzione Nazionale degli Armamenti (DNA) essa assurgerebbe di fatto allo stesso ruolo della sua equivalente francese ODAS.

Ritardi burocratici e obsolescenze delle procedure e delle leggi, rischiano quindi di danneggiare l’industria della difesa e il consolidamento delle nostre maggiori imprese a livello mondiale, consolidamento indispensabile per poter mantenere, come abbiamo su scritto, l’indipendenza tecnologica da paese di primo livello. Tali nuove procedure non comportano un diminuito controllo sull’esportazione di tecnologie militari ma, al contrario, viene permessa una maggiore cornice di sicurezza sulla destinazione finale di questi manufatti e un controllo “politico” attraverso il ministero competente in cambio di una maggiore sicurezza di supporto e mentoring.
Antonio Avigliano

1Recentemente si sono aggregati Belgio e Spagna (essendo CASA ormai da tempo parte del consorzio Airbus).

2Si sente spesso parlare di “on-going fusion” dei due progetti europei per il caccia di VI generazione, Tempest ed FCAS. Lo stesso AD Profumo non ha mai nascosto la sua propensione al “merging” con i franco-tedeschi.

3 Collaborazione proficua già esistente da anni nell’ambito del consorzio europeo EuroJet Turbo per la progettazione, produzione e manutenzione dell’EJ200, propulsore dell’Eurofighter Typhoon.

 4 Data inoltre all’interno della cornice EFA la prolungata e comprovata esperienza di Leonardo Aircraft Divison come SDR (System Design Responsible) del sistema propulsivo, si auspica un coinvolgimento più trasversale della stessa Leonardo nel progetto Tempest, non limitandosi esclusivamente alla Divisione Elettronica.

5 Ricordiamo la disputa tutta interna al Conte-1 fra Tria e la maggioranza giallo-verde (il primo orientato a confermare il Presidente Quintieri e l’Ad Decio), contenzioso che si è concluso con un nulla di fatto che ha conservato il top management di Sace. Va sottolineato come la stagione delle nomine sia ormai alle porte, coinvolgendo di fatto i vertici di molte partecipate statali, quali Eni, Enel e Leonardo stessa.

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