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Un'acuta analisi di Edoardo Vaccaretti su un paese arcaico e futurista al contempo, molto più influente di quello che molti pensano

Le sfide per il futuro dell’Arabia Saudita

Il coronavirus accelera mutamenti in atto nella penisola Araba, si aprono importanti spiragli per la democrazia

Nel mondo occidentale la crisi conseguente il virus ho dato un grande impulso a politiche espansive con il coinvolgimento delle banche centrali come non si era mai visto prima.

I paesi esportatori di petrolio hanno subito un fatto mai visto prima: il crollo repentino delle quotazioni a prezzi che non si vedevano da decenni. Ricordiamo tutti con stupore i contratti futures del petrolio greggio arrivati a quotazioni negative.

Questo ha portato un Paese detentore delle maggiori riserve petrolifere mondiali come l’Arabia Saudita dinanzi a difficoltà economiche mai viste prima.

Ma facciamo un passo indietro per capire come funziona questo paese perno della penisola araba.

L’Arabia Saudita è tra i paesi arabi l’unica monarchia assoluta senza un parlamento, governato dalla casa regnante Āl Saʿūd da cui lo Stato prende il nome. Questo fatto fa capire l’assoluta centralità della famiglia Al Sa ud, garante dell’unità del Paese.

Dinanzi a questo sistema assolutista viene subito da chiedere: perché il popolo non crea pressioni per avere maggiori libertà? Perché non ci sono stati importanti tentativi di modernizzazione della governance del Paese?

Comprendere il rapporto popolo-stato pone chiarezza su queste importanti questioni.

La peculiarità sta nel rapporto assistenzialistico e clientelare che lo Stato ha creato con il popolo; grazie alle importanti entrate economiche derivanti dalla vendita del petrolio la monarchia ha potuto assicurare ai suoi cittadini alti tenori di vita, lavoro garantito e sussidi a pioggia. Infatti la maggioranza dei sauditi lavora per lo Stato o per attività riconducibili ad esso. Questo ha portato i sauditi a non chiedere la democrazia in cambio delle garanzie economiche che lo Stato assoluto offriva. In poche parole lo Stato saudita sistema a vita il cittadino che in cambio non chiede rappresentanza politica o diritti. Questo sistema assolutamente dispendioso ha funzionato fintanto che le entrate assicurate dal petrolio sono state alte.

Le difficoltà economiche arrivate recentemente hanno radici lontane:

  • L’eccessiva dipendenza dalle entrate petrolifere non ha sviluppato attività economiche alternative e l’economia saudita soffre una cronica mancanza di diversificazione economica e di entrate diverse da quelle petrolifere.
  • Il sistema scolastico non forma sufficientemente figure professionali e tecnici essenziali per generare un’imprenditoria saudita.
  • La gestione dello Stato è estremamente dispendiosa permettendo spese allegre per burocrati e componenti della famiglia regnate.
  • L’attività di soft power a sostegno delle popolazioni musulmane nel mondo e la promozione della visione di un islam conservatore (ideologia wahhabita) è molto dispendiosa.

La prospettiva che nel futuro il mondo punterà maggiormente sul gas e il peso del petrolio nell’economia mondiale diminuirà, ha spinto la casa regnante ad intraprendere importanti progetti economici e sociali.

L’attuale principe designato per la successione a re è Mohammad bin Salman, promotore e supervisore del progetto Saudi Vision 2030 un grande progetto presentato nel 2016 per attuare una trasformazione economico-sociale nel Paese.

Il progetto dal punto di vista economico agisce su vari fronti, vediamo alcuni punti interessanti:

  • Vendita di quote di importanti aziende di stato (Saudi Aramco in primis) per raccogliere la liquidità necessaria ai nuovi progetti di investimento. (che non sembra procedere per il meglio)
  • Apertura al turismo straniero e costruzione di infrastrutture come hotel e resort
  • Investimenti nello sport: realizzazione di infrastrutture e organizzazione di importanti eventi internazionali nel suo territorio (pensiamo alla supercoppa Juve-Lazio a Riyadh)
  • Realizzazione di città ex-novo all’avanguardia e con soluzioni green (Per esempio la città di Neom)

Importanti sono i punti relativi alla società saudita, ecco alcuni:

  • Progressivo avvicinamento dei diritti delle donne a quelli degli uomini ( nel 2018 il permesso alle donne di guidare)
  • Maggiore tolleranza verso turisti stranieri
  • Investimenti nel settore culturale: concerti, cinema (prima non permessi) arte e musei (Il Salvator Mundi attribuito a Leonardo è stato aggiudicato allo Stato saudita per essere poi esposto)
  • Incentivare i cittadini sauditi nella partecipazione di attività culturali e sportive (prima non permesse)
  • Ampliamento dei diritti economici e lavorativi. (miglioramento delle condizioni delle famiglie)

Questi punti che nella carta sembrano eccezionali (in rapporto alle condizioni precedenti, beninteso)  presentano in realtà alcune criticità, in primis il fatto che comunque la struttura assolutista e centralista non va messa in discussione e questo porta a dubitare della effettiva realizzazione di alcuni punti.

L’iniziale interesse da parte di numerose aziende occidentali in particolare americane è venuto meno con l’esplosione mediatica del caso Jamal Khashoggi scatenando un’importante clamore mediatico internazionale che ha spinto le aziende straniere a non voler affiancare il proprio nome con quello dell’Arabia Saudita (e delle quote Saudi Aramco).

L’attuale crollo di domanda di petrolio causato dal lockdown attuato da diversi paesi e il mancato accordo sui tagli di produzione dei paesi OPEC ha prosciugato le entrate delle casse statali saudite. L’attuale crisi ha portato a rivedere completamente le spese dello stato ed ha fatto arrivare nella società saudita un’idea a noi conosciuta ma assolutamente inimmaginabile per i sauditi ovvero: l’austerità.

Ebbene sì, per la prima volta, nella sua storia di paese ricco e opulento si è parlato e si sono attuate politiche di austerità e spending review. Per evitare gravi rischi sul fronte del debito e della tenuta del bilancio pubblico si è immediatamente intervenuto su tasse e spesa pubblica. Le tasse sono aumentate, per esempio l’iva è triplicata e tutti i progetti di Vision 2030 sono rivisti al ribasso: la futuristica città di Neom forse non verrà realizzata ed inoltre viene rivisto completamente il sistema di sussistenza ai cittadini. Si aprono importanti spiragli per profonde riforme in senso democratico, rappresentativo e liberale, perché viene meno il rapporto clientelare tra monarchia saudita e la popolazione. Chiaramente se viene meno la dimensione di uno stato fortemente assistenzialista i cittadini chiedono, in cambio della riduzione dei privilegi economici, maggiori libertà e democrazia. Si aprono per l’Arabia Saudita scenari che possono portare grandi effetti in tutto il mondo musulmano e cambiamenti radicali nelle società i cui luoghi ci affascinano per storia, arte e cultura.

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