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Come cinisezzare l’Europa del welfare state e dei diritti dei lavoratori a favore delle logiche economico sociali del neoliberismo? Facile, si fa in modo che siano le persone stesse a chiedere meno diritti e salari più bassi - così come chiedono meno politica e meno politici, non rendendosi conto che significherebbe non avere una rappresentanza organizzata capace di combattere nell’interesse della collettività.


Per distruggere welfare state e diritti dei lavoratori, prima si creano crisi economiche e si impongono le politiche dell’austerity, così da convincere che il welfare state non ce lo si possa più permettere (mentre le banche creano denaro dal nulla ogni minuto - from thin air direbbe qualcuno- per finanziare i loro investimenti, e i governi non potrebbero investire nella loro popolazione) e poi si creano le condizioni economiche per cui siano i lavoratori a domandare minori diritti e salari. Come? Unfair competition.

Basta mettere i lavoratori in condizioni di competizione sleale e, pur di avere un lavoro, saranno questi a domandare meno diritti e salari più bassi.
I lavoratori italiani sono vittime di due forme di competizione sleale; competizione esterna e competizione interna. La competizione interna deriva da flussi migratori di persone disposte a lavorare per molto meno dei cittadini italiani; la competizione sleale esterna proviene invece dalla forza lavoro di quei paesi, con una moneta debole ed in cui non esistono tutele dei lavoratori, in cui tante aziende, anche italiane, adorano trasferirsi per beneficiare di costi di produzione ridotti- distruggendo centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Essendo il lavoratore italiano non piú impiegato, e non più competitivo, sará proprio il lavoratore a chiedere inferiori condizioni lavorative, magari precarie, pur di sfamare la famiglia. Ed ecco che il gioco è fatto!

“Beh, ma allora è facile! Basta chiudere le frontiere agli immigrati e i porti alle merci straniere e ci salviamo” gracchiano i corvi nazionalisti. Eppure non è così. Non é cosi per ragioni morali e strategiche.

Dal punto di vista morale, rispetto all’immigrazione, dobbiamo renderci conto, e fare i conti, col fatto che in larga parte sono stati i nostri interessi economici e geopolitici a creare, o piuttosto mantenere, i paesi africani nelle condizioni in cui vivono. Invece di lanciare un Piano Marshall per l’Africa, ci siamo accontentati di usare quei paesi a nostro piacimento. Con quale coscienza possiamo oggi allontanare persone bisognose di aiuto, quando anche noi continuiamo ad andare nel Regno Unito o in America e domandiamo pari dignitá e diritti? Rendiamoci piuttosto conto che siamo tutti esseri umani, di pari valore e dignitá, e che la nazionalitá non può e non deve essere una discriminante.

Dal punto di vista della competizione sleale derivante da prodotti e lavoratori di paesi esteri, mentre é giusto tornare a pensare a come costruire un’economia sostenibile, rivalutando anche tante professioni legate al primario ed al secondario, non solo non credo sia possibile estranearsi dall’economia mondiale senza divenire una nuova “Cuba”, ma voglio anche pensare e lavorare affinchè le condizioni di vita dei lavoratori migliorino in tutto il mondo, non solo da noi.

“È arrivato Moiso, chi si crede di essere?“
Guardate che ogni giorno in migliaia di uffici di centinaia di corporations si fanno piani di espansione economica e comunicativa globali. Se lo possono fare i privati, a scopi commerciali, sicuramente lo possono fare i cittadini ed i governi, a scopi politico-sociali ed istituzionali.

Dal punto di vista strategico quindi, per difendere le nostre conquiste sociali, per difendere i nostri lavoratori, non possiamo fare altro che cominciare a pensare a come estendere welfare state e diritti anche aldilá dei confini europei ( per questo serve una Europa, una istituzione politica rinnovata, che tuteli sovranitá popolare, democrazia, stato sociale e stato di diritto, in tutto il mondo). Se invece di arrancare cercando di difendere le nostro conquiste a livello nazionale cercassimo di estenderle, per esempio tramite un Piano Marshall per l’Africa e tramite tassazioni ben più alte sui prodotti provenienti da nazioni con scarse tutele sociali (quindi non è questione di chiusura, ma di ristabilire principi di umanitá e concorrenzialità), allora avremmo cominciato a contribuire a risolvere, nel lungo termine, sia il problema dei diritti dei lavoratori che quello dell’immigrazione.

Piani grandiosi, e nel breve termine?
Intanto, nulla é fuori della portata di una classe politica determinata. In negativo, il fiscal compact lo hanno fatto passare in due giorni.

Ma nel nostro piccolo, invece di prendercela con l’immigrato, prendiamocela con chi non controlla i cantieri e le industrie, con chi permette che gli immigrati, che pure hanno bisogno di mangiare, rubino il lavoro agli italiani accettando condizioni di schiavitù. L’Italia é un paese che invecchia e che ha bisogno di immigrazione, ma ha ancora più bisogno di uno Stato che torni a funzionare e a fare gli interessi dei cittadini.

Concludo dicendo che c’è davvero bisogno di rovesciare radicalmente la narrativa politica degli ultimi anni e di rifocalizzare l’opinione pubblica, e l’azione politica, su problemi e obiettivi reali - sul come risolverli e raggiungerli.
A tale proposito è nata la costituente del PDP, Partito Democratico Progressista. Se volete cambiare le cose, unitevi a questo innovativo progetto, affinché si torni a parlare dei problemi veri del nostro tempo.

www.partitodemocraticoprogressista.it

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Scrivo questo post sulla base della delusione per alcuni commenti che vedo sulla pagina Facebook del Movimento Roosevelt, commenti di persone che chiaramente credono che la nazionalitá sia una discriminante valida per la valutazione del valore delle persone, e che non capiscono che per difendere le conquiste sociali ottenute, non ci si può permettere di giocare in difesa, ma bisogna necessariamente passare all’attacco, rilanciando e ribadendo l’universalitá dei diritti umani e delle conquiste sociali del ‘900.

Il mio ringraziamento va a Diego Carlucci che, nonostante molti attacchi personali, mantiene sempre la bussola dei principi puntata nel verso giusto.

Copio qui di sotto il mio commento a quei post, che potrebbe avere valore per mettere in contraddizione coloro che tanto parlano dei migranti economici...

"Carissimo ***** ***** etichettare coloro che non criticano i famigerati “migranti economici” come “boldriniani” è beneath you.

Proprio qui a Londra (quindi terra di migranti economici italiani), due settimane fa, un ragazzo cinque stelle provava ad articolare la teoria dei migranti economici non rendendosi minimamente conto che, anche se volessimo criticare e fermare coloro che vengono per ragioni economiche, sono l’economia e le politiche occidentali a creare le condizioni economiche, in quei paesi, per cui tanti poveracci sono disposti a lasciare casa, lavoro e famiglia.

In questo senso, il “migliore” delle ultime settimane è stata una persona che ha levato me ed altri l’amicizia dicendo chiaramente che lo faceva perchè noi non la pensavamo come lui sui migranti. Nel messaggio diceva di augurarci buona fortuna perchè quando l’Italia sarà sommersa da musulmani lui non ci sarà più - in quanto sarà in Russia o da qualche altre parte...... a fare egli stesso il migrante!!! Fantastico.

Il Movimento Roosevelt basa la propria azione politica sulla tutela dei diritti umani. Pur rendendoci conto che un problema di migrazione esiste, non è certo possibile per il Movimento Roosevelt cadere in nazionalismi, protezionismi o egoismi che possano non tenere conto delle condizioni di vita di ogni uomo, sotto ogni cielo del pianeta.

Anche io sono estremamente deluso, come Diego, di come tante persone su questa pagina continuino a non capire cosa significhi riconoscere praticamente i diritti umani di ogni essere umano. Ogni essere umano è uguale all altro, la nazionalità non è una discriminante, siamo tutti cittadini del mondo."

 

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