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Che tristezza, se a Roma l'11 novembre dovesse vincere il “sì” al referendum consultivo, proposto dai radicali, sulla sostanziale privatizzazione dell'Atac: guai se il pubblico si arrendesse in partenza, rinunciando alla possibilità di risanare un servizio vitale come quello dei trasporti, senza per forza consegnare ai privati il monopolio dell'efficienza. Netta la posizione del Movimento Rooseevelt: la consultazione romana, pur giustificata dalla situazione disastrosa dell'Atac, non è che l'ennesima riproposizione della consueta ideologia neoliberista, secondo la quale il sistema pubblico sarebbe sempre da rottamare, in blocco. Lo afferma Gioele Magaldi, presidente MR, in web-streaming su YouTube con Marco Moiso, vicepresidente del movimento.
Atac Roma 8d8fd
Atac Roma 8d8fd


Il servizio trasporti romano – precisa Moiso – resterebbe comunque pubblico e controllato dal Comune (numero delle tratte, costo del biglietto). Cambierebbero la gestione del servizio e le sanzioni comminabili. Votando “no”, la gestione resterebbe all'Atac, che è municipalizzata e viene presentata dai promotori del referendum come un monopolio. Votando “sì”, invece, la gestione del servizio andrebbe a gara, tra aziende pubbliche e private in libera concorrenza tra loro. Se tutto resta com'è, il Comune non può sanzionare Atac nel caso non rispetti il contratto di servizio, mentre se vincesse il “sì” il Comune potrebbe revocare la concessione, in caso di inottemperanze della società concessionaria. Il messaggio: a parità di condizioni, un privato – che deve comunque fare profitto – farebbe meglio del pubblico.

«Io sono di impostazione liberale – precisa Moiso – ma credo che alcuni servizi fondamentali vadano garantiti dall'apparato statale. Ma al di là di questo – aggiunge – non mi sta bene l'idea che il privato debba sempre necessariamente funzionare meglio del pubblico, anche facendo profitto». Sul tema, Moiso ha le idee chiare: «Credo che le aziende pubbliche debbano essere il fiore all'occhiello di uno Stato riorganizzato secondo criterio. Uscendo dalla narrativa neoliberista, mi sarebbe piaciuto un messaggio del tipo: riscattiamo l'Atac e il trasporto pubblico, anziché proporre la sua liberalizzazione».

Sulla stessa linea Gioele Magaldi: «L'Atm di Milano, pubblica e municipalizzata, funziona benissimo e garantisce trasporti efficienti. E addirittura viene richiesta di esportare i propri servizi altrove, in Europa. Un esempio di come il pubblico possa essere sinonimo di virtuosismo». Chi ha proposto il referendum di Roma, aggiunge Magaldi, «fa passare in termini abbastanza sfacciati l'idea che il pubblico non funzioni – e con l'Atac è facile affondare la lama nel burro: l'azienda romana purtroppo ha fatto acqua da tutte le parti, sotto ogni amministrazione». Sappiamo però che in Italia «le annunciate liberalizzazioni sono state, di fatto, privatizzazioni oligopolistiche».

Si dice che le tariffe continuerebbe comunque a deciderle il Comune? Vero, «ma è naturale pensare che l'azienda potrebbe premere sul Comune per ottenere tariffe più salate». Beninteso, chiarisce Magaldi: privatizzare, in assoluto, non è che sia un male. Il mercato funziona, quando è davvero libero ed evita la logica dei trust. «Quello che non ci sta è dire che ciò che è pubblico non può essere riformato e migliorato. Anzi: se il pubblico funziona bene, stimola il privato a funzionare meglio», sottolinea il presidente del Movimento Roosevelt. «Se invece il pubblico viene presentato come inefficace e il privato come emblema di efficienza, il privato può permettersi di funzionare “male come il pubblico”, perché “tanto il pubblico è sempre peggio”».

Su questo referendum, secondo Magaldi, si gioca un'impostazione culturale ideologica. «E siccome noi combattiamo l'ideologia neoliberista, che ha “insegnato” la privatizzazione del mondo, inclusi i servizi essenziali – sottolinea – sarà bene puntare su una riorganizzazione radicale e drastica, dell'Atac, probabilmente a cura di una giunta comunale molto migliore di questa pessima giunta Raggi». Il referendum? «Una solenne perdita di tempo: io non andrò nemmeno a votare». La vera sfida, per la dignità del popolo romano? «Stringersi attorno a una nuova azienda municipalizzata, riveduta e corretta, e a una nuova gestione del Comune di Roma che voglia risolvere il problema trasporti senza dichiararsi sconfitto e senza liberarsi in questi termini del fardello Atac, quando c'è il modello milanese che si può benissimo emulare».

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