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Lazio, vaccini antinfluenzali obbligatori per gli ultrasessantacinquenni, gli operatori sanitari ed una forte raccomandazione per i bambini dai 6 mesi ai 6 anni. Il Movimento Roosevelt ha detto no e sostiene il ricorso di AMPAS al Tar.
Il Movimento Roosevelt si è costituito ad adiuvandum nel ricorso degli operatori di AMPAS per chiedere che sia dichiarato nullo l’atto amministrativo del presidente della Regione Lazio con cui il 27 aprile scorso è stato determinato l’obbligo vaccinale contro l’influenza per alcune categorie, da effettuarsi a partire dal 15 settembre fino al 30 gennaio.  Si riscontra quella che potremo definire una “pessima abitudine”, ma soprattutto una prassi antidemocratica: l’obbligo ad un trattamento sanitario obbligatorio. La nostra Costituzione ha nell’art 32 chiarito bene che per ordinare una restrizione della libertà personale così forte occorrono motivazioni di

l’emergenza e la contingibilità. Si è infatti ordinato il 27 aprile un’ azione che dovrebbe svolgersi da settembre, per una presumibile seconda ondata Covid. In cui il vaccino antinfluenzale servirebbe per escludere una platea di febbricitanti dal percorso Covid ed evitare di intasare i pronto soccorso. Due ipotesi che non sembrano convincere molti medici, ma soprattutto la loro libertà e responsabilità è azzerata in questo atto d’imperio, di rango inappropriato (amministrativo).  Pertanto, il Movimento Roosevelt vuole testimoniare la sua determinazione a non permettere alcuna violazione dei diritti umani, come quello della violazione della libertà personale, ma anche del diritto/libertà alla cura migliore possibile. Non pochi studi, infatti, dimostrerebbero che la vaccinazione contro il virus o i virus influenzali non servirebbe e non aiuterebbe nella fase pandemica del Covid, anzi potrebbe  esporre i vaccinati perfino ad una maggiore predisposizione. Sono studi americani, forse non tutti gli studi lo attesterebbero, ma di fronte ad un obbligo anche un solo dubbio in tal senso, dovrebbe far scattare il principio di precauzione: se non posso dimostrare la certezza del beneficio della cura, allora occorre astenersi dall’uso di farmaci che verrebbero iniettati in base ad una valutazione di tipo epidemiologico, per gestire meglio le criticità sanitarie non per curare. Un ragionamento, quello della Regione Lazio, con troppe variabili,  tanto più se esistono alcuni studi avversi.  Entro settembre si attende la sentenza per annullare l’atto. Ringraziamo l’avv. Vanni Oddino per il suo lavoro per il sostegno legale.

Monica Soldano

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