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Caos Europa, tutti i finanziamenti nascosti della Commissione

Caos Europa, tutti i finanziamenti nascosti della Commissione


       DISUNIONE EUROPEA

Alessandro Loreto

L'epidemia Covid-19 ci ha indotto a cambiare l'ordine delle nostre riflessioni e interventi. Avremmo dovuto scrivere sulla stagione dei tentativi "veri" di colpi di Stato in Italia a cavallo degli anni '60-'70 (furono ben quattro e non da operetta come i soliti depistatori vorrebbero far credere ancora oggi, vale a dire quelli del '64, '69, '70 e '74). Ne parleremo più in là, avendo notato in chi ci segue un po' di confusione in merito, soprattutto parlando di Piazza Fontana. Non sempre qualche buona lettura o consultazione di pur accreditati siti sul tema puo' veramente aiutare a capire dinamiche molto complesse ed articolate, soprattutto per i piú giovani che a quel tempo neppure erano nati. È chiaro che a nostra volta non staremo a specificare le nostri fonti (per evidenti motivi di opportunità), ci limiteremo se possibile semplicemente a mettervi su una strada percorribile, il resto lo lasciamo alla vostra intelligenza valutativa, al vostro raziocinio, curiosità e istinto possibilmente pragmatico.

 

Questa volta ci è sembrato giusto parlare di Unione Europea, un tema fondamentale per i popoli che sono all'interno della stessa, ma che per storia politica e forza economica riguarda anche il resto del mondo. Oltre cinquecento milioni di persone hanno sul loro passaporto scritto "Unione Europea" e sotto un po' più in piccolo la loro nazionalità di provenienza interna all'Unione. Non è una questione da poco, perché presuppone al mondo intero che uno è cittadino di nazionalità europea e poi di quella di origine

. Un documento che attesta ancor prima di una collocazione burocratica, un’appartenenza fisica e culturale all'Europa. Questo passaporto è il nostro lasciapassare di riconoscimento in ogni scalo aero-portuale e doganale dell'intero pianeta. I nostri dati sensibili e personali attestano che siamo per esempio nel nostro caso: "cittadini dell'Unione Europea della Repubblica Italiana". Va ricordato a chi ci segue che negli anni '80 il Parlamento ratificò la nostra adesione alla Comunità Europea (CE), nipote della Ceca (Comunità economica del carbone e dell'acciaio) e figlia della CEE (Comunità economica europea). Dopo la ratifica ci fu un referendum cui gli italiani furono chiamati a confermare la stessa ratifica per l'adesione alla Comunità europea oppure no. Aver ricostruito questo percorso è importante per la nostra narrazione, perché mette dei punti fermi inequivocabili e puntuali, facendo capire che l'Italia all'interno di queste scelte c'è sempre stata. Dalla Ceca in poi l'Italia è sempre stata un paese fondamentale, oltre che fondatore della costruzione politico-economica europea.

L'idea di Europa unita nasce innanzitutto da un'esigenza geopolitica, dovuta al fatto che nel '900 l'epicentro originario dei due conflitti mondiali sia stato il Vecchio Continente e per porre fine all'atavica rivalità tra le due potenze dell'Europa centrale combattutesi violentemente a prezzo di perdite umane altissimi e immani distruzioni come Francia e Germania. Non è un caso che fin dagli inizi i Paesi fondatori storici di una prima forma di organismo europeo siano Italia, Francia e Germania, cioè nazioni che avevano perso la seconda guerra mondiale (Italia e Germania) e una che non l'aveva né vinta né persa, diciamo l'aveva pareggiata, la Francia. I veri e unici vincitori a pieno titolo sono stati gli USA, l'Urss e la Gran Bretagna. Gli stessi Stati Uniti tra la fine degli anni '40 e l'inizio dei '50 favorirono l'integrazione europea ben consapevoli che avere in un'alleanza strategico-militare come la NATO le potenze sopra menzionate (Francia, Italia, Germania) non era sufficiente a garantire l'equilibrio e la stabilità continentale. Nell'ottica post bellica di guerra fredda contro l'Urss, gli Stati Uniti avvertirono la necessità di favorire la creazione di un blocco europeo occidentale economicamente forte ed industrialmente avanzato, da contrapporre ai paesi europei dell'est sotto la sfera sovietica. È in questa veste storica che possiamo sostanzialmente inquadrare il Piano Marshall.

Nel 1941 con il Manifesto di Ventotene due grandi italiani come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi auspicavano un’Europa libera, democratica e federale.

A questo auspicio, tre grandi statisti come il francese Robert Schuman, l'italiano Alcide De Gasperi ed il tedesco Konrad Adenauer hanno iniziato a dare forma e sostanza con saggia lungimiranza, cercando di gettare le basi per un’Europa dei popoli e dei cittadini, come fondamenta solide per un’Europa Politica. Purtroppo il loro nobile disegno è stato fortemente pregiudicato e deviato da potentissimi super-burocrati ed eminentissimi economisti ultraconservatori, iperliberisti e neoaristocratici tra cui spiccano Jean Monnet e Richard Coudenhove Kalergi, i quali hanno creato i presupposti per un’ Europa bancaria, speculativa, delle multinazionali, dei comitati d'affari; un'Europa non dei popoli e dei cittadini bensì un continente di sudditi pieno di diseguaglianze.

Negli ultimi venticinque anni l'Unione Europea ha perso importantissimi treni e con grandissimo rammarico constatiamo appuntamenti epocali mancati, che forse (noi ci auguriamo con tutto il cuore di no) potrebbero aver compromesso il sogno e l'utopia dell'Unione degli Stati europei, o se preferite degli Stati Uniti d'Europa, tappa ultima del progetto iniziato settanta anni fa. Il primo colpo forse mortale è stata l'introduzione affrettata di una moneta unica e la creazione dell'area Euro, prevista con il Trattato del 1992 e  entrata effettivamente in corso legale nel 2002, che ha stabilito l'adesione all'Euro di molti paesi senza tener conto delle differenti (anche di molto) situazioni economico-finanziarie e relativi debiti pubblici dei vari Stati. Rammentiamo che il debito pubblico è la storia e la carta di identità economica che nel bene e nel male (sicuramente più nel male) ogni nazione si porta nel suo futuro. Le Commissioni Europee succedutesi dal 1992 al 2002 cercarono di fare quanto più possibile a livello di pressione sui singoli paesi, per far sì che si potesse arrivare a debiti pubblici quanto più omogenei tra i paesi dell'Eurozona. Quando si arrivò al 2002 l'Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia (che hanno e avevano le loro pesanti responsabilità nelle loro cattive gestioni nazionali) si sono presentate con un cambio praticamente dimezzato delle rispettive valute. Agli occhi anche di chi non era un luminare dell'economia apparve chiaro che nel giro di pochi anni si sarebbero create, all'interno del sistema, fratture profonde tra paesi del nord e paesi del sud Europa, rischiando di risvegliare atavici e storici pregiudizi legati a diffidenze mai del tutto sopite.

Il secondo errore è stato quello di dotarsi di una Banca Centrale Europea (BCE) che per definizione non è un prestatore di ultima istanza. Più chiaramente a differenza delle banche di altri Stati a grandezza continentale, non può stampare moneta. L'unica cosa operativa ed esecutiva che può fare è quella di comprare titoli di Stato che vengono emessi dai singoli paesi membri. Ma anche qui il discorso è molto macchinoso perché nel board della Bce ci sono banchieri di tutti i paesi dell'euro e gli interessi e gli obiettivi nazionali sono molto diversi tra loro in grandissima parte, per i motivi già sopra elencati in maniera sintetica.

Il terzo e forse, questo sì, mortale errore è stato di tipo politico-istituzionale nel 2004-2005 con la mancata adozione della tanto attesa e sospirata Costituzione Europea, che avrebbe rappresentato la pietra angolare per una Europa finalmente politica, con il primato che questa deve avere su tutti gli altri ambiti, economia compresa. La Costituzione avrebbe sancito universalmente doveri e diritti dei cittadini del continente, facendoli sentire tutti quanti comunità affratellata dalla cultura e dalla storia comune. Dopo un lungo e sofferto lavoro istituzionale di preparazione cui avevano contribuito i migliori giuristi europei, la Costituzione fu rimessa all'approvazione dei singoli parlamenti nazionali. Nel 2004 la maggior parte delle assemblee avevano espresso pareri positivi e nel 2005 Francia e Olanda vollero sottoporre l'approvazione ad un ulteriore vaglio, indicendo un referendum popolare sicuri dell'indirizzo favorevole dell'opinione pubblica. Fu un marchiano errore politico, perché si finì col mischiare problemi interni con dinamiche europee. Sia i francesi  prima, che gli olandesi un mese dopo circa, votarono seppur di stretta misura in maggioranza per il "no". Dopo uno shock ed uno smarrimento iniziale, si pensò che i tempi non fossero ancora maturi per un passo così intraprendente e importante, dacché l'ambizioso e decisivo progetto verso gli Stati Uniti d'Europa si fermò definitivamente.

Nel 2009 dopo mille compromessi venne approvato il Trattato di Lisbona, che dava vita all'attuale denominazione di Unione Europea (UE). Fu un compromesso e un conseguente risultato al ribasso dopo la cocente sconfitta del 2005. Dal Trattato uscì un’Unione che aveva ed ha un forte carattere basato su un'impostazione di tipo economico-finanziario-bancario, di vicinanza agli interessi delle multinazionali, delle corporazioni, delle assicurazioni.

Arriviamo ai giorni nostri: nel 2016 un ulteriore indebolimento all'Unione Europea arriva dall'esito del referendum popolare sulla permanenza o meno del Regno Unito nella stessa UE, che da esito negativo e porterà alla definitiva uscita di quest'ultimo.

Analizzando poi come l'Europa abbia affrontato o sia intervenuta nelle varie vicende e questioni internazionali, come crisi e tensioni geopolitiche soprattutto (da ultimo quella siriana e libica), possiamo constatare la totale mancanza di un indirizzo politico unitario e di un coordinamento strategico comune, lasciato invece all'azione dei singoli stati, che procedono per conto loro e tutelano i propri interessi esclusivi, spesso in contrasto con quelli di altri stati europei.

In questo quadro di fragilità, si è abbattuta da ultima l'emergenza Coronavirus o Covid-19.

Questa pandemia porterà ad un ridisegno della finanza mondiale. Per l'Unione Europea un avversario improvviso che potrebbe dargli l'ultimo decisivo colpo fatale. Questa potrebbe essere l'ultima chiamata utile, le sue istituzioni debbono ora trovare la forza di invertire il paradigma politico-economico facendo quello che non sono riuscite a fare anni fa. Non c'è più tempo per i piccoli egoismi nazionali. L'unione o sarà profondamente diversa o non  sarà più. I popoli ed i cittadini europei travolgeranno le istituzioni stesse sotto il peso degli squilibri socio-economici che aumentano povertà, disuguaglianze, ingiustizie, dovute anche  a miopi politiche neoliberiste entrate nel DNA a tutti i livelli fino anche alla maggior parte dei burocrati che applicano le politiche economiche europee. In passato queste cose sono già successe e la storia ci ha insegnato che poi gli spazi e le occasioni che si aprono sono imprevedibili, seppur anche terribili.

Il 9 maggio l'idea di Europa politica compie settanta anni con il discorso di Robert Schuman del 1950. Quella nobile idea, di Schuman, è stata tradita più volte dall'Unione Europea. Consigliamo di non tradirla un'altra volta, ahinoi potrebbe essere l'ultima.

Consigliamo saggezza e lungimiranza e l’abbandono di oramai vetuste politiche neoliberiste e neoaristocratiche  ai vertici delle istituzioni europee se non vorranno perire sotto i colpi non solo del Covid-19, ma sotto le macerie della storia, che sono ben più pesanti e distruttive.

    Alessandro Loreto

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