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Turchia, Libia, Francia sono i problemi geopolitici principali dell'Italia e sono collegati tra loro.. Lo dicevamo un anno fa alla fine dell'articolo linkato e purtroppo si sta avverando.

 https://blog.movimentoroosevelt.com/blog/1846-geopolitica-cosa-e-esattamente.html

Le conseguenze dell'accorso tra la Libia di Sarraj e la Turchia di Erdogan, accordo che definisce le rispettive ZEE e i loro confini, come se in mezzo non ci fossero Cipro, Creta, una miriade di altre isole greche, l'Egitto e Israele, sta iniziando a corrodere gli equilibri internazionali. La nave Bast Galim della Israel Oceanographic Research che stava effettuando ricerche per conto del legittimo governo cipriota, è stata allontanata con la forza da navi turche. Israele, ha risposto effettuando in questi giorni esercitazioni navali congiunte con Cipro proprio nelle stesse acque con la partecipazione anche di assetti aerei.La tensione quindi sta aumentando. Per certi versi, anche se può apparire assurdo, le origini di tale stato di cose possono, in parte, essere imputabili anche alla politica di indecisione dell'Italia. Sarraj ha fatto un grosso passo falso nell'accettare quegli accordi farlocchi (che non rispettano nessuna convenzione internazionale come ad esempio la UNCLOS,) Ma mettiamoci nei suoi panni: è in estrema difficoltà a causa degli aiuti sempre più consistenti da parte di Egitto, Arabia, EAU, Russia a Haftar.

Dalla sua parte (riconosciuta dall'Onu come legittima) a parte belle parole, conferenze internazionali inutili e qualche informazione di intelligence, nessuno ha fatto atti concreti di sostegno (a parte Turchia e Qatar). Preso per il collo ha accettato l'unica ancora di salvezza concreta (nonché viscida e pelosa) che gli è stata gettata. Esca gettata per consolidare le ambizioni di neottomanesimo della Turchia. Per l'Italia questa è una situazione disastrosa, poiché, comunque vada, ci pregiudica dall'avere nei nostri confini marittimi meridionali una situazione tranquilla e non ostile. Se vince Sarraj probabilmente la Turchia, che è nostra avversaria de facto in Eastmed fagociterà i buoni rapporti con Sarraj e le nostre concessioni di gas e petrolio, Haftar ha invece già dimostrato la sua ostilità nei nostri confronti, in favore delle altre potenze che l'hanno sostenuto. Questo è avvenuto anche grazie alla politica goffa, cinica e miope della Francia che all'inizio ha ostacolato i nostri rapporti di pacificazione tra le due fazioni, avendo come obiettivo principale solo il possesso delle nostre concessioni, senza capire i rischi per tutta l'Europa di cosa ciò comportasse E' pur vero per fortuna che .di fatto ENI è partner insostituibile di NOC(National Oil Company) e controlla tutta la distribuzione di gas in Libia, nonché Green Stream. Noc distribuisce i dividendi tra tutti gli attori in campo compreso Haftar, che non può permettersi di attaccarla direttamente finché non controlla Tripoli, che per questo è così fondamentale per il controllo della Libia, non solo perché è la capitale. ma cosa accadrebbe con Haftar padrone di Tripoli o comunque "comproprietario"? A quel punto probabilmente cadrebbe l'embargo sull'esportazione dell'oil and gas, dove NOC ha il monopolio, gli assetti di ENi verrebbero nazionalizzati, si esporterebbe il GAS via nave con nuovi centri di liquefazione. Non dimentichiamo che sia la Turchia che la Russia avrebbero tutto l'interesse l'una di prendere gli asset dell'ENI in favore proprio, l'altra di spostare gli approvvigionamenti in favore delle proprie risorse. In più la Turchia ha tutto l'interesse, assieme alla Russia di boicottare anche Eastmed. Non dimentichiamo anche REEF 1 e 2 al largo della Libia, in cui un nuovo padrone di Tripoli farebbe subito a cambiare le concessioni e i diritti a tutto sfavore di ENI, poiché non sarebbe stato lui a firmare quegli stessi accordi. Certo, sono cose che per fortuna non si fanno in pochi giorni ed ENI e Italia riuscirebbero con un po' di abilità a ridurre i danni e a "contrattare" la ritirata, ma comunque sarebbe una ritirata molto salata e una sconfitta in termini sia economici che geopolitici che di relativa tranquillità e controllo dei confini meridionali. Si butterebbero via decenni di abile diplomazia, e non solo.. Ma la causa principale di tutta questa situazione critica è stata proprio la pusillanime indecisione della politica estera italiana attuale che ha visto nella Libia solo il problema dell'immigrazione, non capendo che era il minore dei problemi che poteva arrivare da quelle sponde. Quando si crea un vuoto, l'abbiamo già ribadito, questo viene riempito quasi automaticamente e nel senso sfavorevole a chi il vuoto l'ha creato. E non serve a niente provare a rimediare solamente con vacue proposte diplomatiche, quando uno dei due contendenti ti dice che l'unica soluzione è la forza e la sconfitta dell'avversario.(Haftar) Ora è troppo tardi, forse. Quando era chiaro che Haftar avrebbe violato gli accordi e avrebbe tentato di conquistare con la forza Tripoli, a dispetto delle decisioni internazionali e degli interessi Italiani, bisognava agire con fermezza, fare capire che l'Italia non avrebbe accettato questo. Forse sarebbe bastato mandare un paio di navi al largo di Tripoli (diplomazia navale) e un sorvolo di aerei militari per far capire questo e per far sfumare in Haftar e in chi lo sosteneva la certezza di una vittoria finale. Le forze armate infatti servono come effetto di deterrenza, per PREVENIRE situazioni molto più disastrose. Un azione efficacie (dimostrativa) e decisa dell'Italia mirante a far capire la nostra fermezza e opposizione a soluzioni cruente,, in accordo con altre potenze, ci avrebbe risparmiato mesi di guerra e un paio di migliaia di morti e sofferenze tra i Libici (cosa che più conta) Sembra, da alcune fonti, che l'Italia sia riuscita a creare dei dubbi in Sarraj sull'opportunità di accettare l'aiuto di 5.000 uomini da parte della Turchia, ma se non diamo un contributo CONCRETO alla soluzione del problema, a cosa sarà servito installare questi dubbi? Il risultato di tutto questo? Che, a dispetto di un'apparente rivalità tra Turchia e Russia la Libia corre il serio rischio di venir divisa in due tra Turchia e Russia, escludendo l'Italia e le sue concessioni e rapporti commerciali privilegiati, instaurando così una situazione di instabilità non solo nei nostri confini meridionali ma in tutto il Mediterraneo centro orientale, con rischi per la nostra sicurezza e per quella dell'Europa di ordini di grandezza molto maggiori di quelli possibili se avessimo agito con lungimiranza.

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