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In associazione con i nuovi post, prosegue la ripubblicazione in questo nuovo blog dipartimentale dei precedenti interventi già pubblicati sul sito di MR

Un brillante e acuto intervento di Emilio Ciardiello che prosegue le serie di analisi sulla situazione africana, sul neocolonialismo di stampo occidentale e sulla nuova penetrazione cinese (e non solo) Tale intervento, come quelli che lo hanno preceduto e che seguiranno, come specificato in finale dallo stesso autore, non va inteso solo come una seppur pregevole analisi delle problematiche però fine solo a se stessa, ma come uno dei tasselli utili a elaborare delle proposte organiche, ponderate e declinate con cognizione di causa, di politica estera e di relazioni internazionali dell'Italia, proposte e strategie che latitano nel panorama politico italiano, se non come mero appiattimento a politiche sovranazionali, o come reazione a situazioni contingenti in cui è impossibile non prendere posizione e senza alcuna velleità di una  reale politica autonoma tra partner alla pari o comunque senza strategie a lungo termine. Tele politica di relazioni internazionali, pur rispettosa delle alleanze e appartenenze di campo, deve essere a lungo termine e non soggetta a mere scadenze e tornaconti elettorali a breve termine,  e deve  assolutamente andare incontro ai nostri legittimi interessi nazionali,senza ovviamente prevaricare quelli legittimi altrui, come anche descritto nel primo post pubblicato nello spazio del Dipartimento.

 Tra Occidente e Cina, tra neocolonialismi altrimenti declinati. AFRICA NORD OCCIDENTALE

cina africa 250x250 cd18b

L’Africa nord-occidentale denomina quella zona del continente africano che dalle coste atlantiche si addentra seguendo la fascia tropicale sub-sahariana sino all’attuale Sudan, confinante a nord con i paesi della fascia mediterranea (Marocco-Algeria-Libia-Egitto) e a sud con i paesi dell’africa centrale. I paesi che oggi compongono la regione sono Benin, Burkina Faso, Isola di Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Sierra Leone, Togo, Senegal, Ciad.

Si tratta di un’area vasta e molto variegata. Dal punto di vista geografico e climatico, si passa da un clima tropicale e una cintura di foresta sulla fascia costiera alla savana subsahariana nel nord dell’area,

mentre più si scende verso sud, più il clima e la vegetazione assumono i tratti tipici della fascia equatoriale. È molto disuniforme per ricchezza di materie prime e potenizalità di sviluppo. Alcuni paesi come la Nigeria, il Niger, il Senegal, sono ricchi di idrocarburi e di altre risorse del sottosuolo, tali da poter garantire ingenti potenzialità di sviluppo. Altri paesi hanno giacimenti di oro o di diamanti ed altre risorse minerarie come il Ghana, la Liberia, il Sierra Leone. Altri paesi presentano condizioni economiche più fragili come il Benin o il Burkina Faso.

Sotto il profilo dell’alfabetizzazione, l’incidenza percentuale degl alfabetizzati rispecchia lo sviluppo socio-economico dei singoli paesi della regione, con paesi che hanno valori inferiori o di poco superiori al 20% della popolazione. Anche etnicamente la regione presenta un’ampia diversità di popoli e tribù, mentre sotto il profilo della composizione confessionale si passa da paesi quasi totalmente mussulmani (Mauritania, Mali, Niger, Senegal, Guinea), ad altri che hanno forti presenze cristiane (Capo Verde, Ghana, Liberia), animiste e di culti tradizionali (Togo, Benin, Guinea-Bissau).

 

Quanto ai rapporti economici e finanziari sono ancora forti i legami con le ex potenze coloniali, in particolare Francia e Regno Unito. Nel dopoguerra e durante la guerra fredda anche in questa regione del continente fu forte l’influsso del contrasto ideologico e politico delle due superpotenze (USA e l’allora URSS), che influenzarono fortemente le vicende dei vari paesi della regione. Piu di recente, in particolare dagli anni novanta del secolo scorso, sull’onda della globalizzazione e della liberalizazione dei mercati, nella regione compare e si rafforza velocemente la presenza della Cina, che è riuscita negli ultimi decenni a realizzare un ampio spazio per vere e proprie colonie cinesi, con la presenza di aziende della potenza asiatica sia pubbliche che private, e accordi privilegiati di sfruttamento delle ricchezze naturali.        

Contrariamente all’abbondante generosità geografica e naturale, la regione, pur con aree di maggiore sviluppo, con forte urbanizzazione e dinamicità, rimane contrassegnata da equilibri precari, esposizioni finanziarie e commerciali con l’estero, dipendenza alimentare, medico-farmacologica, e tecnologica, regimi politici spesso lontani dai modelli di democrazia e rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui e delle società.

La mancanza di stabilità dello sviluppo economico e di una diversa distribuzione delle risorse tra le popolazioni, rende piu lento ogni processo di consapevolezza dei diritti civili e politici e il formarsi di una coscienza civile, con un impatto negativo sullo sviluppo politico e sociale. Questa regione del continente africano con un pil complessivo superiore a 500 miliardi di dollari e una popolazione di circa 350 milioni di persone, sarebbe potenzialmente in grado di sviluppare una propria solida economia basata sulle ampie risorse energetico-minerarie e naturali di cui dispone.

Per quanto attiene ai regimi valutari, mentre la magior parte delle ex colonie inglesi battono ciascuna propria moneta, molte ex colonie francesi hanno come valuta il franco cfa (UEMOA) e partecipano ad una zona valutaria compredente molti degli stati della regione (tabella 2). Dati i vincoli in termini di riserve valutarie e di politica monetaria, il franco cfa è spesso accusato di essere uno strumento di controllo economico finanziario molto stringente, che, di fatto, limita ancora la piena autonomia nelle scelte di politica economica degli stati aderenti.

Tabella 1 – principali parametri per singolo paese

Fonti: Wikipedia, google da Banca Mondiale

 

Paese

ex potenza coloniale

popolazione mln

pil in mld di usd

alfabetizzazione

aspettativa di vita

BENIN

francia

11,1

9,27

38,4%

60,91 (2016)

BURKINA FASO

francia

17,3

12,87

36,0%

60,36 (2016)

COSTA D’AVORIO

francia

19,7

40,39

43,1%

53,58 (2016)

GUINEA

francia

10,6

10,49

30,4%

60,02 (2016)

MALI

francia

16,1

15,29

38,7%

57,97 (2016)

MAURITANIA

francia

3,7

5,03

52,1%

63,24 (2016)

NIGER

francia

19

8,12

19,1%

60,06 (2016)

NIGERIA

francia

190

375,80

59,6%

53,43 (2016)

TOGO

francia

7,8

4,81

66,5%

60,23 (2016)

SENEGAL

francia

16,6

16,37

57,7%

67,15 (2016)

CIAD

francia

13,6

9,98

40,2%

52,90 (2016)

ISOLA DI CAPOVERDE

portogallo

0,6

1,82

43,1%

''

GUINEA-BISSAU

portogallo

1,5

1,35

59,9%

57,40 (2016)

GAMBIA

regno unito

2

1,02

55,5%

61,19 (2016)

GHANA

regno unito

27

47,33

76,0%

62,74 (2016)

LIBERIA

regno unito

4,2

2,16

47,6%

60,50 (2016)

SIERRA LEONE

regno unito

6,1

3,77

48,1%

51,84 (2016)

Le aspettative di vita indicano condizioni di scarso benessere diffuso, con sacche di estrema carenza delle condizioni essenziali alla vita stessa. In più, la popolazione della regione segna tassi d’incremento molto ampi e tali da costituire elemento di preoccupazione per i prossimi decenni. Solo la Nigeria, paese più popoloso dell’intero continente africano, nel 1960 contava poco più di 40 milioni di abitanti, mentre oggi ne conta oltre 190 milioni e si prevede che per il 2025 avrà raggiunto i 230 milioni di abitanti. Questa esplosione democrafica riguarda l’intera area in esame ed è parte di un fenomeno di crescita demografica che riguarda l’intera Africa (si stima che la popolazione del continente raggiungerà 2,3 miliardi di individui nel 2050).

Storicamente si tratta di un’area di antica civilizzazione, interessata dallo sviluppo dei commerci e fiorente culturalmente, come testimoniato dalla città di Timbuktu. Commerci con le regioni europee del mediterraneo esistevano sin dall’antichità attraverso le coste mediterranee del Nord Africa. Lo sviluppo di rotte commerciali e la prosperità economica generarono alcune grandi formazioni statali (l'Impero del Ghana, l'Impero del Mali e l'Impero Songhai). Lo sviluppo autonomo della regione si interruppe con l’inizio della colonizzazione europea, quando, a partire dal XVI secolo, i Portoghesi installarono colonie commerciali nell’arcipelago di Capo Verde e alla foce del fiume Senegal (Dakar). Da allora si può affermare che questa regione abbia perso la propria capacità di gestione autonoma del proprio sviluppo.

 

Tabella 2 - Valute, debito estero, rapporto debito estero/pil e debito pubblico/pil

Fonte: wikipedia - FMI

 

paese

ex potenza coloniale

valuta

debito estero ( mld US $)

debito estero/pil

debito pubblico/pil (2017 FMI)

BENIN

francia

franco cfa

2,34

25,23%

54,60%

BURKINA FASO

francia

franco cfa

3,09

24,02%

38,33%

COSTA D’AVORIO

francia

franco cfa

10,03

24,83%

46,39%

GUINEA

francia

franco guineiano

1,34

12,75%

39,67%

MALI

francia

franco cfa

3,63

23,71%

35,56%

MAURITANIA

francia

ouguiya

3,59

71,34%

91,09%

NIGER

francia

franco cfa

2,73

33,61%

46,53%

NIGERIA

francia

naira nigeriana

15,05

4,00%

23,40%

TOGO

francia

franco cfa

1,17

24,37%

78,63%

SENEGAL

francia

franco cfa

6,19

37,79%

61,15%

CIAD

francia

franco cfa (CEMAC)

1,88

18,79%

52,53%

ISOLA DI CAPOVERDE

portogallo

escudo cp

1,66

91,06%

126,03%

GUINEA-BISSAU

portogallo

franco cfa

1,10

81,29%

41,97%

GAMBIA

regno unito

dalasi gambese

0,54

53,30%

123,24%

GHANA

regno unito

cedi ghanese

21,17

44,73%

71,84%

LIBERIA

regno unito

dollaro liberiano

1,11

51,48%

34,43%

SIERRA LEONE

regno unito

leone

1,56

41,36%

58,43%

 

Nell’arco dei decenni successivi sulla regione si riflettono e in parte si determinano gli equilibri tra le potenze europee, in particolare tra Portoghesi, Inglesi, e Francesi, che, spesso in contesa tra di loro, danno origine a dispute, con conquiste e cessioni di interi territori; si ripartiscono il controllo della regione fino al definitivo prevalere della Francia e dell’Inghilterra in pieno periodo colonialista ed imperiale del XIX secolo. Non si può non ricordare come il periodo della colonizzazione fece delle coste di questa parte di Africa il nefasto terminale di partenza degli schiavi destinati alle colonie europee nelle Americhe (si stima che oltre 3 milioni di Malinke partirono per le Americhe come schiavi).

Gli imperi coloniali iniziarono a decadere dopo la seconda guerra mondiale e già sul finire degli anni ‘50 quasi tutte le colonie della regione si erano rese autonome. In molti casi i nuovi stati indipendenti rimasero legati economicamente e politicamente alle ex colonie. La fine del colonialismo coincise con gli anni della guerra fredda e vide la comparsa di nuove potenze sullo scenario africano: gli USA e l’URSS che direttamente o indirettamente sono presenti nelle vicende politiche di molti degli stati africani anche di questa regione.

In quegli anni in alcuni casi la rivendicazione di una totale autonomia dalle ex potenze coloniali e le aspirazioni a forme di panafricanismo si confondevano con movimenti socialisti d’ispirazione filosovietica. Gli anni della guerra fredda videro una transizione post coloniale di alcuni stati segnata da golpe e dittature, di differenti connotazioni politiche. In alcuni casi, lì dove la classe dirigente esprimeva posizioni politiche diverse da quelle espresse dalle ex potenze coloniali e filo-occidentali, in una logica bipolare da guerra fredda, venivano instaurati regimi filosovietici, spesso dittatoriali, con golpe e tentattivi di rovesciamenti anche sanguinari (Guinea, Togo, Mali, Burkina Faso)

 

Tabella 3 - Religioni in percentuale per paese

(dati wikipedia)

 

Paese

musulmani

Cristiani

altro/animisti

BENIN

24%

32%

43%

BURKINA FASO

50%

30%

20%

COSTA D’AVORIO

38%

33%

29%

GUINEA

85%

10%

5%

MALI

80%

1%

19%

MAURITANIA

99%

0%

1%

NIGER

93%

0%

7%

NIGERIA

49%

49%

2%

TOGO

19%

29%

52%

SENEGAL

92%

6%

2%

CIAD

53%

35%

12%

ISOLA DI CAPOVERDE

0%

93%

7%

GUINEA-BISSAU

40%

15%

45%

GAMBIA

94%

4%

2%

GHANA

18%

71%

11%

LIBERIA

15%

66%

19%

SIERRA LEONE

60%

30%

10%

Un caso emblematico è quello dell'Alto Volta, attualmente Burkina Faso. In questo territorio non particolarmente ricco di materie prime, si sviluppò il tentativo portato avanti dal presidente Thomas Sankara nei primi anni '80 di dare al paese piena autonomia e dignità impostando riforme miranti ad accrescere le condizioni basilari per un sano sviluppo sociale, dall’istruzione alla salute, dal supporto all’economia locale. La natura tendenzialmente sociale del nuovo andamento dato al paese, la possibilità di rappresentare una ricetta autonoma facilmente imitabile, nonchè le stesse affermazioni di Sankara contro ogni forma di imperialismo, sia esso occidentale e capitalistico, sia sovietico e di stampo marxista-leninista, e le sue dichiarazioni contro l’inganno del debito estero e le ricette neoliberiste, fecero sì che il progetto, contrastato da interessi occidentali, si arenasse con l’eliminazione fisica di Thomas Sankara nel 1987, grazie alla complicità di un suo compagno di lotta, Blaise Compaorè che gli successe alla presidenza, riallineò il paese agli interessi occidentali e rimase al potere sino al 2014. Del grande progetto oggi non rimane che il nuovo nome, dato al paese dallo stesso Sankara, Burkina Faso (Terra degli Uomini Integri).

Tabella 4 – risorse minerarie e naturali

 

Paese

idrocarburi

altre materie

risorse minerali

BENIN

no

no

scarse risorse naturali

BURKINA FASO

no

si

rame, ferro, manganese, oro

COSTA D’AVORIO

si

si

petrolio, gas, diamanti, manganese, ferro, cobalto, bauxite, rame

GUINEA

si

si

giacimenti di bauxite, ferro, diamanti, uranio, e, nelle acque territoriali, petrolio

MALI

no

si

ferro, fosfati, oro e uranio, depositi di sale del Sahara

MAURITANIA

no

si

ferro, inoltre oro, rame, gesso, fosfati e ilmenite

NIGER

si

si

ferro, cassiterite, stagno, tungsteno, fosfati, carbone, petrolio, giacimenti di uranio, sale

NIGERIA

si

si

petrolio - Shell, l'ENI, la Mobil, la Chevron ecc., sulla base di ben precisi accordi con la Nigerian National Petroleum Corporation. Parimenti cospicua è l'estrazione di gas, l'estrazione della columbite nell'Altopiano di Jos, utilizzata per la preparazione di acciai speciali, il carbone, il ferro, lo zinco, il piombo, l'oro, l'uranio

TOGO

no

si

Fosfati

SENEGAL

si

si

giacimenti di fosfati, presenza al largo della costa sia di petrolio sia di gas naturale, in corso prospezioni riguardanti l'uranio; cospicui giacimenti di minerali di ferro 

CIAD

si

si

giacimenti di uranio, di stagno, tungsteno, magnesite, cassiterite, bauxite, petrolio, sinora quasi inesistente è l'attività estrattiva, limitata allo sfruttamento di salgemma a nord del Lago Ciad

ISOLA DI CAPOVERDE

   

Nn

GUINEA-BISSAU

no

si

Nn

GAMBIA

no

no

Nn

GHANA

no

si

L'oro, i diamanti, il manganese; bauxite e sale

LIBERIA

no

si

minerali di ferro, l'oro e i diamanti.

SIERRA LEONE

no

si

Diamanti mediante l'ente di Stato DIMINCO (Diamond Mining Company ). giacimenti di ferro, di bauxite e di rutilo, minerale largamente richiesto dall'industria spaziale.

Con la fine della guerra fredda e l’avvio della globalizzazione, le economie di molti paesi si trovano a fare i conti con le logiche neoliberiste delle grandi istituzioni internazionali, a partire dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Le ricette neoliberiste spesso imposte ai governi comportano la solita ricetta di privatizzazioni, taglio allo stato sociale, incremento della disoccupazione, crescente indebitamento estero e perdita del controllo delle risorse strategiche. L’approccio neoliberista alla cooperazione allo sviluppo finisce per ottenere scarsissimi risultati in termini di crescita, ma peggiora invece le condizioni di vita di molte delle popolazioni interessate, accresce elites locali privilegiate e conniventi.

Ed è in questo contesto, che a partire dagli anni novanta, si sviluppa la presenza della Cina come nuovo player nei paesi africani del nord ovest. Favorita dalla liberalizzazione dei mercati e dalle privatizzazioni, la formula cinese in poco più di un decennio si diffonde in tutti i paesi africani, promuovendo la realizzazione di infrastrutture, coltivando rapporti di affari e di politica con le classi dirigenti, garantendosi contratti di sfruttamento di giacimenti di materie prime necessarie allo sviluppo industriale cinese. Dagli anni novanta, via via crescendo, si avvia un ingente programma di investimenti cinesi nel continente africano e i Forum triennali Cino-Africani finiscono presto per raggruppare la presenza della totalità dei Paesi del continente. Ad ognuno il suo. Ad ogni paese la Cina offre esattamente quello di cui il Paese (o la sua classe dirigente) ha bisogno in cambio di concessioni, diritti di sfruttamento e libertà di azione commerciale. Complici le miopie occidentali, i paesi africani hanno trovato nei cinesi un’alternativa sostanziale alla cooperazione e al loro sviluppo di matrice occidentale, cui sono stati spinti anche per l’empasse economico cui i rapporti post coloniali e le istituzioni internazionali li avevano costretti. Mettendo la non ingerenza negli affari interni dei singoli paesi tra i punti cardine della propria campagna d’Africa, la Cina ha avuto le strade aperte dai governi della regione ampliando la propria presenza in ogni campo della loro vita economica.

A distanza di decenni di cooperazione cino-africana, gli aspetti comunque neo-colonali e di diversa forza contrattuale della cooperazione con la Cina iniziano a essere evidenti cosi come i limiti che la Cina comporta sotto il profilo dello sviluppo civile e politico dei paesi della regione. Questa nascente consapevolezza unita alle evidenze spesso tragiche del fallimento delle ricette neo-liberiste devono essere le basi di partenza per ogni progetto che voglia approcciarsi allo sviluppo della regione e alla cooperazione economica e geopolitica.

Dall’inizio della colonizzazione ad oggi gli interessi delle grandi potenze europee prima, degli Usa e dell’URSS durante la guerra fredda, e delle multinazionali occidentali e cinesi oggi, si ripropongono scenari dove questa, come le altre regioni del continente africano, vengono viste unicamente come territori di acquisizione di materie prime al minor costo possibile. La cooperazione tradizionalmente intesa si mostra incapace, se non in minima parte, di alleviare le distorsioni prodotte da un modello economico che non intende affatto produrre sviluppo durevole ed autonomo. L’Africa nel suo complesso è il continente che ha pagato per primo e ad prezzo altissimo le distorsioni indotte dal neoliberismo. Si può affermare che il liberismo e la globalizzazione hanno consentito alle multinazionali occidentali e più di recente anche cinesi, un monopolio di fatto nello sfruttamento delle risorse ed inibito qualunque tentativo di sviluppo autonomo. La stessa concorrenza dei prodotti cinesi ha ulteriormente indebolito le produzioni locali, e lì, dove i cinesi ne sono divenuti proprietari, alla migliore gestione economica non corrisponde anche un tenore migliore delle condizioni di vita dei lavoratori africani.

Certamente un ruolo non secondario nel rendere possibile lo sfruttamento è quello delle classi elitarie o dominanti locali, spesso conniventi e corrotte. Per certi versi si potrebbe anche sostenere che dalla fine del colonialismo propriamente detto vi sia stata una sorta d’involuzione, con classi dominanti locali troppo spesso oppressive, conniventi e dittatoriali. Così come certe sono le responsabilità dell’Occidente nel reprimere anche con l’assassinio e le guerre civili ogni tentativo di autonomia o di percorsi liberamente intrapresi da questo o quello stato della regione, così è certo che la situazione non migliora con la maggiore presenza della Cina, che totalmente indifferente alle pratiche politiche interne dei singoli stati, fa affari con le classi dominanti, arricchendole, classi spesso non esemplari delle migliori qualità etiche del continente africano.

La regione è ancora interessata da una debolezza delle istituzioni e prassi democratiche, con regimi spesso intolleranti della libertà di parola ed espressione, con violazioni gravi dei diritti dell’informazione giornalistica, con intimidazioni, violenze, carcerazioni ingiustificate (Liberia, Guinea). In molti paesi continua a essere in vigore la pena di morte (Ghana, Gambia, Mali, Nigeria etc.), anche in presenza di dichiarazioni da parte delle autorià locali di intervenire per una sua eliminazione. La situazione dei diritti civili e individuali è ancora molto precaria in tutta l’area.

In definitiva dalla fotografia di quest’area del continente africano, si desume che l’acquisizione delle ricchezze di cui dispone muove interessi di molteplici soggetti, tra multinazionali occidentali o asiatiche, in una situazione fluida che si configura come una forma di riposizionamento neo-coloniale del continente. Potenzialmente ricca di risorse, se governata con logiche differenti dal semplice sfruttamento e subbordinamento finanziario, uno sviluppo economico durevole della regione sarebbe perseguibile e con esso sarebbe favorita una stabilizzazione politica, demografica e uno sviluppo sociale diffuso.  

La fase attuale di neo colonizzazione spinge a considerare se e come anche la Repubblica Italiana debba inserirsi. Una formula di win-win italiano potrebbe anticipare alcuni elementi di un approccio alla cooperazione del tutto nuovo, un approccio non invasivo ma determinato in termini di obiettivi di sviluppo economico, sociale e umano da conseguire. Una ricetta italiana che consenta di accrescere il peso politico della Repubblica in questa regione, crei e rafforzi rapporti di cooperazione economica e politica, configuri qualche tassello di un diverso assetto di valori sottostanti la cooperazione e la concezione stessa dello sviluppo economico.

Sul ruolo italiano e sullo sviluppo dell’Africa, si ritornerà con articoli specifici e mirati. Qui vale la pena evidenziare come un programma di sviluppo autenticamente interessato a che il continente africano partecipi a pieno titolo alla vita economica del pianeta, deve porsi come obiettivo primo quello di restituire alle zone di intervento piena autonomia nello sviluppo socio-economico. La cooperazione internazionale dove mirare alla realizzazione di tutte quelle infrastrutture materiali e quegli assetti istituzionali tali da garantire le condizioni per lo sviluppo delle società e delle loro economie e partecipare a programmi ed iniziative tesi alla anche alla crescita di un’industria locale e della piccola e media impresa, anche artigianale. La politica italiana e qualsiasi programma di sviluppo e di cooperazione cui partecipi o attui, non può che muoversi all’interno di un paradigma che realizzi una sempre maggiore equità nella riallocazione delle risorse prodotte e sia indirizzato alla creazione di classi medie agiate, alfabetizzate istruite, culturalmente avanzate anche nel senso del rispetto dei diritti umani, nella convinzione che questo renderebbe possibile una maggiore effettiva autonomia e consapevolezza civile e politica.

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