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Un brillante e acuto scritto di Emilio Ciardiello che completa per certi versi l'analisi sulla Brexit. Due nazioni che nonostante le diffidenze e rivalità reciproche hanno molto in comune. Due nazioni che si sentono ancora imperiali. Due nazioni che avevano  perso un'impero ma non  avevano (hanno) trovato un ruolo. Due nazioni che hanno (avevano) perso l'Europa (la Russia il Patto di Varsavia) ma non hanno (ancora) ritrovato un impero.
gran bretagna e russia b2ebe
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Rapporti UK – Russia alla luce di una possibile Brexit

Sebbene non sia ancora chiaro se e come avverrà, sembra che il Regno Unito si avvii in un modo o nell’altro verso la Brexit. Ci si domanda quali potrebbero essere gli effetti di una possibile Brexit sui rapporti diplomatici e politici tra la Federazione Russa e il Regno Unito.

Ora è molto difficile poter immaginare quali saranno i rapporti tra il Regno Unito e un qualsiasi altro paese, quando non è chiaro se e come, dopo la Brexit, il Regno Unito riuscirà a rimanere, appunto, un Regno Unito.

Volendo comunque immaginare che riuscirà a risolvere le contradizioni interne che seguiranno alla Brexit (Scozia, Irlanda del Nord etc.), i rapporti con la Russia non potranno che rimanere tesi e di scontro, cosi come lo sono stati negli ultimi decenni, e certamente da quando la Russia si è nuovamente imposta sulla scena internazionale come potenza mondiale.

Lo scontro diplomatico e d’intelligence tra i due paesi ha, infatti, raggiunto livelli di particolare violenza, con connotati macabri, come la lenta morte in diretta di Letvinienko, ma anche al limite del disturbo psichico come nel recente caso Skipral, dove è molto difficile capire chi ha fatto cosa e perché. Ora non è tanto interessante addentrarsi nelle oscure vicende, nelle accuse e contro accuse che si addensano attorno ai singoli episodi, quanto comprendere le motivazioni di questa ostilità.

Per molti aspetti, infatti, sembra che, ancor più che con gli stessi Stati Uniti, i rapporti tra Regno Unito e Russia hanno raggiunto un livello di scontro caratterizzato da una maggiore veemenza, tra accuse e recriminazioni reciproche. Ed è certamente il paese europeo che più di ogni altro ha mostrato un’ostilità ed avversione verso la Russia. Cosi come la Russia dal canto suo non si è risparmiata di sbeffeggiare e insultare il Regno Unito come non ha fatto con nessuno dei paesi dell’UE, pur tuttavia tutti con posizioni (apparentemente) russo-fobiche e asserviti alla direzione imposta dagli USA, e spinti dai paesi di Visegrad, in mancanza di una politica estera autonoma e unitaria dell’Unione.

Lo scontro tra Regno Unito e Russia è uno scontro che si inquadra nel clima di neo imperialismo di stampo neo liberista che sta attualmente caratterizzando il mondo post Guerra Fredda e che vede le potenze Occidentali alle prese con il contrasto dell’affermarsi sulla scena globale di nuovi soggetti geopolitici. Gli scenari di scontro tra il Regno Unito e la Russia, in gran parte coincidenti con le aree anche di interesse degli USA, possono essere indicati sinteticamente sia in aree geopolitiche che hanno da sempre contrassegnato interessi contrastanti sin dal XIX secolo come l’Asia Centrale e il Medio Oriente, sia nei paesi del Nord Africa (Egitto, Libia etc.) e in prospettiva alcuni paesi dell’Africa subsahariana.  

Con la fine dell’Unione Sovietica e della Guerra Fredda, e con la globalizzazione lo scenario geopolitico globale si arricchisce in breve tempo di nuovi players, come la Cina e l’India in primis, che minano progressivamente l’egemonia statunitense ed occidentale in generale, mettendo in discussione anche il ruolo britannico. La Russia, che negli anni novanta sembra avviarsi verso un declino inesorabile, a partire dal primo decennio del nuovo millennio si riafferma in modo crescente come potenza militare e politica. Da qui nasce una rinnovata conflittualità tra la Russia ed il Regno Unito, che si trova insieme agli USA ed alla UE a contenere la nuova ascesa russa sulla scena globale.

Le ricchezze di idrocarburi e di materie prima della Russia e la ricchezza che da queste derivano rischiano di aprire legami forti con vari stati europei e questo determina una reazione del mondo anglosassone che, dopo aver inglobato nella NATO le repubbliche dell’ex blocco di Varsavia dell’est Europa, e le entità ex sovietiche non slave delle repubbliche pre-baltiche, sfila dall’influenza russa anche l’Ucraina, ex repubblica sovietica, parte integrante quindi dell’ex Unione Sovietica e del mondo slavo.

Ma oltre alla preoccupazione di evitare un eccessivo legame economico ed energetico dell’Europa con la Russia, lo scontro tra le potenze occidentali, ed anglosassoni in particolare, trova il proprio teatro in molteplici territori di interesse strategico, in molti dei quali gli interessi propri del Regno Unito si scontrano con quelli di una Russia, che dopo la crisi Ucraina si mostra sempre di più come un orso ormai uscito dal letargo.  

Il Medio Oriente e l’Asia Centrale divengono nuovamente oggetto di lotta tra interessi strategici contrastanti. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha reso indipendenti nuovi stati tra il Mar Caspio e l’Asia Centrale: oltre all’Iran, al Pakistan e all’Afghanistan si presentano oggi il Kazakhstan, l’Uzbekistan, il Turkmenistan, il Tagikistan, il Kirghizistan e l’Azerbaijan. Questi nuovi stati, alcuni ricchi di idrocarburi e altre materie prime, hanno tutti una posizione geografica strategica, occupando quella zona centrale del continente asiatico che confina a nord con la Russia, ad est con la Cina, ad ovest con l’Iran ed il mar Caspio ed a sud con l’India. Sono cioè posti lungo una linea di fondamentale importanza sia militare che commerciale lungo il continente Euroasiatico. Alcuni di questi stati mantengono ancora oggi stretti legami con la Russia, altri si sono invece alleati con gli Usa nel desiderio di rendersi totalmente autonomi da Mosca.

Il contenimento della Russia in questi territori interessa sia gli USA che il Regno Unito dato il fondamentale ruolo geopolitico di questi territori e la loro valenza sotto il profilo energetico, sia per la presenza di idrocarburi in alcuni di essi, sia per il transito di pipelines. Inoltre questi paesi, come si è detto, si trovano lungo un asse di decisa importanza commerciale. Il controllo di questi territori è fondamentale nel contrasto-bilanciamento-controllo della nuova via della seta cinese.  

Anche i rapporti politici ed economici della Russia con l’India, forti delle relazioni strategiche, militari, economiche e diplomatiche sviluppatesi durante la Guerra Fredda, sono oggi particolarmente dinamici in campo politico, della difesa (secondo mercato per l’industria russa), dello sviluppo di energia nucleare a scopi civili, nella lotta al terrorismo e nelle tecnologie spaziali, con un inter-scambio commerciale solido e tendenzialmente crescente. Un forte propellente verso una maggiore cooperazione Russo-Indiana è la necessità strategica di entrambe di garantirsi uno spazio autonomo dai progetti pervasivi Statunitensi e Cinesi.

In quest’ottica, la crescente cooperazione tra Russia ed India, confermata e rafforzata nel recente 20-esimo summit di Vladivostok (4-5 settembre 2019), è vista da alcuni analisti come un possibile terzo ordine, cardine di rapporti con gli altri paesi asiatici in funzione di contenimento delle velleità Cinesi e di difesa rispetto all’egemonia planetaria statunitense. Entrambe hanno più interesse a sviluppare rapporti politici ed economici tra di loro e con altri paesi asiatici che di farsi coinvolgere nello scontro in corso tra USA e Cina.

La crescente vicinanza tra Russia e India non può che essere letta dal Regno Unito, legato all’India da solidi rapporti post coloniali, come minacciosa, non tanto sotto l’aspetto economico ma soprattutto di influenza geopolitica. Un Regno Unito al di fuori dell’UE sarebbe ancor più interessato a riaffermare la sua influenza nella penisola indiana ed a consolidare ed espandere i suoi rapporti economici e finanziari. Ma può davvero il Regno Unito, anche se legato da solidi rapporti in ambito Commonwealth, riuscire ad esercitare una maggiore influenza sull’India di oggi, sempre più forte di uno sviluppo economico e politico e che ambisce semmai ad esercitare essa stessa un’influenza sempre maggiore a livello regionale ed internazionale? A ben vedere per il Regno Unito sarà certamente possibile consolidare ed espandere i rapporti commerciali con l’ex colonia ma volere andare oltre appare alquanto illusorio.

Inoltre la Russia, a partire soprattutto dalla crisi ucraina, ha riattivato e sviluppato negli anni recenti rapporti di cooperazione militare, d’intelligence e commerciale in molti paesi Africani. L’interscambio commerciale tra Russia e Africa è al momento limitato (17,8 mld di USD nel 2017) ma il summit Russo-Africano di Sochi tenutosi a fine ottobre, è diretto oltre che a consolidare ed espandere l’influenza della Russia sotto il profilo militare e diplomatico, anche ad accrescere le relazioni commerciali, che vedono in prima linea i giganti russi di Gazprom, Rosneft, Lukoil (idrocarburi), Alrosa (diamanti), Rusal (alluminio), Rosatom (nucleare), Uralkali e Uralchem (fertilizzanti e chimica) e Rosoboronexport (armamenti).

Questa rinnovata presenza in Africa potrà verosimilmente creare situazioni di tensione in tutti quei territori, dove una futura ingerenza russa andasse e minare gli interessi britannici. Se questo riguarda l’espansione in Africa, dove la Russia sta da poco movendo i suoi passi, ben diversa è la situazione nel Medio Oriente e nell’Africa del Nord. La Russia ha mostrato di essere in grado di contrapporsi ai desiderata americani, inglesi e francesi nel Medio Oriente con il suo intervento in Siria. Ha una politica filo iraniana in contrapposizione con gli USA e lo stesso Regno Unito, tradizionali alleati dell’Arabia Saudita.  

Inoltre la Russia ha buoni rapporti politici con l’Egitto, paese di rilevanza strategica per gli equilibri geopolitici dell’area. La vicinanza tra Mosca e Il Cairo si manifesta anche nelle vicende libiche.

La situazione libica dopo Gheddafi è assai instabile e mutevole, con gli Stati Uniti, che sembrano, non senza ambiguità, sempre meno interessati ad un coinvolgimento maggiore nella stabilizzazione del paese, e che lasciano di fatto agli Italiani e, in parte, agli Inglesi, dopo un’iniziale vicinanza ad Haftar, la difesa diplomatica occidentale del governo di Al-Sarraj, riconosciuto dall’ONU, in contrapposizione al governo del generale Haftar, forte di una propria milizia e del controllo di buona parte del territorio, che può contare sull’appoggio dell’Egitto, ma soprattutto di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. In questa situazione la Russia con un atteggiamento ondivago che non manca di ambiguità, sembra essere intenzionata a garantirsi una sua posizione nel futuro assetto del paese, sia sotto il profilo geopolitico, puntando ad essere de facto riconosciuta come attendibile potenza pacificatrice delle parti in causa, sia per quanto attiene ai suoi interessi energetici. Se, infatti, la Russia sostiene formalmente il legittimo governo di Al-Sarraj e la russa Rosnieft ha siglato accordi con l’ente libico NOC (con l’appoggio anche dell’italiana ENI), non ha mancato di avere stretti rapporti di cooperazione con la fazione opposta del Generale Haftar, (si ricorda la visita di Haftar sulla portaerei Kuznetzov al largo della Libia e degli accordi stipulati a bordo), rifornendolo probabilmente anche di armi in modo indiretto e di mercenari attraverso la società Wagner. Dopo aver usato il proprio potere di veto in sede ONU, per evitare al generale Haftar sanzioni internazionali, ha poi preso parzialmente le distanze dopo il tentativo di Haftar di conquistare Tripoli. Per quanto gli interessi energetici e politici con il Regno Unito e la Russia possono coincidere, va rilevato come la Russia si muova abilmente nel proporsi come potenza di conciliazione e garanzia di stabilità anche nello scenario libico. Gli interessi contrastanti dei vari paesi Europei e Medio Orientali ha consentito alla Russia di inserirsi abilmente nelle vicende libiche.

Da quanto fin qui esposto, risulta evidente come gli interessi russi vengono tendenzialmente a scontrarsi con quelli inglesi, unitamente a quelli americani e di altri paesi europei, in molteplici scenari geopolitici, e in un contesto globale caratterizzato da un nuovo imperialismo che, a differenza di quanto accadeva nel XIX secolo, vede la presenza di nuovi attori, un tempo facilmente dominabili dalle potenze occidentali, al contrario di quanto sembra accadere oggi. Un contesto dove le velleità dei vari paesi non possono che condurre a frequenti conflitti sia diplomatici e d’intelligence, nonché a veri conflitti militari regionali.

È in questo contesto, per altro molto fluido e in perenne trasformazione tra alleanze e accordi diversi tra paesi, che va posta la domanda di quali possono essere i futuri rapporti tra il Regno Unito e la Russia, rapporti che non potranno che essere sostanzialmente e tendenzialmente di confronto, anche duro. Nella fluidità dei rapporti tra le varie potenze e nella contrapposizione degli interessi non è però da escludere a priori possibili ravvicinamenti, anche se solo temporanei, dettati dall’esigenza di difendere i propri interessi da potenze e gruppi di interesse terzi, che dovessero essere avvertiti da entrambe come minaccia, così come è accaduto nella storia degli ultimi secoli dove Russia e Regno Unito si sono ritrovati a combattere sullo stesso fronte entrambe le guerre mondiali in funzioni anti tedesca la prima ed anti nazista la seconda. Escludendo che il nemico comune possa essere la Germania di oggi, e volendo ritenere un conflitto globale solo ed unicamente una deterrenza, altri paesi o interessi potrebbero essere considerati nel futuro ostili da entrambe in specifici contesti.

Molto dipenderà da come evolverà la situazione politica interna sia del Regno Unito, oggi focalizzata tutta sul Brexit –Remain che a Brexit avvenuta riprenderà una sua dinamica tra interessi sociali ed economici antitetici, e della Russia che nei prossimi anni dovrà necessariamente affrontare il dopo Putin. Dipenderà molto anche dall’evoluzione politica Americana, dal successo o meno delle politiche dell’attuale amministrazione nel contenere l’espansione Cinese, dalla stessa evoluzione della Cina e degli altri players emergenti.  

Nel contesto attuale, contrassegnato da un riposizionamento globale di stampo imperialista ed egemonico, lo scontro tra il Regno Unito e la Russia è lo scontro tra due ex imperi. Il Regno Unito potenza ex egemone, che vuole mantenere un ruolo di primo piano sulla scena mondiale e illudersi di essere ancora un impero e una potenza militare in grado di dettare il suo volere, sebbene le condizioni sociali e i contrasti interni lascino intendere un paese che ha difficoltà a ritrovare se stesso. La Federazione Russa, molto estesa territorialmente, dotata di potenti forze armate anche in funzione di deterrenza, geograficamente posto lungo gran parte del continente Euroasiatico, ambisce a divenire perno centrale dell’intera Eurasia e protagonista sulla scena mondiale. Anch’essa è mossa da velleità neo imperialiste e di dominio, incapace di guardare e risolvere le sue debolezze interne, di ripercorrere criticamente il suo passato sovietico.

Il confronto tra Regno Unito e Russia è emblematico di un mondo, dove grandi e medie potenze si manifestano le une contro le altre, raggruppate da alleanze mobili, mosse da gruppi ed elites transnazionali, in una difficile transizione da un mondo ripartito in due blocchi in uno nuovo, dove nessuna potenza riesce a stabilire il proprio dominio egemonico, dove l’unico dominio è quello dei grandi gruppi transnazionali economici e finanziari, tra loro contrapposti. Una situazione che per certi versi ricorda, purtroppo, la situazione europea alla vigilia della prima guerra mondiale.

Una visione dell’attuale situazione rende nostalgici e desiderosi ad un tempo di un Regno Unito portatore di democrazia e ideatore e promotore dello stato sociale, e di una Russia che abbia il coraggio di sperimentare, con la creatività che l’ha contraddistinta in molti campi dell’arte e della scienza, per la promozione dello sviluppo umano, in un clima internazionale dominato da spirito di scambio e cooperazione e non di dominio tra popoli e culture.


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