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Di seguito l’intervista abbastanza netta concessa dal segretario del Partito Comunista - Marco Rizzo - ad “IntelligoNews” (http://www.intelligonews.it/) principalmente a proposito delle sconfitte dei socialisti in Francia e Germania, ma anche altro...

Dopo le sconfitte dei socialisti in Francia e Germania, il socialismo europeo è morto?

«Il socialismo inteso come la vecchia socialdemocrazia, ovvero la terza via fra comunismo e capitalismo, è già tramontato da molto. Ormai i partiti socialisti, ultimo quello di Hollande, sono assolutamente complementari alla destra conservatrice, due facce della stessa medaglia. Sono gruppi di gestione politica, relativi ai gruppi di potere dominante. Solo dei tifosi possono non capire che non esiste più alcuna differenza fra centrodestra e centrosinistra, fra conservatori e laburisti. Devo dire che questa peculiarità si sta ampliando anche nel settore dell'antipolitica: non c'è nessuno, una destra, una sinistra o un partito populista che metta realmente in discussione il sistema capitalistico, con una prospettiva di alterità di sistema. Quando mi si chiede se vogliamo allearci con qualcuno, la risposta è che non possiamo allearci con chi pensa che questo sistema possa in qualche modo essere modificato: ormai non si può più modificarlo, i margini del riformismo si sono conclusi da tempo e oggi l'unica possibilità è pensare ad un sistema alternativo, alla proprietà collettiva dei grandi mezzi di produzione nelle mani di chi lavora. Peraltro questo è il comunismo.»

Dopo fallimento di Tsipras la retorica socialista, per così dire, ha perso appeal in ambito sociale, politico ed economico?

«L'appeal viene creato dal mainstream, un appeal peraltro non più di contenuto ma individuale. Lo hanno costruito con Zapatero, anche se è stata una stella di breve durata con Corbyn, con Tsipras ma, ripeto, tutte situazioni individuali che si scontrano poi con la dura realtà dei fatti. Sono dei fantocci costruiti alla bisogna.»

Il capitalismo, dunque, adesso ha vinto: ma anche il popolo, che ha votato i liberali Macron in Francia e Rutte in Olanda, è diventato capitalista?

«I tempi della politica non sono i tempi della storia: noi siamo in questa fase storica e possiamo anche aver ragione, ma magari la ragione non ha immediatamente uno sbocco. Non è possibile ragionare in questo modo, non siamo in un campionato di calcio.»

Cosa ne pensa dell'idea lanciata dalla Ministro della Difesa Pinotti relativamente ad una forma di servizio civile obbligatorio?

«Intanto all'esercito attuale di professionisti, che costa, che va a fare le guerre fuori dal territorio nazionale, era sicuramente da preferire quello di leva obbligatoria, di popolo, per due motivi. In primo luogo era una garanzia contro reazione, possibili golpe e progetti autoritari: mai il popolo sparerebbe sul popolo. Poi era un grande elemento di emancipazione della società in quanto parificatore delle classi, e aveva anche un elemento di crescita di una gioventù. Certo c'è il problema dell'orientamento, ovvero l'idea dell'esercito deve essere di non guardare alla guerra: è una questione, in quanto alla leva, esclusivamente di difesa del territorio.»

Dunque che giudizio su questa possibilità?

«Quando si parla di servizio civile e di cose di questo tipo, siamo davanti ad una sinistra confusa, che ha abolito il servizio di leva obbligatorio, lo ricordo con il governo D'Alema. Sono errori strategici e culturali, mi pare. È una sinistra che preferisce l'esercito professionale e le missioni di guerra all'esterno invece che uno di leva che ha una funzione puramente difensiva.»

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