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Non passa giorno senza ascoltare tutti i vari politici, banchieri, economisti, intellettuali, giornalisti, “pensatori”, “artisti” (che altro non sono se non esponenti di Partito che si affidano al Partito miglior offerente che gli ha dato la “parcella” maggiore in termini di “aiuto pubblico”...),  “saggi”, scrittori, scienziati e quant’altro che ci dicono che abbiamo bisogno delle Riforme.

Tv, radio, libri, giornali, siti internet, pagine, gruppi, blog e chi più ne ha più ne metta: tutti parlano di Riforme.

Sono addirittura arrivato a pensare che questo termine - “Riforma”, appunto... - possa rappresentare qualcosa d’importante... ma per chi?

Alcuni anni fa mi ero “solo” posto la domanda generica in questo modo: «Le Riforme... le Riforme politiche, le riforme sociali, le riforme strutturali, le riforme che servono ai Paesi, le riforme del lavoro, le Riforme per incentivare i giovani, le Riforme per incentivare il lavoro operaio, le Riforme per incentivare i lavoratori autonomi, le Riforme che servono al Mondo... insomma, le Riforme che servono per il bene di tutti... o forse no?  Ma cosa sono le Riforme?»

Quindi: cosa significa il termine “Riforma” nella nostra epoca?

Anche Deanna Pala, esponente della rete MMT (http://www.retemmt.it/), nel pezzo Se ti toglie diritti, allora è una Riforma”, si è posta la mia stessa domanda.

Scrive  Deanna Pala: «Nella nostra epoca, i tentativi (riusciti) di ritornare a condizioni peggiorative di lavoro, diritti, rappresentanza, sono chiamati Riforme.

La caratteristica della Riforma è quella di essere, a detta di chi la fa, una scelta “difficile e impopolare”; la narrazione del difficile e impopolare

evoca una lotta di pochi eroi contro un mostro tanto pericoloso quanto invisibile alla moltitudine. È difficile, secondo i Governi, perché la maggioranza non capisce il valore di questa lotta, ed è impopolare perché solo pochi si dimostreranno riconoscenti verso questi eroi riformatori che hanno saputo vedere quel pericolo invisibile ai più.

Gli eroi chiamati alla scelta difficile e impopolare della Riforma delle pensioni hanno visto, infatti, quello che i tanti non vedevano: il pericolo di dare una pensione pagata dallo Stato a tutti gli anziani, senza che i fondi pensione ne guadagnassero qualcosa. E sono intervenuti.

Gli eroi della difficile e impopolare Riforma del mercato del lavoro hanno visto quello che sfuggiva ai più: abbassare i salari e le condizioni di lavoro aumenta il numero di posti di lavoro! Questi eroi ancora aspettano un segno di gratitudine dalla moltitudine…»

Essendo l’articolo di Deanna Pala datato 30 ottobre 2016, naturalmente, non poteva NON parlare anche della Costituzione italiana e, naturalmente, del fatto che bisognava “aggiustarla”... riformarla! A proposito dell’ “aggiustamento” alla Costituzione, scrive: «Oggi gli eroi delle Riforme vedono un enorme problema che blocca la crescita e l’occupazione: le Costituzioni. Ai comuni mortali sfugge come una Costituzione che garantisce diritti, rappresentatività ed equità possa essere nella realtà un ostacolo al progresso. Ma non agli eroi delle Riforme: loro sanno che devono fare una scelta difficile e impopolare, a costo di essere giudicati negativamente dagli elettori (ma non dalle élite che le hanno dettate). La Riforma Costituzionale si muove in questa direzione.

Ricordiamoci sempre il documento del 2013 “The Euro area adjustment” della banca di investimento J.P. Morgan: “Quando la crisi è iniziata, era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti e varie rigidità strutturali. Ma, col tempo, è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico, sia di tipo politico.

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei Parlamenti; Governi centrali deboli nei confronti delle Regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”». Quindi, conclude: «Per avere la prova che si tratti di una Riforma dettata dalle élite devi porti una semplice domanda: “Faccio parte del 99% della popolazione. Questa riforma migliora o peggiora le mie condizioni in termini di diritti, rappresentatività, reddito e servizi?”

Se la risposta è negativa, è una Riforma.»

Se qualcuno vuole avere un’idea di cosa siano le “Riforme” - quelle vere -, visioni l’Articolo 3 (Principi e finalità del Movimento).

Il link: http://www.movimentoroosevelt.com/chi-siamo/proposta-politica/statuto.html 


Vincenzo Bellisario

(Articolo del 7 Dicembre 2016)
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