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Nelle ultime ordinanze, la Regione Umbria ha emesso norme molto restrittive, soprattutto nel territorio della provincia di Perugia, per quanto concerne la ripresa delle attività scolastiche e socioeducative. 
Credo sia opportuno, arrivati ad oltre un anno di emergenza sanitaria con un tessuto socioeconomico allo stremo, che la classe dirigente regionale in tutte le sue forme si faccia carico di adottare un cambio di passo e di paradigma nella gestione di questa emergenza sanitaria.
Appare ormai chiaro ai più che le politiche restrittive e di terrore adottate sino ad oggi non hanno portato ad alcun risultato, se non quello di peggiorare la situazione sanitaria, economica e sociale della nostra regione.
Il primo passo è quello di ammettere che, per oltre venti anni, si è tagliato il bilancio della sanità in maniera strutturale senza pensare minimamente all’obiettivo ultimo, ovvero la cura dei nostri cittadini. Tagli inopportuni e senza nessun criterio che hanno fortemente indebolito il nostro sistema sanitario. Oggi, i nostri ospedali, i dipartimenti di prevenzione e tutta la struttura sanitaria nel suo complesso si trovano fortemente sottodimensionati e derubati di quelle competenze professionali essenziali per la gestione in qualità ed eccellenza del sistema sanitario regionale. Ciò sia detto senza addentrarsi, almeno momentaneamente, in quella gestione clientelare ed opportunistica che ha permesso a vari e molteplici soggetti politici- tanto di maggioranza che di opposizione- il mantenimento di un proprio status-quo ed una personale carriera politica.
Il secondo passo è quello di fare chiarezza nella gestione e comunicazione dei vari dati sull’andamento epidemiologico. I dati presenti sul portale della Regione Umbria sono elaborati dalla struttura della Regione Umbria in collaborazione con la Protezione Civile e l’Associazione dei comuni dell’Umbria per la Protezione Civile, mentre i dati a supporto del Governo Nazionale, e quindi anche dell’ultimo DPCM del 02 marzo 2021, sono forniti e realizzati dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità. Questa diversità a volte crea confusione e incertezza: quindi immagino sia opportuno analizzare e comunicare i dati sul monitoraggio dell’emergenza covid-19 prendendo come riferimento esclusivamente i dati forniti dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, focalizzando l’attenzione sul nostro territorio regionale, fino al livello comunale, con la collaborazione dei Dipartimenti di Prevenzione. Questa è anche la via migliore per implementare una seria riforma del sistema sanitario regionale, dove si riporti al centro delle attività non già gli obiettivi economici e finanziari, bensì la cura e la tutela della salute dei nostri concittadini.
Ritornando sul tema della scuola, di seguito riporto un estratto dell’art. 21 del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 02 marzo 2021, che recita: “Art. 21 (Istituzioni scolastiche) 


1. Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca delle predette istituzioni sia garantita l'attività didattica in presenza. La restante parte della popolazione studentesca si avvale della didattica a distanza. Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell'istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall'ordinanza del Ministro dell'istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata. L'attività didattica ed educativa per i servizi educativi per l'infanzia, per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione continua a svolgersi integralmente in presenza. È obbligatorio l'uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso dei predetti dispositivi. 
2. La misura di cui al primo periodo dell’articolo 43 è disposta dai Presidenti delle regioni o province autonome nelle aree, anche di ambito comunale, nelle quali gli stessi Presidenti delle regioni abbiano adottato misure stringenti di isolamento in ragione della circolazione di varianti di SARS-CoV-2 connotate da alto rischio di diffusività o da resistenza al vaccino o da capacità di indurre malattia grave; la stessa misura può altresì essere disposta dai Presidenti delle regioni o province autonome in tutte le aree regionali o provinciali nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.
Dalla lettura di quanto riportato vorrei esporre quanto segue:
  1. Siamo sicuri che la nostra Regione garantisca la possibilità di svolgere attività in presenza per mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali? Mi è giunta notizia da alcuni operatori del settore che anche alunni con disabilità e bisogni educativi speciali vengano costretti ad una formazione a distanza. Sicuramente saranno casi isolati, ma consigliamo a chi di dovere di vigilare su tale diritto. Bisogna tutelare i nostri cittadini dal rischio di contagio pandemico senza però indietreggiare su quelli che sono diritti acquisiti da tempo.
  2. Come ben descritto nel comma due dell’art. 21 del DPCM del 02 marzo 2021, i Presidenti delle regioni o province autonome possono sospendere le attività dei servizi educativi dell’infanzia nel caso in cui l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico. Nell’ottica di chiarezza dei dati, sopra esposta, credo sia opportuno un intervento della regione che faccia alcuni chiarimenti. I dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità riportati nel Report settimanale – 42 dell’Istituto Superiore di Sanità, vedi Figura 1, riportano per l’Umbria un’incidenza per 100.000 abitanti pari a 192,26; nel Report settimanale – 43 dell’Istituto Superiore di Sanità, vedi Figura 2, riportano per l’Umbria un’incidenza per 100.000 abitanti pari a 186,296. In entrambi i rapporti i dati risultano essere ben lontani dal limite di 250 imposto dall’art. 21 del DPCM del 02 marzo 2021.
Figura 1: Report settimanale – 42 dell’Istituto Superiore di Sanità
Figura 2: Report settimanale – 43 dell’Istituto Superiore di Sanità
Inoltre, leggendo entrambi i rapporti sopra citati, ovvero il report 42 e 43 dell’istituto Superiore di Sanità non si evincono i presupposti per l’applicazione dell’articolo 43 del DPCM del 02 marzo 2021. Questo, naturalmente, leggendo i dati dei rapporti citati. Sicuramente i dati elaborati dalla Regione Umbria saranno molto più accurati e dettagliati, ma credo sia opportuno un chiarimento in tal senso.
Al di là delle annotazioni rispetto ai due quesiti posti, reputo che sia del tutto inaccettabile che si possa andare nei negozi per fare acquisti- con tutte le misure previste per la gestione del rischio di contagio- ma venga vietata la possibilità ai bambini, soprattutto quelli nella fascia 0-6 anni, di andare a scuola e ricevere un’istruzione adeguata. Senza dimenticare che il ricorso ad una formazione a distanza, se non ben gestita e struttura, crea un forte rischio di disparità fra chi ha i mezzi, non solo strumentali ma anche emotivi e culturali, per usufruire in maniera “adeguata” della didattica a distanza e chi invece, non disponendo di tali mezzi e di un contesto familiare appropriato, viene di fatto privato del diritto all’istruzione, che ricordiamo essere uno dei più importanti diritti previsti dalla Costituzione italiana. D’altronde, quanto i rappresentanti delle Istituzioni non riescono più a garantire le necessità fondamentali dei propri figli- come il diritto all’istruzione (art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) e il diritto alla salute ed al benessere (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)- diventa inevitabile invocare un avvicendamento delle classi dirigenti e l’insediamento di nuovi governanti nazionali e locali in grado di tutelare proprio quegli inalienabili diritti.
Daniele Cavaleiro, Vicepresidente MR e Supervisore MR Umbria.

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