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Per anni ho udito, a reti e menti benpensanti unificate, una critica costante alla chiacchiera da bar.

“La politica è cosa seria”. “Che ne sanno quelli di economia”. “Bisogna parlare con cognizione di causa”.

Di solito, a criticare le “chiacchiere da bar” sono i monolaureati, ma onniscenti: coloro che, specializzati e di successo, pensano che chiunque non sia altrettanto preparato non dovrebbe parlare di ciò che non gli compete.

Purtroppo, lorsignori non si rendono conto che quando si parla di politica, economia o giustizia sociale, la loro laurea in medicina (o marketing, lettere orientali etc etc etc) poco conta di fronte al vissuto e all’esperienza delle persone; coloro che vivono le conseguenze delle decisioni che vengono prese in ambito politico, economico o sociale.

Anzi, forse è proprio la collettività - probabilmente non istruita o specializzata - a fare esperienza per prima delle scelte di chi dovrebbe amministrare la collettività nell’interesse della collettività.
Forse è proprio la collettività che può valutare se l’“amministrazione della casa” (oîkos ‘casa’ + nomós ‘amministrazione’) è davvero di beneficio a chi la casa la vive, o piuttosto a chi è assurto al ruolo di regolatore.

Invece di criticare la chiacchiera da bar, bisognerebbe ascoltarla, rispettarla, capirla e provare a interpretara per darle risposta.

Chi si lamenta della chiacchiera da bar, di basso livello culturale, non si rende conto che proprio quella chiacchiera È cultura.

Dal democratico mondo anglosassone fino all’illiberale mondo cinese, ci sono culture nelle quali nella convivialità sembra non sia bene parlare di alcuni argomenti: la religione e la politica fanno spesso parte di questi argomenti. Sono considerarti come argomenti taboo, argomenti divisivi.

Eppure, senza confronto e senza dibattito non si sviluppano coscienze, non si sviluppa il pensiero critico, non si sviluppano proposte. Senza confronto le persone accettano di ignorare ciò che più importa, relegando agli aristoi ciò che invece deve riguardare, e preoccupare, il demos.

E allora... w la chiacchiera da bar. W la condivisione dei problemi della collettività. W la formazione delle opinioni e la condivisione delle idee. W gli incontri e gli scontri. W le sintesi, gli accordi, i compromessi e le incomprensioni irrisolvibili.

W la cultura del dibattito politico.

L’Italia è un Paese di allenatori, e siamo tra i più forti Paesi al mondo nel gioco del pallone.

Dobbiamo allora essere orgogliosi e volenterosi di essere il Paese “dei Parlamentari”: potremo essere proprio noi a cambiare le regole del gioco, con l’estro e la fantasia che caratterizzano il nostro gioco.

Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
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