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Magaldi: onore a Trump, l'America resterà nel solco della buona politica che ha tracciato. E il "partito cinese", quello del Covid, non potrà contare su Biden

 

Il presidente del Movimento Roosevelt: non e' escluso che il presidente uscente possa restare alla Casa Bianca, se le cause legali gli daranno ragione sugli eventuali brogli. In caso contrario, Biden sarà controllato da un direttorio bipartisan. E Trump - fortissimo, nei consensi - potrebbe giocarsela nel 2024 ripresentandosi con un partner impensabile: Robert Kennedy Jr.

 
«Chi aveva puntato su Donald Trump per fermare il "partito cinese", diretto da massoni neoaristocratici ostili alla democrazia e pronti a usare il Covid contro di noi, non ha affatto perso: prima ancora del voto, infatti, Joe Biden ha accettato di condividere la sua eventuale presidenza con un "comitato", informale ma determinante, deciso a proseguire la linea tracciata proprio da Trump, sia rispetto alla Cina che in materia di politica economica». Lo afferma ufficialmente Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt e autore del bestseller "Massoni" (Chiarelettere, 2014), che svela il ruolo fondamentale delle superlogge dietro le quinte dei governi. Magaldi è anche il frontman italiano del circuito massonico progressista sovranazionale che negli Usa ha sostenuto Trump, contro le pulsioni oligarchiche dell'establishment "dem", progressista solo in apparenza. All'indomani del voto, la situazione è ancora condizionata dall'incognita giudiziaria. Potrebbe restare alla Casa Bianca, Trump, se avessero successo i suoi ricorsi sui presunti brogli a favore di Biden? «Tutto è possibile, non escludo nessun colpo di scena», dice Magaldi. «Certo - aggiunge - si tratta di capire se i brogli sono tali e tanti da giustificare un ribaltamento, perché in alcuni Stati lo scarto a favore di Biden si è rivelato più significativo di quello che sembrava».

 

L'analisi del voto, aggiunge Magaldi, non ci restituisce certo «quello che i sondaggi farlocchi avevano proposto», cioè un distacco incolmabile tra Biden e Trump. «Al contrario, tutto si è giocato sul filo del rasoio: altro che "plebiscito contro Trump"». Riguardo alle contestazioni sulla regolarità del voto, «perfettamente lecite, da parte di Trump», per Magaldi «è ridicolo il racconto mediatico di molti, che hanno detto che non ci sarebbero le prove, degli eventuali brogli». Ai grandi media, Magaldi rivolge una domanda: «Ma scusate, se ci sono stati brogli lo decidete voi giornalisti, malamente informati o già pregiudizialmente ostili a Trump? Lo decideranno evidentemente dei giudici, a fronte di elementi probatori che saranno proposti dai legali di Trump. E il loro coordinatore, Rudolf Giuliani (che non è certo l'ultimo dei cretini) saprà certamente il fatto suo». Aggiunge Magaldi: «Trump ha incrementato moltissimo il suo consenso. E senza i voti postali, avrebbe vinto. Quindi è naturale lasciargli la possibilità di contestare che, in mezzo a quei voti, vi sia una parte significativa di schede truccate». Se dovesse sbilanciarsi in un pronostico, Magaldi propende comunque per Biden: «Credo che alla fine verrà confermato presidente degli Stati Uniti. Ma, vista la situazione, io consiglio a Trump di giocare fino in fondo la carta della verifica dei possibili brogli».


Pur da aperto sostenitore di Trump, il presidente del Movimento Roosevelt non è pessimista: «Credo che la situazione si configuri in termini non malvagi, da parte di coloro che non erano tifosi né di Trump, né di Biden, che è stato un mediocre rappresentante, moderato, di un Partito Democratico come quello americano, che di progressista ha poco o nulla». Joe Biden «è stato un uomo che ha puntellato politiche neoliberiste e non hai brillato da nessun punto di vista, in senso progressista». In questa campagna presidenziale «è stato una navicella, mossa da onde più grandi di lui: si è visto conteso tra il "partito cinese", tra elementi conservatori del Partito Democratico e da altri interessi ancora». Con quale risultato? «Se sarà presidente, non darà un'impronta incisiva alla politica americana: quello che accadrà, di decisivo - scandisce Magaldi - sarà frutto di decisioni collegiali, da parte di chi ha la chiara visione di ciò che va fatto». E cioè: «Contenere la prepotenza del "partito cinese", continuando sulla strada di Trump. Anche sul piano interno, alcune delle buone misure prese da Trump verranno confermate. Semmai ci sarà una patina, nemmeno sgradevole, di maggiore rilassatezza, per esempio nei rapporti con l'Europa. Ci sarà forse una maggiore severità (ma non intransigenza) nei rapporti con la Russia, nello scacchiere geopolitico. E ci sarà una maggiore rilassatezza rispetto ai temi dei diritti civili».

 

Magaldi smentisce la rappresentazione (mediatica) di un Donald Trump "isolato", in queste ore, nella solitudine della Casa Bianca. «L'isolamento di Trump è una baggianata: tra i campioni repubblicani che si sono precipitati da Trump per chiedergli di fare il bel gesto di riconoscere la vittoria di Biden ci sono due suoi acerrimi nemici, vale a dire Mitt Romney (candidato regolarmente "trombato", nelle sue aspirazioni presidenziali) e George W. Bush, la cui famiglia è stata sempre uno dei bersagli polemici di Trump: che infatti militava tra i democratici, quando il Partito Repubblicano era egemonizzato dalla famiglia massonica dei Bush. E poi, siamo seri: il consenso di Trump va ben oltre il controllo dei vecchi notabili repubblicani. Non è affatto isolato, Trump. E se vuole, potrà svolgere un'azione politica incisiva anche da candidato sconfitto». Semmai, aggiunge Magaldi, Trump può essere criticato per non esser stato abbastanza duro con l'Oms, organizzazione che ha preteso di prevaricare la politica: «Non bastava sbattere la porta in faccia all'Oms "cinese" e negarle i fondi, occorreva fondare un'altra Oms, autorevole. Poi bisognava cacciare a pedate un personaggio come Anthony Fauci, e Trump non ha osato farlo».

 

Altra pecca, alcune «zavorre» di cui Trump non ha saputo liberarsi: «Per esempio, il gruppo dei suprematisti bianchi e vari altri estremisti, reclutati nel 2016 di concerto con Steve Bannon. Ha pesato negativamente anche quel gruppo complottista, Q-Anon, che vaneggia di improbabili giustizieri a caccia di pedo-satanisti». Inoltre, Trump ha anche ricevuto una possibile «polpetta avvelenata» come la lettera di monsignor Carlo Maria Viganò, con il suo appello apocalittico contro "il male" incarnato da Biden. «Il massone Trump ha accolto quella lettera senza battere ciglio, nonostante fosse un condensato di idee reazionarie e massonofobiche, antimoderne, antisecolari, anti-laiche». Sicuri, si domanda Magaldi, che la lettera di Viganò abbia aiutato Trump a fare il pieno di voti cattolici? «Non sarà che invece, dopo quella missiva, molti cattolici americani abbiano preferito votare Biden?». In ogni caso, ribadisce il presidente "rooseveltiano", «non c'è da preoccuparsi troppo di ciò che Biden potrà disfare, di quel che di buono ha fatto Trump. Ci si preoccupi, piuttosto, di indirizzare l'eventuale presidenza Biden».

 

Per il presidente uscente, Gioele Magaldi spende parole nettissime: «Ritengo che abbia ben operato, e che meritasse una riconferma. Per questo dico grazie, a Trump, per quello che ha fatto: la strada da lui segnata è importante e non reversibile». In sintesi: «E' stato un perfetto "guastatore", sul palcoscenico globale. Ha svolto il suo mandato molto bene. Ha agito sul piano geopolitico mettendo sull'attenti la Cina e destrutturando la globalizzazione taroccata, iniqua, antidemocratica, antisindacale, priva dei connotati minimi accettabili in un orizzonte politicamente corretto (come quello che piacciono a coloro che hanno demonizzato Trump in questi anni)». "The Donald", nei fatti, «è stato un grimaldello per destrutturare il potere globale della Cina». Non solo: «Aveva rilanciato molto bene l'economia statunitense, anche attraverso la doverosa riduzione delle tasse e svariati interventi sull'occupazione. Si avviava dunque a una rielezione scontata, facile. A quel punto - aggiunge Magaldi - qualcuno (cioè gruppi di interessi convergenti) ha scatenato "l'ira di Dio", nel mondo, per conseguire finalità diverse. Tra queste: impedire la rielezione di Trump».

 

Nei piani del "partito cinese", spiega Magaldi, c'era un obiettivo preciso: «Favorire l'elezione di un presidente che fosse prono, disponibile a una riappacificazione con la Cina di Xi Jinping, quindi con il sistema-Cina già entrato nella globalizzazione in modo iniquo e gravido di conseguenze per tanti occidentali, dove le classi lavoratrici e i ceti medi hanno sofferto moltissimo della concorrenza sleale dei manufatti e dei servizi cinesi». L'idea, insomma, era quella di portare alla Casa Bianca «un "amico" di questo "partito cinese" globale, che non è il Pcc ma un network composto da americani, inglesi, francesi, tedeschi, giapponesi, indiani e arabi, oltre che cinesi». Ma - in attesa dei ricorsi giudiziari nel frattempo presentati - Magaldi non vuole comunque parlare di Trump al passato. «Ci vorrà tempo - dice - ma il presidente uscente potrebbe mettere a frutto i tuoi tantissimi consensi, e magari proporsi per il 2024 portando con sé, come vicepresidente, quel Robert Kennedy Jr. che è "eretico", rispetto all'establishment democratico, almeno quanto lui lo è stato nei confronti della dirigenza repubblicana».

 

Trump-Kennedy? Il figlio di Bob Kennedy «rappresenta certamente una famiglia progressista di governo, e lui stesso è anche parte di una famiglia massonica progressista». Insieme, secondo Magaldi, i due potrebbero sparigliare le carte. «Kennedy Jr. si è messo per mille ragioni in contrasto coi gruppi di potere oggi predominanti, nel Partito Democratico: gruppi massonici di ascendenza neoaristocratica». Al di là di giornate ancora occupate dai contenziosi legali, che teoricamente potrebbero anche ribaltare la situazione, Gioele Magaldi allunga lo sguardo: «Donald Trump - scommette - ha ancora da giocarsi una grande partita, sullo scenario della storia. E spero che lo faccia, cominciando a tessere una trama che potrebbe proprio essere quella di un ticket con Kennedy: un compagno di strada inusitato, che - come Trump - travalica i generi. Un ticket così farebbe davvero sognare, e libererebbe da tante zavorre la prospettiva di un Trump che si ripresentasse alle elezioni nel 2024».

 

Fonte: Gioele Magaldi Racconta, su YouTube il 9 novembre 2020

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