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Scrivo dopo un dibattito con il Rooseveltiano Vincenzo Bellisario sull’Europa, sull’Unione Europea e sulla realtà che si vuole creare tramite l’azione politica.

Il sentimento che ora mi fa da sfondo, è un sentimento di frustrazione; non tanto per il confronto quanto per il mancato incontro.


Credo che, oggigiorno, molti cittadini del mondo occidentale abbiano la percezione dell’involuzione antidemocratica, illiberale e classista di cui la società del 21° secolo è vittima.

Credo anche che molte persone della generazione mia e di Bellisario (come della generazione precedente, e di quella seguente) sentano forte l’incoerenza tra le aspettative che hanno animato e motivato le generazioni prima di noi e le opportunità a cui invece oggi abbiamo accesso.

La nostra generazione è la prima generazione ad avere aspettative inferiori rispetto alla generazione precedente.

Nonostante le opportunità siano cambiate, molti di noi sono ancora animati di quei valori di democrazia, uguaglianza, libertà e fraternità sociale che hanno dato fondamento alla società moderna Europea.
Questi valori sono una forte arma ed uno strumento che potrebbe unire milioni di giovani in Europa e muoverli verso una nuova lotta per i diritti della società e le libertà dell’individuo.

Come mai dunque continuiamo a discutere ed essere divisi tra persone con gli stessi valori e gli stessi obiettivi?

Ci si divide spesso nelle analisi del particolare più che in quelle del generale.

L’Europa e l’Unione Europea sono proprio territori ed argomenti che vengono usati e strumentalizzati per dividere ciò che invece potrebbe essere unito.

Credo dunque che, per riuscire nell’intento di riunire ciò che è sparso, noi del MR dovremmo evitare di cadere nella trappola della critica e delle analisi dei fatti, delle persone e delle istituzioni come espressioni immutabili di idee superiori (che magari sono invece irrealizzate, castrate o mutate nella loro attuale realizzazione).

Dobbiamo essere invece all’altezza di una sfida che richiede un grande sforzo mentale e dialettico, quello di concentrarci sulle proposte- a livello locale, nazionale, europeo e anche globale.

E’ grazie alle proposte che troveremo la nostra unità: nei valori, nei principi guida ed in una loro vera e coerente realizzazione.

E’ per questo che il Movimento Roosevelt non è un partito, col bisogno di fare consenso, ma un meta-partito con la missione di riunire ciò che è sparso facendo pedagogia e proponendo una visione alternativa del mondo.

Ricordiamoci sempre che è la visione del mondo che ci unisce e che la proposta politica è la nostra arma.

Insomma, non dividiamoci criticando ma uniamoci proponendo.

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