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La grande vittima della pandemia - la prima, ma non sarà l'ultima - è la suprema verità finanziaria: le risorse sono limitate.
Può l'emergenza aver modificato una suprema verità? No. Essa era un falso.
Come facevano le banche centrali a creare moneta (a costo zero, soprattutto dopo lo sganciamento della moneta stessa dall'oro)?
Con una magia di contabilità: al passivo dello stato patrimoniale veniva messo il valore nominale dell’emissione monetaria, all'attivo i titoli; siccome i due valori si eguagliavano (interessi a parte, che potevano andare nel conto profitti e perdite), l'operazione si annullava, cioè si nascondeva. Ma era un artificio che, adesso, risulta evidente: si possono far crescere i debiti (i titoli di Stato, ad esempio) oppure no. Ma, domani, i debiti si potranno: cancellare, monetizzare, cartolarizzare, derivare...
Di quanti soldi abbiamo bisogno nelle attuali circostanze e nel futuro? Finalmente possiamo invertire il paradigma e chiederci: di cosa abbiamo bisogno? E i soldi non ci mancheranno! Unico limite: se le capacità produttive sono tutte utilizzate al massimo, la successiva immissione monetaria non determina effetti reali; ma, adesso, abbiamo bisogno - ad esempio - di mascherine e possiamo riconvertire aziende tessili e simili, assumere lavoratori, ecc.


Per parlare del futuro, ovvero delle prospettive degli investimenti futuri, dovremmo prima cercare di capire cosa succederà dell'attuale emergenza.
Come è stato accennato (nell'articolo che mi precede), occorre partire non dall'1% della popolazione che presenta sintomi gravi o ha bisogno di assistenza vitale (che è, orami evidente a tutti, il bottle neck motore di tutte le decisioni governative), ma del restante 99% circa della popolazione: come rafforzarne le difese immunitarie e proteggerlo.
Il 99%, infatti, comprende anche le persone più fragili perché anziane (non sto dicendo che il virus risparmi i giovani!) o immunodepresse: nei limiti delle cose ragionevoli e possibili, anziani, immunodepressi, ecc. dovrebbero trovarsi in situazioni di minor contato con i portatori sani e coi malati. Invece si mette in isolamento la parte sana o priva di sintomi, ovvero quella che dovrebbe assicurare - comunque - la continuità della vita sociale: non possiamo stare troppo tempo senza respirare, bere, nutrirci, ecc.
E, mentre si sbaglia nell’impostazione di fondo perché si guarda solo all'emergenza in termini di cure urgenti e posti letto (il che è giusto, beninteso, ma non basta) non si sa né quanto durerà, né se si ripeterà una stagione sì e l'altra no.
Quindi, si fanno paragoni in base all'esperienza di altri Paesi: in Cina è stata isolata un'area corrispondente all'1% della popolazione che è stata rifornita dall'esterno, con le dovute cautele. In Italia si è voluto isolare il 100% della popolazione, ovviamente in modo meno restrittivo e, via via, più restrittivo. Ma non si sa come sarà la situazione a metà aprile, a fine maggio, in autunno: c'è chi giura che l'estate passerà tranquilla, ma anche chi (sempre tra esperti virologi e medici) ritiene che la mutazione del virus stesso potrebbe comportare una sua maggior resistenza al calore estivo.
Chi scommette sull'Italia perché il Sud - più caldo - appare alquanto immune, sottovaluta che, pur con eccezioni che non confermano la regola, il virus si è sviluppato in modo più deciso dove più intense erano le attività produttive e l'inquinamento.
Come si è fatto per l'ambiente, si commette lo stesso errore: allora si diceva (vi ricorderete) "occorre fermare il surriscaldamento", oggi occorre "fermare" il virus.
Non è così: occorre affrontare (saper affrontare) il virus, del pari dell'emergenza climatica.
Il virus non si ferma. Il virus si affronta: come si debellerà? Come è sempre avvenuto, ovverosia con una diffusione che ne depotenzi la forza. Ma quante vittime per ottenere tale risultato? Allora: evitare che il contagio faccia tante vittime, ma rinforzare la popolazione affinché aumentino i casi di coloro che costruiscono gli anticorpi, ovvero presentano sintomi trascurabili, o si rivelano immuni.
Temibili virus sono stati debellati coi vaccini, ma qui non sappiamo se i tempi di costruzione di un vaccino sono inferiori alla mutazione stagionale! Abbiamo visto che la combinazione con pregressi vaccini antinfluenzali e determinate tipologie di medicinali ha aggravato le condizioni dei pazienti: ma non sappiamo se la catena causativa vada da mali pregressi a indebolimento verso il SARS" o viceversa. Pare ci siano medicinali - spesso usati per altre patologie - in grado di risolvere o attenuare la malattia in esame.
In ogni caso sarebbe importante rafforzare la popolazione con vitamine, regole alimentari, fisiche e psichiche adeguate.
Chiarito che il limite delle risorse monetarie è dato dalla disponibilità di risorse reali, rimane l'incognita delle tempistiche e della dinamica futura dell'emergenza.
Oltre un certo limite, infatti, le imprese chiudono (anche per mancanza di domanda che, però, dev'essere sostenuta da adeguate iniezioni pubbliche di moneta/reddito aggiuntiva) e solo un coordinamento europeo, internazionale, può assicurare ai Paesi via via o ad intermittenza in situazioni più gravi di essere riforniti di beni e servizi essenziali che potrebbero scarseggiare.
Nino Galloni

Commenti   
0 # CAV. Perito IndustrialeFrancesco Caprioli 2020-03-23 09:58
Ottima analisi che determina la necessità di un cambio di paradigma necessario per rifarci speranza per il futuro. Grazie Dott. Galloni
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