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Il risultato di questi giorni sulla questione di Acelor Mittal-ILVA, era del tutto prevedibile e ampiamente previsto, solo che la gente, e soprattutto i politici e la classe dirigente preposta a queste questioni hanno la memoria corta. Non so se si tratta di senescenza precoce, di inquinamento elettromagnetico da 5G,di piombo tetraetile nell'aere o, parafrasando un mio recente post sull'argomento sostanze stupefacenti, un utilizzo più pervasivo del sospettabile di queste (scherzo, ovviamente ), ma un lustro fa l'esito era già stato descritto. Sono andato a recuperare una delle tante analisi sull'argomento e nemmeno tra le più "cattive"

Ecco alcuni passi

, Arcelor si difese strenuamente contro l’aggressiva OPA (offerta pubblica di acquisto) lanciata in borsa da Mittal: a fine febbraio 2006 le quotazioni in borsa dei due gruppi arrivarono ad equivalersi e Mittal riuscì ad assorbire Arcelor per un valore di 28,6 miliardi di euro.

Le promesse fatte da Mittal al momento dell’acquisto del gruppo durarono ben poco, infatti a qualche mese dalla fusione cominciò a delinearsi chiaramente quella che era la strategia di politica industriale del gruppo: chiudere gli stabilimenti in Europa per fermare la concorrenza e acquisire gli ordini di Arcelor, facendo produrre l’acciaio in paesi terzi.

Cominciarono anni di lotte tra il gruppo, i governi lussemburghese e francese ed i sindacati: Mittal fu definito da un ministro della repubblica francese come un «bugiardo senza limiti» che sapeva bene, al momento del lancio dell’OPA, quali sarebbero state le politiche da portare avanti in Europa. Nel 2003, infatti, Arcelor aveva cominciato a contrattare con le parti sociali un piano di ristrutturazione di sei impianti in Europa e la cessazione di alcune attività. Nel 2006, Mittal firmò l’acquisto impegnandosi a non chiudere gli altoforni di Liegi (Belgio) e Florange (Francia), ma di metterli a norma immediatamente per rinforzarne la competitività e assicurare l’ambientalizzazione. La posta in gioco era molto alta, perché gli stabilimenti della Lorena fornivano l’acciaio alle case automobilistiche BMW e Mercedes.

Ma non avvenne nulla di quanto stabilito e nel 2009 lo stabilimento di Grandrange (Francia) chiuse senza mai aver beneficiato di quel piano che Mittal aveva promesso allo stato francese

. Buona parte degli stabilimenti sono stati acquistati al solo fine di distruggere la concorrenza europea, acquisire i contratti per poi lasciare gli impianti abbandonati.

Consegnare Taranto in mano al gruppo Arcelor Mittal vorrebbe dire la fine della città. La sola ragione per la quale un imprenditore spregiudicato come Mittal potrebbe accollarsi uno stabilimento obsoleto e al centro di una questione giudiziaria come l’ILVA di Taranto sarebbe il voler acquisire le commesse ILVA e chiudere, così come ha fatto nel resto d’Europa, senza bonifiche e senza alcun reimpiego degli operai.

Torniamo al presente e lasciamo il 2014. Non ci voleva un genio per capire come sarebbe andata a finire, nè ci sarebbe voluto un Pico della Mirandola dalla memoria elefantiaca. Bastava prestare attenzione a quello che era accaduto nei vari anni e farsi sovvenire un barlume di ricordo e andarsi a sfogliare on line i commenti a riguardo in 5 minuti. ma anche se avessimo voluto vendere ai Tedeschi sarebbe stata lea stessa cosa, probabilmente, se gli Indiani vogliono far fuori la concorrenza europea, i tedeschi avrebbero voluto far fuori la concorrenza italiana, visto che lILVA è il più grande stabilimento d'acciaio d'Europa ed è fondamentale per l'industria manufatturiera italiana che poi dovrebbe rifornirsi dalla Germania a prezzi maggiori.Lo stato italiano tirerà fuori le palle e si farà carico in proprio di risolvere una volta per tutte la questione?

Certo che Di Maio farebbe una malinconica tenerezza, se non fosse per il fatto che ci va di mezzo la vita lavorativa ed economica di migliaia di famiglie. Aveva detto che aveva risolto la questione in meno di tre mesi. Bastava fare una piccola ricerca storica su Google di 5 minuti, e aver letto anche distrattamente quello che molti analisti e fonti di stamnpa avevano pubblicato pochi anni prima.

 

http://temi.repubblica.it/micromega-online/lindiana-mittal-vuole-mettere-le-mani-sullilva-intanto-bruxelles-condanna-la-regione-puglia/?printpage=undefined

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