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Di seguito alcuni stralci di un discorso che Oriana Fallaci pubblicò nel 2005.

Oriana Fallaci: «Non credo nella falsità chiamata integrazione. Integrarsi significa accettare e rispettare (più educare i propri figli ad accettare e rispettare) le regole, le leggi, la cultura, il modo di vivere del posto nel quale si sceglie di vivere.

E quando si impone la propria presenza a un Paese che non ci ha chiamato e tuttavia ci tiene, ci mantiene, ci tollera, il minimo che si possa fare è integrarsi. Soprattutto se si è chiesto e ottenuto di diventare cittadini. Status che esige lealtà, fedeltà, affidabilità, e possibilmente amore per la Patria, cioè la Nuova Patria che si è scelta.

Ebbene, nell’Europa-Eurabia gli altri immigrati si integrano. Più o meno si integrano. Quelli che vengono dai Paesi di cultura cristiana, ad esempio. Dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Bulgaria, dall’Ungheria, dalla Slovenia, e tutto sommato anche dalla Romania che davvero non ci esporta il meglio del meglio. Perfino i discutibili cinesi che provocatoriamente si chiudono dentro le loro mafiose enclave, in certo senso finiscono con l’integrarsi. I mussulmani, no. Forse qui, negli Stati Uniti, lo fanno. Beati voi. In Europa, no. Nella maggior parte dei casi non si curano neanche di imparare la nostra lingua, le nostre lingue.

Incollati alle loro moschee, ai loro Centri Islamici, alla loro ostilità, anzi: al loro disprezzo e alla loro ripugnanza per tutto ciò che è occidentale, obbediscono soltanto alle regole e alle leggi della Sharia. E in compenso ci impongono le loro abitudini. Le loro pretese, il loro modo di vivere (cibo e poligamia inclusi). Cari miei, per capire che gli immigrati mussulmani non hanno alcuna intenzione di integrarsi con noi, che al contrario vogliono indurre noi a integrarsi con loro, basta considerare l’Intifada che questo autunno è scoppiata nella provincia di Parigi e poi in tutta la Francia. Ma credete davvero a ciò che sostengono i media quando sostengono che quelle scommesse e quegli incendi sono dovuti esclusivamente alla disoccupazione e alla povertà? Credete davvero che non abbiano niente a che fare con la guerra dichiarataci dall’Islam?

Occhi negli occhi: non bastano le prese di bavero. Quelle sommosse erano e sono un’altra arma, un altro volto di questa guerra. Appartenevano, appartengono, alla strategia dell’invasione. Una strategia molto intelligente, ammettiamolo. Perché, grazie ad essa, l’odierno espansionismo islamico non ha bisogno delle armate e delle flotte usate dal defunto Impero Ottomano. Per realizzarsi gli bastano le orde di immigrati che ogni giorno arrivano in Sicilia con le navi o i gommoni o le barche, e ai quali i traditori nostrani spalancano le porte per farli entrare col cavallo di Troia e dare fuoco alla Città. Una strategia intelligente anche perché non spaventa come spaventavano le loro armate, le loro flotte, le loro scimitarre, le barbarie di quando in Italia si scappava gridando “Mamma-li-Turchi”. E perché richiede tempo. Richiede pazienza. Richiede nuove generazioni installate nei Paesi da conquistare.

I kamikaze inglesi del 7 luglio non erano forse immigrati di seconda o terza generazione? I rivoltosi francesi di quest’autunno non erano forse immigrati di seconda e terza e perfino quarta generazione? Se sbaglio, ditemi perché tra quei rivoltosi non v’erano immigrati cinesi o vietnamiti o filippini o dall’Europa orientale. Non meno poveri e non meno disoccupati (ammesso che quelli dello scorso autunno fossero davvero poveri e disoccupati. Alla televisione ho visto ragazzi ben nutriti e ben vestiti come, a suo tempo, i nostri sessantottini ultraborghesi). Ditemi perché essi erano e sono tutti arabi mussulmani o nord-africani mussulmani.

Ditemi perché bruciando le automobili e gli autobus e le scuole e gli asili e gli uffici postali e i cassonetti della spazzatura e le case urlavano “Allah-akbar, Allah-akbar”. Ditemi perché, quando venivano intervistati dai giornalisti, rispondevano: “Noi non siamo francesi. Non vogliamo essere francesi”. Ditemi perché agivano in modo così coordinato, come se dietro il loro delirio vi fosse la mente di qualche esperto di Al Qaeda. E visto che parliamo di invasione, ditemi perché in Europa gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse l’Onu e il leader algerino Boumedienne. “Presto irromperemo nell’emisfero del nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”.

Bando alle illusioni: noi italiani, francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli, svedesi, danesi, olandesi, eccetera stiamo per diventare ciò che diventarono i Comanci e gli Apache e i Cherokee e i Navajos e gli Cheyenne quando gli rubammo l’America. Stranieri in casa nostra. Anno 2016? Anno 2100? Parlando della futura dominazione mussulmana dell’Europa-Eurabia, alcuni studiosi già riferiscono a noi come ai “nativi”. Agli “indigeni”. Agli “aborigeni”. Di questo passo finiremo anche noi dentro le Riserve come i Pellerossa.»

Da Oriana Fallaci, ahimè, purtroppo, mi duole ma devo farlo, prima di provare una riflessione, dovrò citare uno dei personaggi più “famosi” del “grande schermo” che opera per De Benedetti, l’informazione ufficiale: il pensiero unico planetario…

Nel pezzo “Saviano come al solito non hai capito nulla”, il giornalista Adriano Scianca, scrive: «Fermi tutti, Roberto Saviano ha trovato la soluzione: è “accogliere” e “facilitare l’integrazione”. È così che risolveremo la piaga del terrorismo. Parola sua. Lo scrittore ne ha dato anche una dimostrazione logica: ha mostrato i disegni di una bambina del campo di Idomeni. Ora, a parte il fatto che questi, così come l’ormai famoso cartello di scuse per gli attentati del piccolo dello stesso campo, trasudano un livello di spontaneità pari a zero, sarebbe interessante sapere quale sia il nesso tra quei disegni e “l’accoglienza”, ma questo Saviano non ce lo spiega, non può farlo, dato che non c’è. Ma non è neanche questa la parte più interessante della questione, il punto è un altro.

Per l’autore partenopeo, occorre “rendere legale la loro presenza in Europa, facilitare la loro integrazione”. Sarebbe interessante capire cosa Francia e Belgio debbano fare di più per accogliere immigrati. Su quale versante, di preciso, non avrebbero fatto abbastanza per accogliere e integrare, tanto da meritarsi le periodiche mattanze a cui sono sottoposti? E, del resto, non si capisce cosa c’entri l’integrazione con le parabole umane di Salah e compagni: c’è forse qualche immigrato che era più inserito di loro? Abdelhamid Abaaoud, la mente degli attentati di Parigi, è cresciuto a Molenbeek, ha frequentato la scuola esclusiva di Saint-Pierre, a Uccle. Suo padre, commerciante piuttosto facoltoso, gli ha lasciato la gestione di una boutique, a cui lui ha preferito la bella vita fatta di alcol e donne. Fino alla svolta jihadista, potrebbe essere un giovane debosciato dei nostri. Niente barconi, per lui. Niente povertà. Niente sguardi ostili degli europei cattivi. Era tutto perfetto, eppure è andata a finire così. Neanche Salah Abdeslam e il fratello Brahim hanno il profilo delle due vittime della miseria. Figli di immigrati marocchini con cittadinanza francese, sono ricordati come due ragazzi sbandati e viziati. Brahim passava le giornate a fumare cannabis e a dormire. Era il proprietario di Le Béguines, un bar a Molenbeek, chiuso dopo che nella struttura era stata trovata della cannabis. Di Salah dicono che non era mai sveglio prima delle tre del pomeriggio, passava il suo tempo a dormire perché in genere usciva e rientrava a tarda notte o il mattino seguente. Prima di lavorare come direttore del locale del fratello, Salah era impiegato in un’azienda di trasporti a Bruxelles da cui fu licenziato nel febbraio 2011 dopo aver commesso troppe assenze ingiustificate.

Cosa abbiamo sbagliato, in termini di “accoglienza e integrazione”, con loro? Cosa potevamo fare di più? E, del resto, c’è una questione ulteriore da porsi: cosa significa la parola “integrazione”, a Molenbeek? È sempre l’elemento maggioritario e dominante che “integra” quello minoritario, ma in sempre più quartieri europei sono gli immigrati a essere maggioritari. Salah era integratissimo nel suo quartiere, tant’è che, da uomo più ricercato d’Europa, vi ha trovato protezione per mesi. Solo che la presunta integrazione con “noi”, con “la nostra cultura” non ha nulla a che vedere con quel quartiere, dato che lì, “noi”, siamo un fattore del tutto irrilevante. Sarebbe un belga, semmai a doversi sforzare per farsi accettare, in un quartiere di fatto espropriato da chi viene da fuori. Quindi, caro Saviano, l’integrazione non c’entra veramente nulla con la prevenzione del terrorismo. C’entra, e parecchio, l’ipocrisia criminale tua e di quelli come te.»

E allora: rischiamo davvero di «finire dentro le Riserve come i Pellerossa?» La “soluzione” è davvero continuare ad «accogliere e facilitare l’integrazione?» Bisogna davvero continuare a «rendere legale la loro presenza in Europa, facilitare la loro integrazione?»

Io sono nato e cresciuto nel Sud Italia... Io, attualmente, come affermava Giorgio Gaber: «non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo… lo sono!» (non mi sento particolarmente italiano non per l’Italia, ovviamente, ma per gli italiani, quelli di oggi, naturalmente - quasi tutti -, non quelli di ieri: degli altissimi ed eccelsi italiani di ieri, nella meno ottimistica delle ipotesi, mi sento a dir poco fiero ed orgoglioso di essere italiano).

L’Italia, diciamolo, “spacca le pietre” per tante cose ancora oggi, nonostante la pesantissima “cura” imposta dalle “riforme” degli ultimi 20/30 anni: le famose “riforme” del “ce lo chiede l’Europa”.

L’Italia, ancora oggi, “spacca le pietre” per la sua naturale bellezza, la storia, l’arte, la cultura e quant’altro ci hanno lasciato in eredità gli altissimi ed eccelsi italiani che citavo pocanzi (nonostante alcuni singoli da oltre trent’anni hanno volutamente, intelligentemente e matematicamente remato contro l’Italia e gli italiani per far si che tutto andasse a picco - ed in larghissima parte ciò è avvenuto). Insomma, l’Italia, ancora oggi, resta tutto sommato un luogo vivibile, ma non più per tutti...

Affermavo: sono nato e cresciuto nel Sud Italia e, tutte le volte che per “costrizione” da lavoro sono stato nel Nord Italia, non ho particolarmente gioito. Esattamente come non hanno mai particolarmente gioito e non gioiscono il 99,9% delle persone del Sud Italia “costrette” per lavoro a trasferirsi al Nord (le motivazioni sono varie, non mi soffermo sui particolari).

Faccio un “curioso” parallelo tra italiani del Sud e mussulmani: si tengano forte i vari Saviano ed amici (Boldrini, De Benedetti, Vendola, Scalfari, Barroso, Junker, Trichet, Lagarde e tutti gli altri).

Difficilmente le persone del Sud Italia “costrette” per lavoro al Nord riescono ad essere felici. Detto questo e, prima di una riflessione: bisogna anche affermare che gli italiani del Sud, quando vanno al Nord per vacanza, si divertono… ed anche tanto!

Ed eccoci ai mussulmani “costretti” ad emigrare per lavoro o guerre (sempre ben pensate da qualcuno per specifiche motivazioni di interesse personale) nei Paesi cristiani/atei...

I mussulmani - quasi tutti - odiano i cristiani e gli atei e li considerano “infedeli”... e te lo dicono senza troppi giri di parole... se non hanno bisogno di te!

Per via dei miei piccoli lavori nel turismo, ovunque nel Mondo, ho vissuto anche in contesti e Paesi mussulmani ed ho avuto veramente e direttamente a che fare con i mussulmani (a differenza dei tantissimi Saviano ed amici sparsi per il Mondo) e posso affermare con estrema franchezza, come tanti sanno, che quando un mussulmano ti si avvicina - quasi sempre - è perché ha bisogno di qualcosa per se e la vuole da te.

Parliamoci chiaro: l’Europa era già satura di immigrati circa 11 anni fa, quando Oriana Fallaci scriveva: «Nell’Europa-Eurabia gli altri immigrati si integrano. Più o meno si integrano. Quelli che vengono dai Paesi di cultura cristiana, ad esempio. Dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Bulgaria, dall’Ungheria, dalla Slovenia, e tutto sommato anche dalla Romania che davvero non ci esporta il meglio del meglio. Perfino i discutibili cinesi che provocatoriamente si chiudono dentro le loro mafiose enclave, in certo senso finiscono con l’integrarsi. I mussulmani, no.»

E poi, sempre se vogliamo continuare a parlarci chiaro: diciamoci anche che l’Europa è un Continente in guerra, una guerra tra poveri nascosta dalla “terribile” ed impressionante propaganda dei media manovrati dai ricchi... praticamente quasi tutti.

Inoltre, come se non bastasse, mentre accadeva ed accade tutto ciò: alcuni esponenti del “ce lo chiede l’Europa”, un giorno si e l’altro pure, ci spiegano che in Europa abbiamo bisogno ancora di almeno altri 50/70 milioni di immigrati extracomunitari nel giro di pochi anni.

Insomma, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea ad un qualsiasi NON criminale europeo (ma anche al più “fesso” degli abitanti di questa “Disunione Europea”) è la seguente: «In un Europa “stuprata” della sua dignità; un Europa con tassi di disoccupazione abnormi e condizioni lavorative che per tanti versi fanno rabbrividire i Paesi “famosi” per il maltrattamento dei lavotori; un Europa dove nella più ottimistica delle ipotesi una persone su due è in “vita” ma morta e conta meno di un inutile oggetto vecchio, abbandato e soprattutto dimenticato… a cosa dovrebbero servire altri 50/70 milioni di immigrati extracomunitari nel giro di pochi anni?»

E qui mi tocca inserire una piccola citazione di un “Signore” - Marco Rizzo (un esponente di una piccolissima parte di quella Sinistra che considero rispettabile).

Marco Rizzo, a proposito di questa doppia falsa dell’accoglienza e dell’integrazione (con specifico riferimento sul lavoro ed i diritti), ha affermato: «Questa fiumana di migranti serve a ridurre, se non a cancellare, i diritti dei lavoratori.»

Come giustamente afferma il giornalista Jean Sebastian: «La vera integrazione che porta ricchezza culturale e materiale, perché occorre non essere retorici, è data dal turismo. Incontro tra culture differenti o legate in passato. Quello che invece propone l'Europa è l'omologazione per un'unica subcultura mettendo i popoli diversi l'uno contro l'altro in un contesto di mercantilismo per guadagnare competitività di stampo darwiniano.

Ragionamenti che danno fastidio alla Sinistra, che con l'immigrazione di massa lucra tramite le cooperative.»

Parliamoci chiaro Saviano ed amici vari: in un luogo come l’Europa, dove nella più ottimistica delle ipotesi una persone su due è in “vita” ma morta e conta meno di un inutile oggetto vecchio, abbandato e soprattutto dimenticato… è davvero pensabile e credibile, ancora oggi, la doppia falsità chiamata accoglienza ed integrazione?...

Saviano ed amici vari, io ho troppo rispetto degli esseri umani, dell’intelligenza degli esseri umani, delle diversità culturali, di vita e religiose di tutti gli esseri umani per poter pensare anche solo minimamente e lontanamente che siamo tutti uguali e che possiamo ed anzi dobbiamo per forza di cose essere “costretti” a vivere tutti “ugualmente” all’interno delle stesse mura. Non credo in questa falsa e voglio anche dire a tutti quelli della “Sinistra vergogna” italiana, europea e mondiale che io assolutamente NON credo e non voglio che «dobbiamo abituarci tutti a vivere da migranti», come afferma l’attuale “Presidenta” italiana.

L’accoglienza e l’integrazione obbligata e forzata che ci hanno imposto in primis in Europa dall’ “altissimo” NON è la soluzione, è un CRIMINE. Inoltre, credo anche fermamente che alcuni soggetti che utilizzano il gratuito termine mediatico “RAZZISTA” (termine che va estremamente di moda tra gli “ignoranti” e le persone senza attributi che comprendo e compiatisco), quel “particolare” ed ignobile termine privo di ogni senso logico che viene utilizzato esclusivamente per spaventare chi anche solo minimamente si discosta dalla causa/precisissimo progetto del «venite qui, vi accogliamo noi ed a voi pensiamo noi con le nostre cooperative» (anche se il vero fine, quello sicuramente molto più utile per coloro che ci hanno imposto dall’ “altissimo” sta roba, è quello di utilizzare e sfruttare al massimo questa gente “senza difese” nel mondo del lavoro per far si che i salari e le condizioni lavorative dei cittadini europeri siano sempre più al ribasso...), sono dei CRIMINALI.

Saviano: prova a spiegare quanto sopra ai tuoi amici Boldrini, De Benedetti, Vendola, Scalfari, Barroso, Junker, Trichet, Lagarde e a tutti gli altri e fammi sapere cosa ne pensano…


Vincenzo Bellisario

(Articolo del 25 Aprile 2016)
Commenti   
0 # RE: L’accoglienza e l’integrazione sono “la soluzione”?Roberto Tassinari 2016-05-06 21:19
Negare che l'ingresso di immigrati funzionalmente analfabeti faccia parte di un piano molto preciso per ridurre i diritti dei lavoratori è pazzia pura. Eppure la manfrina del buonismo continua.
Oggi in televisione paragonano i rifugiati siriani provenienti dalla Turchia ai migranti centrafricani provenienti dalla Libia, come se fossero una unica migrazione.
E solo teoricamente continuano a parlare di rimandarli indietro, una volta identificati come centro africani.
Solo guardandoli si capisce che non sono libici.
Molto frustrante.
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