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Lazio

No al "Green Pass": Manifestazione del 28 Luglio a Piazza del Popolo

Manifestazione a Piazza del Popolo: no al "green pass", altro che flop!

Mercoledì 28 luglio si è tenuta la manifestazione NO GREEN PASS OBBLIGATORIO, organizzata dal Comitato Libera Scelta, in cui sono intervenuti anche esponenti dalla Lega. La manifestazione ha coinvolto varie piazze in tutta Italia, soprattutto nelle città di Milano, Torino, Palermo, Bologna, Padova, Trento, Imola, Rovigo, Rimini, Monza, Santa Teresa di Gallura, oltre naturalmente a Roma.
A questa Manifestazione, ha dato adesione anche il Movimento Roosevelt, che si pone contro ogni obbligo.
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Prime iniziative contro il "Green Pass"

Primi "No" al Green Pass in tutta Italia: Roma Piazza del Popolo e Ostia
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Sabato 24 luglio 2021, a Piazza del Popolo, si è tenuta una delle manifestazioni contro il famigerato "green pass", ovvero la certificazione verde Covid-19 che sarà in vigore dal 6 agosto in tutta la penisola, introdotta per controllare in molti luoghi al chiuso, dai bar alle palestre, passando per cinema, teatri e altri luoghi di ritrovo, la presenza di persone vaccinate (con una o due dosi), che posseggano ancora gli anticorpi che attestino la guarigione o che dimostrino la negatività di un tampone.
In piazza si sono ritrovate persone diverse, con diverse esperienze, molte delle quali si sono organizzate proprio grazie ai social e all’azione del network internazionale Worl Wide Demonstration, contro quello che, in base al decreto-legge del governo Draghi, diverrà un obbligo, almeno fino a quando il Parlamento non lo convertirà in legge o lo farà decadere.
I media mainstream si sono subito mossi a definirli "no-vax", "no-mask", cultori delle "fake-news" e pericolosi negazionisti, come ogni volta – dall’inizio di questa pandemia –  che qualcuno ha proposto una visione diversa da quella considerata "ufficiale".
Invece, a quanto pare, tra i manifestanti c’era gente vaccinata, altra con la mascherina e che, addirittura, era a conoscenza delle cure domiciliari precoci che hanno impedito, nella maggioranza dei casi, ospedalizzazioni gravi. Tutte persone, uomini, donne con bambini, giovani che sono andati in piazza chiedendo di poter rimanere liberi di scegliere e circolare.



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Italia, la pandemia ed il conflitto di potere tra lo Stato e le regioni.

di Monica Soldano

In Italia, la gestione della pandemia covid è stata centralizzata fin dal mese di marzo con la dichiarazione dello Stato di emergenza  che ha visto il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, divenire, di fatto, l' unico artefice delle decisioni, attraverso l'emanazione di decreti presidenziali (Dpcm), che vengono costantemente aggiornati, in base al parere del Comitato Tecnico Scientifico, nominato per cooptazione tra gli esperti, già dipendenti pubblici, dal Dipartimento della Protezione civile.

In questo nuovo scenario, nel corso di questo primo semestre in emergenza, non sono stati pochi i conflitti tra lo Stato centrale (presidenza del Consiglio dei ministri e ministri)  e le Regioni, soprattutto per contendersi lo spazio decisionale in ambito sanitario. In particolare, oggi, dopo alcune sentenze dei tribunali regionali, favorevoli ad una gestione centralizzata della governance sanitaria,  la linea, sottolineata ancora una volta nell'ultimo DPCM, è quella che le Regioni possano intervenire per inserire regole "più restrittive" rispetto a quelle nazionali nelle attività di loro competenza (chiusura luoghi aperti al pubblico, orari dei bar e dei ristoranti, scuole), ma NON più espansive o liberali.

In questo quadro, si è collegata, pur con alcune contraddizioni, che vedremo, una vicenda giudiziaria specifica, che ha visto lo scorso aprile, in pieno lockdown, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e la presidente della Regione Calabria, Iole Santelli (defunta pochi giorni fa), ordinare per l'autunno,  l'obbligo vaccinale antinfluenzale per tutti gli operatori sanitari, gli ultrasessantacinquenni e nel Lazio, si aggiungeva una forte raccomandazione anche per i bambini tra i 6 mesi ed i 6 anni.

I ricorsi contro l'obbligo vaccinale antinfluenzale delle regioni

Contro questo obbligo sono ricorse numerose associazioni, in rappresentanza di medici (l'associazione Ampas), singoli professionisti, infermieri, fisioterapisti, con una cultura medica che predilige l'approccio omeopatico, ma anche pensionati, che attraverso i loro avvocati hanno posto due obiezioni principali: la prima, l'incompetenza della Regione e l'abuso di potere del Presidente della Regione in carica, di decidere un obbligo ad un trattamento sanitario, tanto più se trattasi di un vaccino, su cui, in Italia, si è già più volte pronunciata la Corte Costituzionale in favore di limiti ben precisi in cui un tale obbligo possa essere legittimato. L a seconda obiezione, invece, è stata sull'opportunità stessa della scelta nel merito dei benefici per la salute degli "obbligati".

In entrambi i giudizi ricorrenti davanti al Tar del Lazio e della Calabria il collegio di difesa degli avvocati (Alessandro Gaetani, Samanta e Sara Forasassi) sono state sollevate censure identiche, ma con la collaborazione tecnica di approfondite relazioni medico-scientifiche, depositate agli atti del giudizio (dottor Domenico Mastrangelo, dottor Eugenio Sinesio e dott. Luca Speciani), oltre al supporto, sempre in tema di approfondimenti scientifici e studi internazionali dell'associazione Comilva.

Il ricorso al Tar del Lazio dell'associazione di medici, AMPAS, ha visto la costituzione,ad adiuvandum, anche del Movimento Roosevelt, rappresentato dall'avvocato Vanni Oddino.. I due giudizi hanno avuto una gestione processuale differente: il TAR del Lazio ha preferito affrontare un' attività istruttoria, ordinando al Comitato Tecnico Scientifico nazionale di relazionare in ordine alla bontà del trattamento sanitario imposto dalla Regione ed alla sua reale efficacia come mezzo di contrasto all'epidemia da Sars-Cov 2; all'opposto il TAR Calabria ha invece ritenuto di poter decidere sulla base degli atti e dei documenti prodotti dalle parti.

E' così che si è giunti alla sentenza del 15.09.2020 del TAR Calabria, che per primo ha accolto il ricorso per difetto di competenza, pur non avendo mancato di rilevare che la legislazione generale dello Stato, in materia di vaccinazioni debba essere basata "sugli indirizzi condivisi dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale" con ciò dando, di fatto, riconoscimento dell'esistenza dell'amplissimo dibattito nella comunità scientifica nazionale ed internazionale in merito all'efficacia della vaccinazione antinfluenzale ed alla sua inopportunità come mezzo di contrasto all'epidemia da Sars-Cov2.

Una volta intervenuta la sentenza del TAR Calabria, il TAR Lazio, messa totalmente da parte l'attività istruttoria svolta, si è pronunciato nei medesimi identitici termini del TAR Calabria sui profili di incompetenza regionale, richiamando nelle proprie motivazioni la decisione calabrese.  In conclusione, possiamo affermare che la sentenza del Tar Calabria sia stata determinante per gli esiti dell'intera vicenda, non potendo oggi immaginare cosa davvero avrebbe potuto decidere il Tar del Lazio senza quella precedente pronuncia, tuttavia nel corso del giudizio presso il Tar del Lazio, è accaduto qualcosa di diverso.

Infatti, nel processo svoltosi a Roma, al TAR del Lazio,si è costituita la Presidenza del Consiglio dei Ministri che per mano dell' Avvocatura Generale dello Stato ha richiesto in una nota, comunicata la sera precedente l'ultima udienza del processo (il 28 settembre), il rigetto di tutti i ricorsi presentati dai medici, contro il suo stesso interesse, potremmo dire!

Un fatto, questo, che pur essendo stato presentato come "rituale" ha di fatto politicamente fatto emergere un atteggiamento diverso, forse dovuto al ruolo svolto dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nelle sue alleanze politiche a sostegno del governo in carica? Difficile confermarlo, nella sottile trama tra la forma  rituale del processo ed i segnali necessari alle forze politiche in campo. Sta di fatto, che entrambi i procedimenti hanno evidenziato l'esigenza di avere un supporto giuridico e formale per poter correre a bandire le gare per l'acquisto dei vaccini antinfluenzali, di cui l'inserimento dell'obbligo e la connessione con la pandemia in corso andavano a fornire strumenti per giustificare l'esigenza sia dell'acquisto urgente che del maggior quantitativo.  Sono state così acquistate 2,4 milioni di dosi vaccinali, sulla base di un ordine, ora dichiarato annullato dai tribunali regionali e che, probabilmente, prevederà anche una verifica da parte della Corte dei conti sulla reale esigenza. Tanto più che l'opposizione al provvedimento, da parte dei medici ricorrenti, non è stata basata solo sulla illegittimità della competenza e del potere, ma anche sulla opportunità della scelta di politica sanitaria. Infatti, nelle relazioni medico-scientiche depositate, si pone il dubbio della bontà del ricorso al vaccino antinfluenzale in modo massiccio in concomitanza della pandemia, sottolineandone perfino i  potenziali rischi per la salute dei medici. Una istanza questa che non è stata affrontata nel testo della sentenza, ma che è indirettamente richiamata da giudizio, quando gli estensori della sentenza TAR del Lazio scrivono che mentre le sanzioni previste dall'ordinanza regionale che sospenderebbero i medici inadempienti da loro servizio sono sempre in capo allo Stato, "esisterebbero anche altre strade per evitare il decongestionamento delle strutture sanitarie, strade che potrebbero rientrare nell'alveo delle competenze regionali costituzionalmente accordate come il potenziamento del tracciamento, intensificazione dei tamponi e maggiore sviluppo della medicina di prossimità". Tutte attività che non violerebbero le competenze statali, nè "l'attrazione in sussidiarietà", ovvero la Regione non può esercitare una competenza statale per risolvere problemi regionali, laddove è lo stato centrale ad attrarre competenze regionali per affrontare questioni di livello nazionale.

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Lazio, vaccini antinfluenzali obbligatori per gli ultrasessantacinquenni, gli operatori sanitari ed una forte raccomandazione per i bambini dai 6 mesi ai 6 anni. Il Movimento Roosevelt ha detto no e sostiene il ricorso di AMPAS al Tar.

Lazio, vaccini antinfluenzali obbligatori per gli ultrasessantacinquenni, gli operatori sanitari ed una forte raccomandazione per i bambini dai 6 mesi ai 6 anni. Il Movimento Roosevelt ha detto no e sostiene il ricorso di AMPAS al Tar.
Il Movimento Roosevelt si è costituito ad adiuvandum nel ricorso degli operatori di AMPAS per chiedere che sia dichiarato nullo l’atto amministrativo del presidente della Regione Lazio con cui il 27 aprile scorso è stato determinato l’obbligo vaccinale contro l’influenza per alcune categorie, da effettuarsi a partire dal 15 settembre fino al 30 gennaio.  Si riscontra quella che potremo definire una “pessima abitudine”, ma soprattutto una prassi antidemocratica: l’obbligo ad un trattamento sanitario obbligatorio. La nostra Costituzione ha nell’art 32 chiarito bene che per ordinare una restrizione della libertà personale così forte occorrono motivazioni di

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18135 - Una Chiamata per L'Inferno

Ci dichiariamo tutti persone corrette, leali, pronte a battersi per una giusta causa . . . .  quando quella causa ci riguarda.

Quando però il problema non ci tocca, è distante da noi, allora  lo affrontiamo con leggerezza, con distacco e poi lo dimentichiamo.

Il problema di oggi, avete capito bene, riguarda circa 250.000 famiglie, solo su Roma.

Se ci aggiungiamo gli altri comuni del Lazio, arriviamo a circa 400.000 famiglie

Considerando che ogni caso familiare si ripercuote almeno su ¾ persone, stiamo parlando di una vicenda  che tocca quasi 1 e ½  barra 2 mln  di soggetti, vittime di una ingiustizia, figlia di questo mondo drogato dai soldi, dal potere e dall’indifferenza di chi non ne è coinvolto.

In una condizione ingiusta c’è chi ci può guadagnare e chi ci può perdere, ma l’ingiustizia resta e di fronte all’ingiustizia non possono esistono schieramenti.

Io personalmente non sono coinvolto da questa vicenda e quindi potrei rimanerne fuori, ma ho voluto affrontare e sviscerare il problema; ho ascoltato alcune testimonianze, ne ho vissuto il dramma da padre di famiglia e di 3 figli e ne ho sentito la pietas da essere umano.

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