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Segue un articolo dal titolo “Quando non spendere è uno spreco”, pubblicato da “Rete MMT” (http://www.retemmt.it/).   

“Rete MMT”: «Nell’agosto 2011 Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea (BCE), e il suo complice nel crimine Miguel Ángel Fernández Ordóñez, governatore della Banca di Spagna, hanno scritto una lettera confidenziale a Zapatero, sollecitandolo ad abbandonare le inadeguate politiche espansive che aveva applicato il suo Governo a partire dal 2009 e a introdurre un programma di controriforme neoliberiste, che tanto nefaste si riveleranno per i lavoratori spagnoli e l’equità sociale nel nostro Paese [1]. Un mese più tardi, Zapatero ha proposto la modifica dell’articolo 135 della Costituzione spagnola. L’articolo è stato approvato rapidamente, sottraendo agli spagnoli la possibilità di un dibattito, doveroso in un regime democratico.
Coloro che ora vedono Pedro Sánchez come il fautore della svolta a sinistra del PSOE, dovrebbero essere cauti e ricordare che lui ha impostato la riforma. Non sappiamo se i socialisti siano consapevoli del grave errore che hanno commesso nel proporla. Annullarla è praticamente impossibile perché richiederebbe una maggioranza di tre quinti della camera.
La conseguenza più grave della riforma della Costituzione è stata la famigerata Legge Organica 2/2012 della stabilità di bilancio e la sostenibilità finanziaria, approvata il 27 aprile 2012. Possono esserne felici la destra politica e la scuola economica più superstiziosa e atavica: una situazione di emergenza economica, creata dalla stessa Unione Monetaria che loro stessi avevano guidato, è servita ad ottenere la resa finale e definitiva di una sinistra ideologicamente disarmata da Suresnes.
Le conseguenze di questa norma sono state dannose soprattutto per quelle che sono chiamate “amministrazioni comunali del cambiamento”, come vedremo in seguito.
La legge dice di basarsi sui principi di sostenibilità finanziaria, di pluriennalità, di trasparenza, di efficienza nella allocazione ed utilizzo delle risorse pubbliche, di responsabilità e di lealtà istituzionale. Sono molti principi, tutti con conseguenze pessime.
La Legge di Stabilità instilla tutto il pensiero economico che ha dominato l’Europa dell’austerità. L’articolo 11 stabilisce “il principio della stabilità di bilancio”, il quale vieta a tutte le amministrazioni pubbliche d’incorrere in un deficit strutturale, cioè quel livello di deficit a cui corrisponderebbe una situazione di piena occupazione. Il problema è che questa grandezza non è osservabile, ma può essere solo stimata. La piena occupazione potrebbe essere fissata a un livello di deficit pari al 2% o al 16% in base a diversi criteri determinati da diversi apprendista stregone. E’ evidente che se accettiamo la definizione di piena occupazione data dagli economisti del nostro Governo appartenenti al dogma corrente, il deficit strutturale è sovrastimato, la qual cosa costringerebbe il Governo ad attuare draconiane politiche di austerità. Come consolazione, se l’amministrazione implementa “riforme strutturali”, questo limite può essere aumentato ad un più generoso 0,4% del PIL. La legge consente eccezioni al suo rispetto in situazioni come una grave recessione economica, una calamità naturale o una situazione d’emergenza. Dobbiamo pregare che ci siano terremoti, guerre o crisi economiche affinché le nostre autorità agiscono con saggezza?
L’articolo 12 stabilisce quella che viene chiamata “Regola di spesa”, secondo cui “la variazione della spesa stimabile del Governo Centrale, delle Comunità Autonome e degli Enti locali non può superare il tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo di riferimento dell’economia spagnola di medio periodo”. Questa nuova grande mostruosità è pari alla media delle stime degli ultimi cinque anni, alla stima per l’anno corrente e alle proiezioni per i prossimi quattro anni [2]. In definitiva: se stiamo uscendo da una grande depressione è meglio che le proiezioni future siano molto ottimiste, se non vogliamo che il Ministero imponga un tasso di riferimento ancora più folle, viziato dalla bassa crescita degli anni precedenti. Di nuovo l’arbitrarietà e la discrezionalità caratterizzano lo spirito della legge. Stiamo capendo quello che vuol dire il principio di “pluriannualità”?
La “lealtà istituzionale” quindi risulta così essere un po’ unidirezionale dal momento che è il Governo centrale che impone gli obiettivi di spesa a tutti gli altri. Dato che molte amministrazioni progressiste si sono insediate al potere nel 2014, quando la spesa aveva raggiunto il minimo storico, il recupero dei livelli pre-crisi sembra praticamente impossibile.
L’amministratore pubblico che desiderasse introdurre stimoli fiscali rispettando la regola di spesa, potrebbe pensare che gli resta la possibilità di farlo riducendo le tasse. Anche su questo fronte si scoprirà che la legge non ha ignorato un simile scenario, “quando si approvano modifiche normative che comportano riduzioni delle entrate, il livello di spesa stimabile che risulta dall’applicazione della norma negli anni nei quali queste si sono realizzate, dovrà essere ridotto dell’importo equivalente”. Se Voi foste un efficace gestore e vi trovaste entrate maggiori del previsto, non fatevi illusioni: saranno integralmente destinati a ridurre il livello del debito pubblico.
Il volume del debito pubblico è definito nella presente legge dal principio di “sostenibilità finanziaria”, alzandosi come l’altra testa dell’Idra dello spreco pubblico che l’ortodossia è determinata a sconfiggere. Sostenibilità significa che il debito del pubblico non superi il 60% del PIL. Perché proprio il 60%? Non si sa. Tuttavia questo limite non è uniforme per ogni amministrazione pubblica. Per l’amministrazione centrale è il 44% del PIL, per tutte le Comunità autonome è il 13% e per tutte le amministrazioni locali è il 3%. Se qualche amministrazione dovesse superare tale fatidico limite, dovrà approvare un piano di adeguamento che permetta di bilanciare i suoi conti per raggiungere il debito limite definito. L’articolo 14 aggiunge che il pagamento della quota interessi e della quota capitale del debito hanno la priorità assoluta su tutte le altre spese.
Secondo la tradizione neokeynesiana, che prescrive che a ogni deficit deve seguire un surplus della medesima dimensione, così come ogni sbornia deve patire i suoi postumi, l’articolo 31 prescrive la creazione di un “fondo di contingenza”, le cui risorse provengono dalle dotazioni ricevute dalle Comunità autonome e dalle amministrazioni locali. Questo risponde alla convinzione diffusa tra i politici che quello che è tenuto oggi nel salvadanaio servirà in futuro per destinare surplus produttivo reale ai pensionati [3], le eccedenze che risultano dal Tesoro della previdenza sociale saranno utilizzate per alimentare il fondo di riserva.
Le amministrazioni comunali del cambiamento si sono scontrate con alcune spiacevoli sorprese nell’insediarsi al potere. Non hanno potuto aumentare la spesa sociale, come avevano desiderato e gli aumenti si sono dovuti garantire con risparmi su altre voci di bilancio. Con una legge che impone loro di generare eccedenze non hanno avuto altra scelta che presentarsi come gestori fiscali virtuosi degli affari pubblici, più capaci dei politici del PP di ridurre il debito a ritmi sorprendenti. La legge ha incluso una disposizione aggiuntiva, che è stata prorogata di anno in anno, costringendoli a destinare tutte le eccedenze o residui di cassa, se inferiori, a ripagare il debito e cancellare i conti in sospeso con i fornitori. Solo allora, se rimarrà ancora denaro per l’ente locale, sarà possibile effettuare investimenti che siano “sostenibili dal punto di vista finanziario”. Questa legge è stata un’arma utilizzata con successo da Montoro per soffocare l’efficacia delle Amministrazioni progressiste e ridurle a fedeli esecutrici di politiche fiscali conservatrici, alunne eccellenti nella riduzione del debito e nel mantenimento del pareggio di bilancio.
Le finalità della legge di stabilità di bilancio sono impossibili da realizzare. Chi conosce il semplice principio d’identità dei saldi settoriali, saprà che il saldo di bilancio del governo non è una variabile indipendente. Per quanto s’impegni un’amministrazione pubblica, è molto difficile che raggiunga i suoi obiettivi di bilancio se altri agenti prendono decisioni che li contraddicono. Guardate il seguente grafico che mostra la relazione tra il risparmio di ciascuno dei principali settori istituzionali della nostra economia. Il grafico è simmetrico, perché il risparmio dell’uno è l’indebitamento degli altri. Quello che i nostri esperti legislatori continuano a non capire è che il deficit pubblico è identico, euro per euro, al risparmio del settore non pubblico, cioè, del settore privato e del settore estero.
I redattori della legge avrebbero dovuto intuire che si stava affrontando un compito arduo e magari per questo avrebbero dovuto introdurre la settima disposizione finale, la quale posticipa l’entrata in vigore dei limiti di cui agli articoli 11 e 13 della presente legge al 1 ° gennaio 2020. Se invece per allora il Governo otterrà il suo surplus strutturale a lungo atteso, l’economia spagnola entrerà in una nuova recessione, che farà sì che il risultato duri meno di un gelato conservato nel vano portaoggetti di un’auto parcheggiata al sole. La conseguenza che passa inosservata del piano e che emerge da tale principio contabile di base, cioè che la spesa di un agente è il guadagno di un altro, è che il guadagno degli spagnoli arriverà allo 0%. Inoltre, considerando il modo in cui la nostra classe politica ha gestito i “sacrifici”, prepariamoci ad una redistribuzione del reddito dal basso alle élite economiche, superiore rispetto a quanto stiamo vivendo. Il fatto non è che la crescita non raggiunga l’intera società, ma piuttosto che in tale situazione di stallo, pur avendo crescita, si verificherà un cambiamento nella distribuzione della ricchezza e si sfrutterà nuovamente la situazione per realizzare un passo avanti nell’aumento delle disuguaglianze.
Seguendo la cultura di Governo che sta prevalendo in Europa negli ultimi dieci anni, la legge è accompagnata da misure di prevenzione e di coercizione, per garantire che tutte le autorità pubbliche si pieghino alle esigenze della disciplina bilancio imposta dal Governo. Queste misure potrebbero comportare l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione a quelle Comunità autonome ribelli o lo scioglimento degli Enti locali inadempienti; tutto in nome dei principi di responsabilità e lealtà istituzionale.
L’ortodossia ritiene che fare deficit pubblico equivalga a buttare i soldi nel gabinetto. Nel frattempo milioni di persone che potrebbero essere impiegate in modo proficuo nel settore pubblico non lo saranno. Centinaia di progetti di valore sociale non potranno mai essere attivati. Ci sono centri di ricerca che rimangono vuoti o sottoutilizzati. Le nostre scuole pubbliche e le università hanno bisogno di una ristrutturazione urgente e di una modernizzazione delle loro dotazioni; queste urgenze sono rinviate sine die. Quest’estate andranno a fuoco ettari di montagne perché non si è potuto impiegare disoccupati per la pulizia dei boschi. A persone inabilitate da malattie terribili mancheranno cure adeguate anche se ci sono persone preparate e disposte a eseguire questi lavori. Nel bel mezzo della più grande abbondanza di risorse e di persone preparate e disposte a lavorare si crea un’inutile, crudele e stupida scarsità artificiale. Tutto questo accade per regole imposte senza riflettere e in modo frettoloso. Non v’è maggiore spreco di non spendere quando dovuto, lasciando che le capacità individuali appassiscano. Il primo passo che deve essere fatto per trasformare la società è quello di abolire la Legge di stabilità di bilancio e di sostenibilità finanziaria. Sarà il PSOE di Pedro Sánchez a osare?»

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