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Segue un articolo del giornalista Paolo Barnard dal titolo “Desolanti vuoti pneumatici. Wittgenstein. E ora Google e la tua scuola”, pubblicato sul suo sito: http://www.paolobarnard.info/ .

Paolo Barnard: «Nel film Le Invasioni Barbariche (non il trash della demente Tv, parlo del film), il protagonista, un normale docente universitario morente e ricoverato, dice a un’infermiera una verità immensa, se ricordo bene la riproduco così: “La Storia si srotola a ‘sciami’ di uomini geniali, che passano, lasciano il buio, ma poi ritornano in altri sciami, purtroppo con intervalli di tempi miserabili. Ci fu il Rinascimento, poi stagnazione, ma poi l’Illuminismo, poi giù ancora, poi l’epoca romantica di Chopin o Baudelaire e tanti altri, poi di nuovo lo sciame di geni sembrò arrestarsi. Ma da Marx in poi vi fu un nuovo sciame, la Storia brillò, pulsò ancora, ma arrivarono le guerre mondiali, però dopo ecco un altro sciame di menti prodigiose in ogni campo del sapere dagli anni ’50 ai ’70, poi purtroppo…”.
Poi purtroppo i vuoti penumatici, come li chiamo io. Ora viviamo in uno di questi. Ed è orribile, io lo sento da quando ero un ventenne. Di quelle menti geniali e di portata mondiale – cioè quegli archi incastonati da gemme come Michelangelo-Dostoevskij-Tesla-Majorana ecc. – oggi non se ne vede neppure l’ombra. L’ultimo sciame di genialità è passato e noi siamo infognati nel piattume. Io sto da cani. Salvo due o tre personaggi magnifici, ma non geni. Oggi io non ho, e voi non avete, nessuno a cui guardare così come il Vasari poté illuminarsi di Michelangelo e delle vite di altri geni.
E allora vado disperatamente indietro per non sentire sta stretta allo stomaco, e per esempio incappo in uno come Ludwig Wittgenstein. Ve ne frega un cazzo? Chiudete la pagina, a me frega un cazzo che a voi freghi un cazzo. Ludwig Wittgenstein, fra l’altro, porge l’occasione per ragionare anche su alcune cose di oggi, inclusi i vuoti pneumatici delle milioni di menti azzerate nell’umanità.
Allora, chi era? Nato a Vienna nel 1889, muore a Cambridge nel 1951, matematico, logico, filosofo, folle in parte, e vero genio. Questo non è un articolo dove faccio il fanfarone colto, anche perché non lo sono. E infatti vi dico subito che Wittgenstein era prima di tutto un personaggissimo… Uno che fa degli studi alla cazzo, in scuole di seconda categoria e prende una laurea in rudimentale ingegneria aeronautica, ma gli piace pensare, e allora cosa fa? Si presenta un giorno dal massimo filosofo vivente (a quel tempo Bertrand Russell) e gli dice: “Secondo lei io sono un totale idiota? Perché se lo sono farò l’aviatore, se no studierò filosofia e matematica ”. Bertrand sgrana gli occhi e gli rispondere di scrivere un saggio, poi si vedrà. Ludwig scrive, quando Russell legge la prima frase, gli risponde: tu non fai l’aviatore manco morto.
I due diverranno amici (poi si staccheranno), e c’è un aneddoto divertente: Wittgenstein, trasferitosi da Russell all’università di Cambridge, aveva st’abitudine, insomma un pelo stramba anche oggi… cioè si presentava quasi tutte le notti nella camera di Bertrand e iniziava a camminare avanti e indietro muto per almeno due ore. Una volta Russell gli fa: “Senti, io vorrei anche dormire qualche notte, a che diavolo pensi? Alla filosofia o ai tuoi peccati?”. E Ludwig: “A entrambi”, e ricominciò a marciare. Un po’ fuori dai ‘coppi’ lo era, no dubbi.
Una volta gli fu detto da un altro studioso: tu sei matto, che Dio ti protegga dall’andare del tutto fuori di testa. E lui: che Dio mi salvi dalla sanità mentale, è orrore! Scoppia la Prima Guerra Mondiale, e lui è in trincea… non so se devo sottolineare qui che razza di infernale carneficina fu quel conflitto, ma Wittgenstein fra una fucilata, una bomba a gas e l’altra, cosa faceva? Pensava e scribacchiava di logica e filosofia matematica. Ma lo immaginate uno così che fra teste mozzate dall’artiglieria, cadaveri affogati nel vomito, budella sparse e cavalcate di Caronte in persona fra i fronti, intanto pensa se l’essenza del pensiero profondo sia quella esprimibile dalla mente e dal linguaggio umani, o piuttosto solo quella che non si può in nessun modo esprimere? Il risultato di quei pensieri raccolti non certo nella calma dello studio di un Umberto Eco, fu il suo primo capolavoro dal titolo Trattato Logico Filosofico. Allora…
Quando dopo la guerra, con Wittgenstein che si era già guadagnato una fama come pensatore, il libro fu pubblicato, lasciò a bocca aperta tutto il mondo accademico della materia. Lo leggevano come si legge un testo piombato sulla terra da una civiltà del pianeta Venere. Il genio e prodigio matematico di Cambridge, Frak Pluntom Ramsey, volle incontrare di persona Wittgenstein per provare a decifrare il libro, ma dopo due giorni di discussioni a 5 ore al giorno, Ramsey era riuscito a malapena a capirne 7 pagine su 80. Poi Wittgenstein di colpo sparisce, tutti si chiedono dove sia finito, lo cercano a Cambridge, Oxford o a Londra, ma nulla. Un giorno arriva una lettera ai colleghi da un oscuro villaggio austriaco dove il Wittgenstein era fuggito in incognito e dove faceva l’insegnante delle elementari. E anche qui…
Allora, la gente del villaggio lo odiava, e perché? Perché lui insegnava cose ai bambini “che (secondo i paesani) non servivano a far soldi!”, e quindi nessuno in quel posto gli vendeva burro, latte, formaggio. Se Wittgenstein era di buon umore, portava i bimbi a passeggiare sui monti insegnandogli biologia, filosofia, matematica e logica in quel modo, se era di cattivo umore se ne stava in classe zitto e imbronciato, ma i bimbi lo amavano. Io avrei dato 20 anni di vita per avere alle elementari un maestro così. Ma anche quando più avanti nel tempo fu professore ordinario alla prestigiosa Cambridge, non era da meno. Ricorda un alunno: “In classe se ne stava per qualche minuto immobile, poi saltava su e ci diceva che non ci avrebbe insegnato nulla dei ciò che stava sui libri, ma solo cose che potevano stare… in un cervello in esplosione!”. E aggiungeva Wittgenstein: “Se non avete quel tipo di cervello, io non vi servo a niente”.
Ma il meglio deve ancora venire, di sto genio incredibile. Allora abbiamo detto che la sua opera massima fino a quel tempo era stata sta specie di enciclopedia rivoluzionaria di filosofia matematica e di logica, ok? Praticamente incomprensibile al 99,9% degli specialisti, ma immensamente rispettata. A un certo punto Wittgenstein se ne esce con: “E certo che non ci capite nulla. Ho scritto questo volume per dirvi che tutte le vostre speculazioni logico-filosofiche e ASTRATTE non hanno un cavolo di senso. Cioè voi cervelloni avete fatto una fatica cane a leggere il mio Trattato, come se vi foste arrampicati su una ripida scala, ma ora dovete cacciarla nella spazzatura, cioè cacciare nella spazzatura tutto ciò che sapete…”… I cervelloni del mondo di allora rimasero di sasso. Si era fatto gioco di loro, delle loro iper-teoriche caratterizzazioni di filosofia, logica e matematica, per dire semplicemente che “filosofeggiare è un atto senza senso”. Alè! BANG!
Alla fine Wittgenstein ci dice: “Ciò che veramente si avvicina alla realtà del mondo si divide in due categorie: cose che possono essere corroborate dalla realtà obiettiva assieme al linguaggio, oppure cose che non potremo mai esprimere in nessun modo”.
Dove troviamo oggi un genio OLTRAGGIOSO e indimenticabile come Ludwig Wittgenstein? Sapete dove vagamente lo troviamo? E lo dico con un vero magone nel petto: lo troviamo, MA ROBOTIZZATO E DISUMANIZZATO, solo dentro i conglomerati di business in Artificial Intelligence, Blockchain, o Virtual Reality (Google-Alphabet, Facebook-Oculus, IBM, D-Wave Systems ecc.), cioè dentro macchine orrende per innanzi tutto fare profitti sulla pelle di miliardi di persone, e poi per renderci TECH-GLEBA. Ecco dove oggi stanno gli sciami del genio. Da spararsi alla tempia.
E infine, pensate un attimo a cosa passa fra la classe delle elementari o di Cambridge di Ludwig Wittgenstein, e i mediocri grigi omologati insegnanti e docenti di oggi, che a me scrivono “Barnard, lei ci dice cose straordinarie, ma poi sa… a parlarne in classe ci si rimette il posto”. Io sono Barnard, lui era lui ovviamente, ma prendete quindi le misure del vomitevole ‘progresso’ dell’istruzione oggi. Ci sono oggi in giro ad Harvard, alla Sorbona, alla Sapienza, o Bocconi, a Oxford, in qualsiasi liceo o scuola un Ludwig Wittgenstein, un Einstein, un Thomas Mann?
Lo sciame tornerà? Io non lo vedrò, e annaspo in questa epoca di vuoto pneumatico. Poi, sì, con ciò che ci aspetta dubito che quegli uomini degli sciami dei geni di cui parlò il protagonista de Le Invasioni Barbariche li rivedremo mai più. Quindi ripeto: non fate figli.»

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