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Segue un intervista-articolo di “Intelligo News” (http://www.intelligonews.it/) all’economista Claudio Borghi dal titolo “Pensioni all'estero, Borghi a Boeri: "Schizofrenia europea. Allora frontiere chiuse per viaggi?”

Boeri si scaglia contro i pensionati italiani che vanno a spendere la pensione all'estero. Non è un paradosso nel momento in cui si promuove l'europeismo, la globalizzazione, la libera circolazione delle merci ecc.? Perché il pensionato non potrebbe andare all'estero per campare meglio con la propria pensione?

«E' una vergogna. I soldi sono di chi ha maturato la pensione e non si capisce perché lo Stato debba pensare di mettergli le mani addosso a seconda di come e dove decide di spenderli. E' tutta una contraddizione, perché se vale il principio delle risorse che devono entrare e non uscire, allora dovremmo uscire dall'Europa visto che questa rappresenta un continuo deflusso di risorse. Perché ogni anno l'Italia può versare 7 miliardi di risorse pubbliche all'Europa senza che ne venga nemmeno spiegato il motivo, e invece i soldi privati del singolo pensionato devono essere aggrediti e questo non ha il diritto di spenderli all'estero? Arrivati a questo punto non si capisce per quale ragione non si debbano vietare anche i viaggi all'estero. Seguendo infatti il pensiero di Boeri, ogni volta che un italiano va all'estero e acquista prodotti a Londra sta togliendo risorse nazionali».

Il presidente dell'Inps continua a scatenare polemiche, prima con la storia dei migranti che pagherebbero le pensioni agli italiani, adesso con questa dei pensionati all'estero. Perché tanto attivismo su temi che rischiano di acuire il malcontento della pubblica opinione?

«Il presidente dell'Inps si rifiuta di riconoscere i danni dell'euro sull'economia italiana. E' proprio una moneta troppo forte a costringere alla fuga i potenziali acquirenti di prodotti italiani o anche quanti dall'estero vorrebbero venire a spendere in Italia. Da una parte Boeri non vuole ammettere questo e dall'altro ragiona con una visione distorta del mondo pensionistico, basato su una sorta di catena di Sant'Antonio. Stando al suo ragionamento infatti, se c'è sempre qualcuno che deve pagare i soldi per quelli che sono arrivati prima, ci dovrà essere in futuro qualcuno che dovrà pagare per quelli che sono arrivati ora. Che significa questo? Che senza un costante aumento della contribuzione da parte di qualcuno il sistema non sta in piedi. Questa è pura follia. Uno che ragiona così, e ritiene che le pensioni si reggano su una catena di Sant'Antonio, non sarebbe mai dovuto arrivare alla guida dell'Inps. Il problema è far capire a Boeri che il sistema pensionistico non si regge facendo arrivare persone in più ma facendo lavorare persone in più. Il che tradotto significa che non serve far arrivare cento immigrati ma mettere a lavorare cento disoccupati».

L'ex viceministro Zanetti propone un regime fiscale attrattivo per i pensionati esteri del ceto medio-alto del nord-Europa per coprire il buco lasciato dai pensionati italiani. E' d'accordo?

«Assolutamente no. Questa posizione va nella scia della flat-tax per i ricchi. Il problema è che qui si dovrebbe far star bene gli italiani, non fare concorrenza fiscale agli altri paesi. Come posso spiegare ai miei cittadini che hanno un regime penalizzante rispetto all'estero perché sono vecchi clienti rispetto ai nuovi? Lo Stato non è mica una compagnia telefonica che deve andare sempre a caccia di nuovi clienti. Dimentichiamo sempre che abbiamo tante risorse inespresse nella domanda interna, rese tali dalla mancanza di lavoro e di risorse da mettere nelle mani dei cittadini italiani per poter crescere; dobbiamo insomma smetterla di pensare che le risorse debbano sempre arrivare da fuori. Nel contempo dobbiamo essere consapevoli che in uno Stato non dovrebbe esistere il vincolo del pareggio di bilancio. Non esiste a memoria d'uomo uno stato in pareggio. Questo non significa che lo Stato debba spendere in maniera indiscriminata e senza contenimenti della spesa, ma lo Stato non è un'azienda privata e non può sottostare all'obbligo di pareggiare i conti penalizzando così la crescita e lo sviluppo. Se non comprenderemo queste due cose, temo che continueremo a fare chiacchiere a vuoto.»

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