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Prima di entrare nel merito dei quesiti la mia critica al referendum è innanzitutto metodologica.

La democrazia è come una danza, porta con sé, oltre alle regole, un senso di eleganza.

Io cerco leader capaci di convincere, leader che sappiano creare consenso. Siamo di fronte a una legge fatta votare a colpi di maggioranza nel continuo tentativo di fregare l’avversario. Credo si debba ridare voce all’arte della diplomazia e alla bellezza del compromesso. Sì lo so, la parola “compromesso” suona male, ormai la confondiamo con la parola “inciucio”. Invece dobbiamo restituirle tutta la nobiltà che le è propria.
La democrazia è compromesso, è la ricerca di una convergenza su terreni comuni. La democrazia è la trasformazione della dialettica io-tu in un NOI. Lo stato di cui facciamo parte è lo stesso, i miei problemi sono i tuoi e viceversa. E pensare che quest’ottica è poi amplificabile al pianeta tutto e finanche alla vita in sé. Ma stiamo con i piedi per terra. Questo referendum è stato gestito male fin dall’inizio e comunque andrà avrà avuto un solo de-merito certo: aver spaccato il paese in due fazioni ormai quasi incapaci di parlarsi. Non si fa così, non è così che si legifera, non è così che si fa politica. È vero, arriviamo da vent’anni di leggi ad personam e di leggi elettorali scritte dai governi in carica per fregare le opposizioni. Abbiamo avuto cattivi maestri e stiamo nuotando in acque che sono state sporcate da tempo. Eppure si può invertire il corso e si deve farlo. E come fare ad invertirlo? Lavorando con la qualità, la qualità del dialogo, la qualità dell’esperienza, la qualità della preparazione. Trovo che questa classe dirigente sia molto impreparata, e questa è la mia critica più sostanziale.

Veniamo poi ai contenuti e cercherò di esprimere le mie ragioni per il no in modo quanto mai sintetico. Addirittura mi limiterò a soffermarmi su quelli che secondo me sono i due problemi principali di questa riforma (che di problemi ne ha molti), due macro-problemi irricevibili e imperdonabili.

1)Se volevano togliere una camera la toglievano. Punto. Io l’avrei tolta. Loro la tengono, ma ci privano del diritto elettivo, saranno loro a nominare i senatori e i senatori avranno una copertura contro i procedimenti della magistratura. Fosse un parlamento di galantuomini potrei anche fidarmi, ma avendo a che fare con mariuoli e quaquaraquà so benissimo dove vogliono andare a parare.

2)La riforma del Titolo V nasconde una fregatura enorme: espropria la gestione dei territori alle regioni e ai comuni e centralizza nel governo la loro totale amministrazione. Questo dà il là alla privatizzazione dell’acqua pubblica (in Lazio si stanno già portando avanti in attesa del sì) e delle utilities. Ricordiamoci che nel giugno 2011 proprio con un referendum il popolo sovrano aveva già respinto la privatizzazione dell’acqua. Ce la stanno riproponendo ben nascosta nella riforma referendaria. L’imperialismo statunitense (NDR: noi della Redazione MR, più che “imperialismo statunitense”, preferiremmo definirlo “predazione imperiale da parte di gruppi oligarchici sovranazionali che, talora, nel corso della Storia, hanno potuto asservire ai propri interessi anche alcuni organi istituzionali Usa”) che ha sempre portato tante sciagure (anche) in Sud America, negli anni 2000 ha esattamente cercato di applicare nelle terre bolivariane misure simili a quelle che questa riforma introdurrà in Italia.

Grazie al FMI e alla scusa del mercato libero senza regole e controlli, i paesi sudamericani sono stati depredati della loro ricchezza con l’aiuto di governi fantoccio. Si produssero situazioni al limite del surreale: in Bolivia l’azienda americana che gestiva l’acqua pubblica ormai privatizzata fece approvare al governo una legge che dichiarava illegale la raccolta dell’acqua piovana da parte dei poveri, perché questa raccolta nuoceva al mercato.

Queste le mie ragioni principali per il NO.

Per me sono macigni. E trovo che questa riforma apra davanti a sé un baratro di vaste dimensioni. Se non mettiamo uno stop chiaro ora, la valanga finirà per travolgerci. Ma vado oltre. Questa riforma costituzionale è una gran perdita di tempo. La Brexit e Trump sono due occasioni enormi per riportare l’Europa in carreggiata, scioglierci dai lacci americani (NDR: anche qui, come Redazione MR, non riteniamo di doverci sciogliere da “lacci americani”, se questi “lacci” fossero quelli, limpidamente progressisti, che ispirarono a suo tempo la Costituzione americana del 1787- il più alto documento democratico del XVIII secolo, con tutti i limiti legati al suo carattere pionieristico- e che poi hanno ispirato gli americani Franklin ed Eleanor Roosevelt, John e Robert Kennedy, Martin Luther King, John Rawls, Arthur Meier Schlesinger Jr., ecc.) senza più il cane da guardia inglese.

Invece che eseguire gli ordini che vengono dalle banche e dai potentati stranieri, un vero leader approfitterebbe di questo frangente storico per usare la potenza, il peso e la storia dell’Italia come un grimaldello per sfondare il muro di antieuropeisti che regna in Europa.

E gli antieuropeisti sono per me i vertici di questo fantasma di Unione che avrebbe dovuto fondarsi sui principi e che si trova unita solo dal grano. In questo momento potremmo ritrovare una fratellanza di popoli che fanno fronte comune verso le sfide che abbiamo di fronte. Solidarietà tra nazioni, mutuo soccorso, unione nelle trattive economiche e strategiche, unione nei sì, ma anche nei NO, come quello che con chiarezza bisogna dire alla Turchia di Erdogan. E poi un esercito comune, ma sempre e solo come conseguenza di una politica comune e di un governo europeo. Il governo renziano soffre di strabismo, trasforma nel centro del dibattito ciò che non è centrale, per dirla con Nietzsche “agitano le acque per farle sembrare profonde”.

La mia critica alla riforma costituzionale è dunque metodologica, nel merito e anche nella prospettiva. Una politica che si rispetti non può esimersi da un quadro di riferimento. Una visione politica non è mai solo passiva, è anche una proiezione in avanti nello spazio e nel tempo. La miopia è malaugurante.

 Anche se chi ne fa un vezzo pensa di risolvere tutto in un gioco tra furbi.

 

PAOLO MOSCA, membro del Direttorio MR Lombardia.

NDR finale: la posizione sopra espressa di Paolo Mosca non è quella ufficiale e univoca del MR, che sul Referendum del 4 dicembre ha espresso, per bocca dei suoi vari dirigenti e attivisti, una pluralità di punti di vista.

Per orientarsi sulla complessità del punto di vista rooseveltiano in merito, rinviamo alla metabolizzazione dei contenuti illustrati in

Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 nella prospettiva rooseveltiana”, articolo pubblicato il 25 novembre 2016 sul Blog MR (clicca per leggere, ascoltare, vedere).

(Articolo del 29 Novembre 2016)
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