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Sulla legittimazione del "governo dei pochi" da parte del fondatore di Repubblica.

L'oligarchia "è il governo dei pochi ma è la sola forma d'un governo democratico".

Continua la campagna di Scalfari - tanto caro a certa (sedicente) sinistra da salotto - che, attraverso un altro ragionamento contorto e surreale (a questo link, da cui è tratta anche la citazione iniziale, l'articolo di riferimento: http://www.repubblica.it/politica/2016/10/13/news/perche_difendo_l_oligarchia-149655377/), non solo giustifica l'oligarchia, ma la accomuna di nuovo alla Democrazia, compiendo un'opera di mistificazione.

Ci aveva già provato, infatti, con un articolo scritto all'indomani del confronto Renzi vs Zagrebelski (qui:http://www.repubblica.it/politica/2016/10/02/news/zagrebelsky_renzi_scalfari-148925679/?ref=fbpr), di cui consiglio vivamente la lettura.

Ci sarebbero tante cose da dire, ma mi soffermo su di una in particolare.

Innanzitutto, la Democrazia (quella rappresentativa, s'intende) è sì una delega del potere (dai "molti" ai "pochi"), ma pro-tempore: questa è la prima cosa che bisogna sottolineare, visto che si parla di un mandato a scadenza, pensato apposta per non conferire permanentemente poteri a nessuno. Dopodiché, i cittadini hanno il diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti, tramite elezioni: la delega, dunque, segue la logica - di derivazione illuminista - del "contratto sociale", secondo la tradizione inaugurata dal Giusnaturalismo (o Scuola del Diritto Naturale Laico).

La Democrazia - almeno in via di principio - afferma il diritto da parte di TUTTI di concorrere per una carica politica (elettorato passivo), così come il diritto di voto universale (elettorato attivo).

Le oligarchie, invece,  il governo "dei pochi", non contemplano la partecipazione popolare alle decisioni collettive. Possono essere manifeste, occulte, agiscono dentro e/o fuori dalle strutture preposte all'esercizio del potere e, a seconda dei casi, si basano su un diritto divino di governare le masse (oligarchie religiose: ad es. caste sacerdotali), su uno "status d'ascrizione" (aristocrazie di sangue), sulla gestione della governance economica globale (oligarchie finanziarie: banche d'affari, multinazionali, conglomerati vari), su una gestione burocratica dei processi politico-economici e sociali (oligarchie tecnocratiche: BCE, Commissione Europea) o su una presunta superiorità spirituale (oligarchie iniziatiche: società misteriosofiche/esoteriche varie; in primis la Massoneria, in riferimento alle sue declinazioni interne di stampo conservatore, neo-aristocratico e reazionario, lontane dall'ideale democratico-progressista).

La questione, poi, si fa ancora più sottile e malefica, se pensiamo che negli ultimi 40 anni in Occidente c'è stato questo tentativo (riuscito, ad oggi) di piegare la Democrazia, lasciandola nelle forme, ma svuotandola nella sostanza - dopo quello fallito di eliminarla ovunque, anche dal punto di vista formale, con l'esperimento nazi-fascista - facendola diventare un'"oligarchia de facto".

Come?

Delegittimando la politica e il ruolo dello Stato e, contemporaneamente, legittimando il mercato; il quale, grazie alle sue leggi (domanda-offerta, "mano invisibile", ecc), una comunità di individui sarebbe in grado di auto-regolarsi, senza il bisogno di un intervento governativo. Idea, questa, che sta alla base di una vera e propria teologia dogmatica - il neoliberismo - intrinsecamente anti-democratica, neo-oligarchica e falsamente liberale.

Dunque, nel momento in cui Eugenio Scalfari accomuna i due concetti sopra esposti, non solo dice qualcosa di non vero, ma è anche in malafede. Egli, infatti, cerca - in maniera assai subdola - non tanto e non solo di screditare la Democrazia, quanto soprattutto (e qui sta la chiave del discorso) di legittimare – da un punto di vista filosofico – oltre che difendere, l'oligarchia stessa.

Che è, in sostanza, la modalità di governo attualmente dominante in Occidente.

Almeno finché la Democrazia non verrà smantellata anche nelle sue forme.

Prima di chiudere, riprendo un attimino la citazione iniziale e vi sottopongo una riflessione: L'oligarchia "è il governo dei pochi ma è la sola forma d'un governo democratico".

Non sentite anche voi puzza di “teorie trioculari”? Questa citazione non vi ricorda – almeno vagamente – le affermazioni contenute in “The Crisis of Democracy”, famigerato rapporto della Trilateral Commission redatto nel 1975?

A me sì.


Rosario Picolla


(Articolo del 14 Ottobre 2016)

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