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Lettera aperta alla Presidente Nespolo mandata il 26.07.19

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Cara Presidente Nespolo,

sono Marco Moiso, vicepresidente del Movimento Roosevelt, e membro dell’ANPI.

Era da molto che intendevo scriverle questa lettera, e lo faccio all’indomani di fatti a mio vedere molto gravi, che si sono svolti a Londra.

Ritengo che l’ANPI stia tradendo il suo statuto. Infatti, le chiedo di chiarificare, pubblicamente, come lei intende gestire le attività dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia alla luce dei ragionamenti che a breve le esporrò.

In questo momento storico, l’ANPI ha la possibilità di interpretare e definire il proprio lavoro e la propria attività principalmente in due modi:

  • Svolgere un ruolo di memoria storica, valorizzando e perpetuando la memoria della Resistenza.
  • Continuare a lottare per la democrazia e contro ogni fascismo.

Sia che decidesse di perseguire la prima strada, che la seconda, l’ANPI ha il dovere di farlo nel rispetto del suo statuto, degli obiettivi in esso descritti, e dei valori della democrazia e della libertà.

Considerando il modus operandi dell’ANPI, sembra che questa abbia deciso di intraprendere la seconda opzione da me prospettata. 

Tuttavia, nel farlo, l’ANPI sembra aver smarrito la via tracciata nel suo statuto, che è democratico, liberale ed inclusivo di tutte le realtà che hanno partecipato alla Resistenza.

Invece di rispettare la pluralità della lotta democratica ed antifascista, vediamo l’ANPI schiacciata a sostegno delle posizioni di un solo partito e incapace di elaborare un’analisi su quelle che sono le forme di ‘fascismo’ nel XXI secolo. 

È vero, il fascismo nero va combattuto. Ma c’è un’altra serpeggiante forma di fascismo ormai dominante: il cosiddetto fascismo bianco del mondo della finanza, spesso appoggiato dalla sedicente sinistra. Se è vero che fascismo vuol dire mancanza di democrazia, di libertà, e di giustizia sociale, l’ANPI dovrebbe guardare al fascismo bianco del mondo finanziarioe combatterlo senza quartiere.

Per capire perché la lotta al fascismo bianco dovrebbe essere la priorità dell’ANPI basta vedere i rapporti dell’OCSE sull’incremento della povertà relativa ed assoluta; basta vedere la perdita di democrazia sostanziale all’interno di istituzioni sempre più sotto il controllo degli oligarchi del mondo finanziario; basta vedere come la deregolamentazione dello scambio di merci, servizi e capitali, in quanto non accompagnata dall’istituzione di organi politici e giuridici sovranazionali, abbia invertito il rapporto tra finanza e politica; e basta vedere come gli interessi commerciali di grandi gruppi sovranazionali stiano distruggendo il pianeta.

Per comprendere un’analisi di questo tipo bisogna aprire, con grande onestà, una fase di indagine volta a capire come i partiti dell’arco costituzionale, a partire da quelli della sedicente sinistra, possano avere facilitato l’emergere di una narrativa che vuole la politica relegata ad un ruolo subordinato rispetto alla finanza, svuotando le istituzioni democratiche di democrazia sostanziale.

Se l’ANPI decidesse di capire lo zeitgheistdel nostro tempo - la lotta al neoliberismo - vedrei un futuro lungo e prospero per la tradizione della Resistenza. Eppure, tutto questo si perde in una lotta costantemente esasperata verso piccoli punti neri, o sedicenti tali.

Presidente, mi lasci dire chedi fronte alle sfide del XXI secolo, lo stracciarsi le vesti di fronte alla pubblicazione di un libro su un Ministro della Repubblica mi sembra assai dannoso per la memoria della Resistenza stessa.

Non solo. Quello che infanga davvero la memoria della Resistenza è come l’ANPI oggi tradisca il suo statuto ed i suoi valori comportandosi con modalità antidemocratiche e illiberali, censurando e limitando la libertà di espressione ove ritenuto arbitrariamente opportuno. 

L’ANPI dovrebbe ricordarsi che i valori delle democrazie liberali, per definizione, si applicano a tutti i membri della collettività, a prescindere dalle loro convinzioni politiche e a prescindere da se queste siano condivisibili o meno.

Infatti, cara Presidente Nespolo, il valore dell’antifascismo è un valore funzionale a garantire la democrazia liberale. 

Nello statuto dell’ANPI si parla chiaramente di:

“dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa

hanno trovato la loro più alta espressione.”

Non si può perpetuare il valore dell’antifascismo a discapito di democrazia e libertà, perché altrimenti si corre il rischio di favorire nuove dittature (nel passato c’era il rischio del comunismo - oggi viviamo nella silente dittatura neoliberista).

L’ANPI sembra avere dimenticato che la lotta per libertà e la democrazia sono il fine dell’antifascismo. Perché c’è differenza tra isolare e vietare, e c’è differenza tra il contestare e il mettere a tacere.

E a tale proposito le vorrei raccontare quello che è successo ieri a Londra.

La casa editrice Altaforte, insieme a Vortex Londinium (collegato a Casa Pound) hanno organizzato un evento presso la London Metropolitan University per presentare il libro “Io sono Salvini” di Chiara Giannini, per parlare di libertà di stampa e di parola, e per denunciare come queste non siano state garantite al Salone del Libro di Torino. Antony Scatena (della Lega) mi ha invitato a partecipare.

Ieri mattina, prima che l’evento avesse luogo, l’ANPI UK ha diramato una email ai soci per chiedere a qualcuno di andare a monitorare, e per chiedere consiglio su come comportarsi in merito.

Ho risposto che il Movimento Roosevelt, che ha come missione quella di diffondere e far applicare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, era stato invitato per parlare del diritto di espressione. Ho detto che sarei andato, da antifascista tra i fascisti, per parlare sì della libertà di espressione, ma anche del bisogno di abbandonare il fascismo e di perseguire lotte sociali in un contesto democratico.

Se l’ANPI avesse organizzato un contro-corteo, garantendo il diritto di espressione e parola, noi avremmo certamente aderito; mandando comunque qualcuno a provare a convincere quei giovani della bontà della causa democratica. Ma così non è stato.

Dopo una serie di email, nelle quali si parlava della necessità di difendere la democrazia e la libertà, un quadro dell’ANPI ha annunciato che la cosa migliore da fare era quella di parlare con 
l’università per fare cancellare l’evento.

Dopo pochi minuti è arrivata la comunicazione dell’università, la quale ha detto che per pressioni ricevute l’evento era annullato.

A questa informazione, un altro quadro dell’ANPI ha apertamente dichiarato che non temeva di essere considerato illiberale se questo portava al blocco dell’iniziativa fascista.

Sui canali Facebook dell’ANPI, si è celebrato di come l’iniziativa fosse stata fermata (in maniera illiberale).

La cosa che sconcerta è l’illiberalità dell’approccio. Nelle democrazie liberali non si silenzia nessuno. Nessuno si può ergere ad arbitro di ciò che può o non può essere detto. Le associazioni come l’ANPI devono spiegare perché il fascismo è un male. Il legislatore deve occuparsi di impedire che soluzioni antidemocratiche abbiamo il sopravvento (e il neoliberismo?).


Il comportamento dell’ANPI sembra viziato da un retaggio comunista (e quindi di parte) e antidemocratico, che mette in primato un sedicente antifascismo sulla democrazia e la libertà.

Questo approccio antidemocratico e illiberale è equivalente all’atteggiamento di Vortex Londinium.

Infatti, sono andato alla conferenza, che intanto aveva semplicemente cambiato luogo. Come nel caso dell’ANPI, ho sentito la casa editrice Altaforte, la giornalista Chiara Giannini e l’esponente di Vortex Londinium, parlare per oltre un’ora della necessità di tutelare la libertà di parola e la libertà di stampa tra gli scroscii di applausi da parte del pubblico.

Poi sono andato a parlare io. Antifascista tra i fascisti. Per convincere quei ragazzi che se si invocano la democrazia e ai diritti umani non lo si può fare guardando all’eredità fascista. A metà discorso mi sono dichiarato membro dell’ANPI, scatenando la reazione del pubblico.

Sono stato allontanato. Non mi è stato concesso di finire il discorso. Persone tra il pubblico che fino a pochi minuti prima rivendicavano il diritto di parola e di espressione mi hanno impedito di esprimere le mie idee.

Il paradosso è che sia l’ANPI che Vortex Londinium (collegato a Casa Pound) predicano la libertà di espressione e di parola ma pensano che questa non valga per coloro che la pensano diversamente da loro.

Oggi il Movimento Roosevelt avrebbe potuto mandare un comunicato stampa dicendo che coloro che rivendicavano la libertà di parola e di espressione per le pubblicazioni di destra, avevano negato loro stessi queste libertà. Invece ci ritroviamo a mandare un comunicato stampa dicendo che l’ANPI sembra ragionare come Casa Pound: entrambe le associazioni non si curano del principio liberale al diritto di parola ed espressione.

Presidente io le chiedo: la vede la contraddizione? Bisogna combattere sul terreno della democrazia liberale, non ignorarne i principi in virtù di una presunta superiorità morale, disattesa dai fatti.

Sopratutto, cosa vuole fare lei Presidente di questo patrimonio nazionale che è l’ANPI?

Vuole che sia un muro impenetrabile a tutela di democrazia e libertà, o solo una milizia ad uso e consumo di una parte specifica politica invece che di tutte le tradizioni che hanno collaborato nella Resistenza e per la creazione di una società libera e democratica?

Vuole l’ANPI analizzare e denunciare le moderne forme di fascismo, incluso il fascismo bianco del mondo finanziario, o vuole solo continuare a denunciare il fascismo nero? In questo secondo caso, che ci si accerti che sia fascismo nero per davvero e non chi voi ritenete sia fascista per ragioni politiche.

Nella lotta contro qualunque tipo di fascismo, è l’ANPI capace di vivere secondo i principi che dichiara di volere difendere?



Cordiali saluti,

Marco Moiso

Vicepresidente del Movimento Roosevelt