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Re Giorgio in KiltCosa c'é di più tradizionale di uno Scozzese vestito con il Kilt?
Non sono riuscito a trovare una classifica delle tradizioni più conosciute nel mondo, ma sono pronto a scommettere che l'abito tradizionale scozzese è molto in alto in questa ipotetica lista.
L'uomo nel dipinto però non è scozzese, si tratta del Re d'Inghilterra Giorgio IV, che si è fatto ritrarre, vestito come i suoi sudditi scozzesi, nel corso della sua visita ad Edimburgo del 1822: erano quasi due secoli che un Re d'Inghilterra non si recava in Scozia.
La solenne visita venne organizzata da Sir Walter Scott, lo scrittore che con "Ivanhoe" inventò il genere del romanzo storico.
Per conoscere il clima che Re Giorgio poteva trovare ad Edimburgo nel 1822 basta fare un breve riassunto storico: gli Scozzesi avevano un Re inglese dal 1603, ma fino al 1707, quando fu creato il Regno di Gran Bretagna, erano rimasti formalmente indipendenti.
Mai contenti della sottomissione, nel 1745 gli Scozzesi si erano uniti con entusiasmo ai sostenitori di Carlo Edoardo Stuart nell'infruttuosa Insurrezione Giacobita: l'anno dopo finirono sterminati dai detestati Inglesi nella battaglia di Culloden presso Inverness.

Grazie all'appoggio del Re di Francia Luigi XV lo Stuart era sbarcato nel nord della Gran Bretagna, e intendeva marciare su Londra per cacciare dal trono di Inghilterra Re Giorgio II della casata di Hannover.
Questa campagna militare fu sfortunatissima, e la battaglia di Culloden del 1746 fu l'ultima battaglia campale combattuta in Gran Bretagna.
Dopo la battaglia i soli prigionieri scozzesi che non finirono i loro giorni a marcire nella Torre di Londra furono quelli giustiziati subito per alto tradimento...
E fino ad anni recenti la Scozia non è più tornata a parlare di indipendenza.
Ma, contrariamente a tutte le aspettative, nel 1822 Re Giorgio trovò ad Edimburgo tutti i suoi sudditi vestiti con il Kilt, e ricevette un'accoglienza incredibilmente amichevole.
Bisogna sapere che fino ad un secolo prima gli Scozzesi meno abbienti coprivano l'intero corpo con un lungo plaid di stoffa grezza e di basso costo, che veniva stretto in cintura formando così in basso una specie di gonna.
Il gonnellino staccato dal plaid forse fu inventato negli anni 30 del 1700 da Thomas Rawlinson, un industriale di origine tedesca che ebbe l'intuizione di semplificare l'abbigliamento degli operai che abbattevano gli alberi per fornire la legna alla sua fornace di Inverness, e certamente faceva parte del costume dei Pastori Gallesi; in ogni caso gente pratica, che non sapeva neppure cosa fosse la biancheria intima, e che al momento del "bisogno" si accucciava nella brughiera, senza dover togliere o slacciare alcunché...
Il povero Giorgio IV avrebbe dovuto mettersi in guardia, perché prima del 1822 non esisteva un abito ben definito come il Kilt: un ricco o un nobile non si sarebbe mai vestito come il più misero dei cafoni, figuriamoci un Re!
Anche i Clan Tartan, ovvero i Tartan legati ad un particolare Clan, risalgono soltanto agli inizi del XIX secolo: sembra che nel 1822 Sir Walter Scott abbia trovato in un magazzino di Londra una partita di coloratissimi panni di lana provenienti dalla Danimarca...
Insomma nel ritratto il Re non è nudo, ma gli Scozzesi sono riusciti a fargli togliere le mutande!
Dalle parti di Edimburgo devono aver riso per anni alle spalle del babbeo...
Solo nei decenni a seguire il Movimento Romantico impose agli Scozzesi il Kilt come segno di "antichità", e i Tartan diventarono il segno distintivo dei diversi Clan.

Il libro "the Invention of Tradition", edito nel 1983 per la Cambridge University Press, è ormai considerato un classico dell'Antropologia Culturale.
Nel volume gli autori Eric Hobsbawm e Terence Ranger svelano decine di casi di vecchie tradizioni che, a un attento esame, rivelano un'origine piuttosto recente.
Ma possono anche elencare tante altre tradizioni che, come il Kilt, risultano inventate di sana pianta...
E alla fine giungono a teorizzare che probabilmente non esistono tradizioni veramente antiche come pretendono di essere, tantomeno tradizioni giunte immutate fino a noi.
La conseguenza è che, se le tradizioni sono tutte artefatte, nulla può più essere spacciato per buono e giusto semplicemente perché tradizionale...
Forti del risultato di questo studio, vanno fatte due considerazioni.
La prima, più superficiale, è che ci si può dilettare a smontare i richiami alla "Tradizione" nei discorsi dei Politici, e negli spot pubblicitari, perché, quasi a colpo sicuro, si riuscirà a smascherare un imbonitore, o a dimostrare un intento manipolatorio.
La seconda ci porta ad un pensiero profondo: ad evidenziare una delle caratteristiche essenziali delle Culture umane.
Ogni Cultura umana è come un organismo vivente, si evolve, migra, si contamina con le altre Culture, e, proprio come un organismo vivente, se smette di divenire, si cristallizza e muore.
Se esistono Tradizioni "millenarie" è perché sono tuttora vitali, e continuano a rinnovarsi di generazione in generazione, magari avendo perso lungo i secoli buona parte del loro nucleo fondante originale.

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