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Il segretario del MR ha invitato i membri a "volare alto": raccolgo la sfida, e propongo un un argomento di riflessione a dir poco siderale: è concepibile un codice morale mondiale valido non soltanto per gli individui ma anche per le autorità politiche, per le aziende multinazionali e i grandi gruppi finanziari?
Qualcuno starà già pensando che si tratti di una riflessione inutile e oziosa: da settant'anni esiste la Carta dei Diritti dell'Uomo, che è indiscutibilmente un punto fermo della storia, una conquista dalla quale non si deve più arretrare...
Per buona parte dell'umanità la sua attuazione è ancora un miraggio, e si può a buon diritto pensare che bisognerebbe discutere meno, abbandonare le riflessioni utopiche, e piuttosto darsi da fare per portare i diritti a ogni essere umano, senza eccezione alcuna.
Verissimo, però c'è anche chi ribatte che, a sette decenni dalla Carta, il mondo non solo non è migliorato, anzi ... che una Carta dei Diritti è formidabile per individuare le cose che non vanno, ma non serve a scriver leggi che impediscano che certi orrori si ripetano.
Inoltre nel mondo globalizzato bisogna regolare i rapporti fra gli stati, e tra altre realtà ben più grandi delle stesse nazioni: occorre dominare la fenomenale complessità dell'economia, della finanza, della scarsità di risorse energetiche, del riscaldamento globale, e dei cambiamenti climatici...

L'idea di andare "oltre" la Carta dei Diritti non è inedita: in una cartellina conservo la fotocopia ingiallita di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 2 ottobre 1997 a firma di Paolo Valentino.
Mezzo secolo dopo la dichiarazione universale sui diritti umani, adottata dall'Onu nel 1948, l'InterAction Council, istituzione informale che raccoglieva un gruppo di ex statisti da ogni parte del mondo, aveva fatto giungere al Palazzo di Vetro la proposta di una "Dichiarazione Universale dei Doveri dell'Uomo" per riequilibrare il concetto di libertà personale con obblighi e responsabilità, ritenendoli oscurati dalla "mistica dei diritti".
Tra i firmatari della proposta c'erano Jimmy Carter, Felipe Gonzalez, Valery Giscard d'Estaing, James Callaghan, Shimon Peres, e l'ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt.
Proprio Helmut Schmidt, intervistato da Paolo Valentino, ha affermato: <Se non ci si rende conto di questo, la libertà dei singoli può degenerare nell'egemonia dei più forti.
Insomma occorre un codice morale mondiale valido non soltanto per gli individui ma anche per le autorità politiche, per le confessioni religiose, per le aziende multinazionali e i grandi gruppi finanziari, oggi tentati da un nuovo capitalismo predatorio e speculativo privo di confini.
Le nazioni, gli Stati, e i governi che sono parte dell'economia globalizzata devono trovare la strada per questo minimo comune codice etico, in caso contrario il prossimo secolo sarà ricco di conflitti>>.
Erano tutte tendenze in atto, probabilmente ben note a quei livelli, ma ad un profano le parole di Schmidt oggi suonano profetiche...
Non so che fine abbia fatto la "Dichiarazione Universale dei Doveri dell'Uomo" del 1997, nei vent'anni abbondanti trascorsi dall'articolo di Paolo Valentino non ne ho sentito più nulla: perfidamente potrei pensare erano solo buone intenzioni, belle parole da mettere nel discorso ufficiale del cinquantennale.
O forse il limite di una Carta dei Doveri è lo stesso di quello della Carta dei Diritti: parlare di individui in un complesso mondo globalizzato...

Dunque cosa si può pensare di fare per un mondo migliore?
La mia proposta viene dalla fantascienza: i robot dal cervello positronico di Isaac Asimov dovevano obbedire a tre leggi che impedivano tassativamente loro di nuocere in alcun modo ad un essere umano.
Nei romanzi di Asimov talvolta si presentava per questi esseri positronici un dilemma morale logicamente impossibile da risolvere in base alle loro tre leggi: quando un malvagio stava per compiere un misfatto che avrebbe causato la morte di milioni di esseri umani.
Per un robot di Asimov la necessità di sacrificare un individuo con la consapevolezza che questo avrebbe permesso di salvarne milioni portava a un cortocircuito logico.
Sia l'azione violenta contro un solo individuo per impedirgli di compiere un massacro, sia la rinuncia all'atto di forza, permettendo però una strage, sono entrambe massime violazioni al codice robotico.
Ma, quando le tre leggi non bastavano più a prendere una decisione, il romanziere non lasciava i suoi robot bloccati, impossibilitati a qualsiasi azione, ma rivelava l'esistenza di una quarta legge segreta, sepolta nel profondo della mente positronica di ogni robot, e superiore a tutte le altre: fare il bene dell'Umanità.

Anche nel mondo reale fare il bene dell'Umanità è certamente la massima aspirazione pensabile, ma il concetto di Umanità è una astrazione, e questo non è un piccolo problema: l'Umanità non una voce propria, non ha una sua opinione, nessuno è autorizzato a parlare in nome dell'Umanità ... ipotizziamo che venga decretata a livello mondiale la sua esistenza giuridica: da quel momento in poi l'Umanità andrebbe tutelata, esattamente come si tutelano i minori, o gli individui incapaci di intendere e di volere.
A questo punto le menti più illuminate del pianeta dovrebbero prendersi cura di lei: avrebbe diritto all'attenzione dei migliori scienziati, dei migliori avvocati, dei migliori economisti...
E qui inizia il bello: sarebbe giusto che i politici ed i poteri economici fossero costretti a mettessersi al suo servizio, perché un rappresentante dell'Umanità potrebbe rivolgersi ad ogni tribunale del mondo, e dovrebbe sedere in ogni consiglio di amministrazione.
Potrebbe essere il sistema di rivoltare il nostro pianeta come un calzino, senza dover fare sanguinose rivoluzioni, senza il bisogno di cambiare le leggi nazionali, e la necessità di rivedere subito tutti gli accordi internazionali.
Lasciatemi sognare: il peso di tutti i diseredati della Terra, con il tramite degli illuminati rappresentanti dell'Umanità, potrebbe correggere gradualmente il mercato e regolare la finanza, cambiando i valori in gioco, e spostando l'equilibrio dall'aspirazione al profitto dei pochi che oggi detengono il vero potere, alla realizzazione del benessere di tutti.
Infatti solo un cambio di valori permetterebbe di liberare risorse per tutti gli esseri umani e il loro ambiente.
Personalmente vedrei questo percorso concludersi con un "esproprio planetario": con l'Umanità proprietaria di tutte le risorse naturali, e del sistema bancario globale.
l'Umanità destinataria di tutti i tributi raccolti in ogni nazione, ed equa redistributrice di tutte le risorse a sua disposizione.
Insomma la realizzazione di un sistema globale tanto più vicino ad un socialismo ideale, tanto più è grande la scala di grandezza osservata...

E, adesso che ho espresso le mie riflessioni di pensatore dilettante, un appello alle eccellenti menti del MR: se avessi volato troppo alto, abbattetemi, ma spero che il mio tentativo di alzarmi da terra sia di stimolo al decollo una proficua discussione!

Gerardo Soncini

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