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L’accademia rispose che, per quanto il termine fosse corretto, bello e dal significato chiaro, bisognava che questo divenisse di uso comune per poter essere inserito nel dizionario.

Chiaramente, il significato di “petaloso” inteso dal giovane Matteo era “con molti petali” - un significato sviluppato durante un esercizio sugli aggettivi.

Eppure, il termine petaloso, grazie all’intervento del Presidente Matteo Renzi, ha assunto anche un secondo significato.
Infatti, a poco più di un anno dall’introduzione della “buona scuola”, e mentre i diritti economici del popolo italiano (ed europeo) venivano calpestati, Matteo Renzi si preoccupava di celebrare la storia di Matteo (in effetti molto carina), dimostrando la sua propensione all’approccio da spin doctor che lo ha presentato al pubblico come un grande affabulatore; sempre più disinteressato ai bisogni reali delle persone e sempre più attento a questioni “marginali”.

Insieme a Paolo Mosca, questo Sabato a Londra, abbiamo scherzato proprio su come il termine petaloso oggi potesse anche descrivere quei politici - spesso sedicenti progressisti - che, pur dimenticandosi di tutelare i diritti economici della maggioranza del popolo, sono sempre pronti a fare bandiera di problemi marginali nella vita delle persone per il proprio tornaconto elettorale: dall’abbassamento della tassazione sugli assorbenti proposta da Civati, alla lotta al “ritorno del fascismo”, grido di battaglia di LeU alle elezioni 2018 (questioni giuste ma dal bassisimo impatto e dalla scarsissima rilevanza politica).

Anche l’elettorato è pieno di “Petalosi”: sono tutte quelle persone, di sincero animo progressista, che hanno il “cuore dalla parte giusta” ma che sono state ingannate dalla sedicente sinistra neoliberista.

I “Petalosi” sono tutte quelle persone animate da sentimenti profondamente umanisti, democratici e social-liberali, che si sono ritrovate nell’impossibilitá di sviluppare un pensiero critico utile a proporre un‘alternativa di sistema all’econocrazia- ovvero a quell’organizzazione sociale in cui gli economisti, utilizzando metriche economiche di stampo neoclassico, si sono sostituiti de facto alla politica e dettano i limiti all’interno dei quali deve operare.

I “Petalosi” sono tutte quelle persone che, nonostante credano fermamente nei diritti umani, nelle pari opportunitá e nelle tutele sociali, oggi cominciano a credere alla narrativa neoliberista per cui “tutto questo non ce lo possiamo più permettere: dalle pensioni, alla sanitá”.

Ecco, i “Petalosi” dovrebbero essere il core business del Movimento Roosevelt, i primi a cui ci dovremmo rivolgere. Certo, possiamo essere arrabbiati nei confronti di quei politici che i “Petalosi” li hanno ingannati proponendo i dogmi economici del neoliberismo e del debito pubblico come assoluti, ma insultare su Facebook gli elettori della sedicente sinistra è un errore. Invece di insultare quella parte del “popolo progressista” che in passato ha scelto di votare Partito Democratico o LeU, proprio in virtù della propria scelta elettorale e usando appellativi come “Piddino” o “Leucino” come insulto, dovremmo cercare di parlare con loro e fare loro capire perchè, e come, sono stati ingannati.

I “Petalosi” sarebbero i primi a lottare insieme a noi se spiegassimo loro, con spirito accogliente e costruttivo, come neoliberismo e liberalismo siano cose molto diverse; come l’occidente sia uscito dalla crisi del 1932 e dal 1945 grazie a politiche economiche completamente diverse; e come la stragrande maggiorparte della moneta in circolazione sia creata da banche private che generano denaro, mentre invece ai governi è impedita la spesa pubblica con la scusa del debito...

Insomma, se spiegassimo ai “Petalosi” che i problemi sociali e delle minoranze non sarebbero più un problema per nessuno se restituissimo alla maggioranza delle persone la libertá dalla paura e del bisogno, rompendo le barriere del neoliberismo e della terza via di Giddens, avremmo un grande alleato.

Con l’apertura del cantiere per il Partito che serve all’Italia dobbiamo essere ancora più attenti a come comunichiamo. Dobbiamo farlo in maniera accogliente e calorosa- sopratutto rispetto a quelle persone che, come noi, mettono l’Uomo al centro della politica, e non il capitale o il profitto.

Oggi, non dobbiamo prendercela con chi, pur essendo dalla parte nostra, ha fatto scelte sbagliate o inconsapevoli in passato. Oggi,
dobbiamo costruire ponti forti e resistenti che ci portino verso il futuro.

Marco Moiso
Coordinatore Generale del MR
Supervisore per il Regno Unito

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