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Londra, 18 marzo 2018


Buona sera a tutti,
purtroppo, per motivi di lavoro, questa sera non posso essere con voi.
Ringrazio Andrea per avere accettato di leggere questo mio breve messaggio.
Vi scrivo, nonostante io ed il Movimento Roosevelt abbiamo deciso di non sottoscrivere il Manifesto di Londra, dopo averci lavorato, perché ritengo che questo progetto, nelle origini, abbia rappresentato, e possa rappresentare, una grande innovazione per la politica italiana, l'innovazione di cui abbiamo bisogno.
Nel Giugno del 2017 parlavo con Andrea del bisogno di riunire le forze progressiste del Paese, andando oltre le particolaritá di movimenti e partiti, e di organizzare una formazione che potesse davvero dichiarare guerra aperta al neoliberismo, rivolgendosi a tutta la nazione.
É di questo che abbiamo ancora bisogno; rivolgerci e farci capire alla nazione.
Non mi stancherò mai di dire che in tempo di guerra bisogna riunirsi ed andare in montagna a combattere, oltre le differenze, per sconfiggere l'oppressore comune: con valori saldi ed idee chiare sul come farlo.
Oggi credo sia il momento di riunirsi: non per parlare solo a fette di elettorato, ma a tutta la nazione; non per discutere solo di valori, rischiando di trovarci nel limbo della terza via neoliberista di Giddens, ma anche di soluzioni concrete.
Su una cosa siamo tutti d'accordo.
Le politiche progressiste, volte a combattere il neoliberismo, di cui spesso parliamo, le nostre soluzioni, beneficerebbero la nazione tutta, dai proletari ai piccoli e medi imprenditori.
Perché allora non riusciamo a parlare alla nazione per cui abbiamo l'hubris di credere che faremmo gli interessi?
Di fronte ad un popolo, quello Italiano, che non ha più fiducia nelle intenzioni della classe politica, e di fronte ad un popolo che non si riconosce più negli schieramenti di sinistra e destra, nati oramai 3 secoli fa, ci si continua a presentare con gli stessi leader, con le stesse ricette politiche, e con le stesse etichette.
Se si vuole davvero combattere l'ideologia silente del neoliberismo bisogna capire come parlare alla nazione intera e far capire che c'é bisogno di una inversione di marcia.C'é bisogno di smettere di accontentarsi di parlare a minoranze che con spirito tribale si riconoscono come appartenenti ad uno schieramento politico o all'altro, anche quando questi schieramenti hanno tradito i loro stessi valori (vedi i partiti decidenti socialdemocratici che hanno votaro il pareggio di bilancio in costituzione).
La sfida di oggi é proprio questa: capire come tornare a parlare a tutte quelle persone che, nei fatti, beneficerebbero di politiche monetarie, economiche e sociali diverse da quelle previste dall'agenda neoliberista; bisogna tonare a parlare alla la stragrande maggioranza delle persone.
Per quanto mi riguarda, le ragioni politiche e sociali per cui mi impegno a fare politica sono più importanti della mia identitá, sia questa di sinistra o di destra. Se per tutelare e rendere più condivisibili alla maggioranza delle persone i nostri principi, le nostre idee, e la nostra proposta politica devo cambiare loro nome, non mi preoccuperò del colore della scatola, ma della qualitá del contenuto.
Per poter andare in montagna a combattere, dobbiamo aprirci ed invitare quante più persone possibile a raggiungerci.
L'alternativa é quella di perseverare nei nostri errori, di perseverare nel rivolgerci ad una minoranza e nel finire per perdere la battaglia a tutela dei diritti sociali, economici e civili della collettivitá.
Il nostro nemico é forte e studia le strategie di comunicazione a tavolino, dobbiamo fare altrettanto.
Potrei dire che dobbiamo cambiare strategia semplicemente perchè perseverare negli errori é diabolico, ma preferisco invece concludere citando un testo di Joseph Campbell: "Lo scisma della societá non sará risolto da nessuno schema di ritorno ai bei tempi, né da programmi che garantiscono di realizzare un progetto ideale nel futuro, e nemmeno da un realistico e ben pensato lavoro di ri-saldare le parti ormai deteriorate. Solo una nascita può conquistare una morte, nascita non di una cosa giá vecchia, ma di qualcosa di nuovo".


Marco Moiso
Coordinatore Generale del Movimento Roosevelt



(Articolo del 23 marzo 2018)

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