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Allattare al seno a richiesta così come raccomandato, ossia in modo esclusivo per almeno i primi 6 mesi e come alimento principale sino all’anno per poi proseguire almeno sino ai 2 anni e finché la mamma e la bambina/il bambino lo desiderano, garantisce molti benefici alla diade (tutelando la loro alla salute).

Pensate che nel solo specifico frangente temporale di 1 anno, l’allattamento al seno aiuta a proteggere i bambini e le loro mamme da gravi malattie e potrebbe far risparmiare (dati USA-  studio pubblicato in Maternal & Child Nutrition*.) la cifra di più di $ 4,3 miliardi di assistenza sanitaria e di costi annessi:

"L'allattamento al seno ha un impatto determinante sulla salute delle donne e dei loro bambini. I risultati dovrebbero stimolare le politiche di sostegno all’allattamento al seno in modo esclusivo, concedendo congedi familiari pagati, sostegno sul posto di lavoro e supportando le pratiche di maternità evidence-based intorno all’alimentazione infantile.>> spiega l'autrice Melissa Bartick, MD, professoressa di medicina presso la Harvard Medical School e Hospitalist alla Cambridge Health Alliance.

Le malattie infantili incluse nella valutazione sono state la leucemia linfoblastica acuta, infezioni dell'orecchio, la malattia di Crohn, colite ulcerosa, infezioni gastrointestinali, infezioni del tratto respiratorio inferiore, obesità, enterocolite necrotizzante e SIDS.

Dal punto di vista materno, lo studio ha incluso il cancro al seno, cancro ovarico pre-menopausa, il diabete, l'ipertensione e attacchi di cuore.
I ricercatori hanno evidenziato che una “gestione” dell’allattamento al seno non ottimale è associata a più di 3.340 morti premature annue negli Stati Uniti, le quali richiedono $ 3 miliardi di spese mediche, $ 1,3 miliardi di costi indiretti e di $ 14.2 miliardi di dollari in costi relativi.
La maggior parte delle morti e delle spese mediche - quasi il 80 per cento - sono materne.

"L'allattamento al seno è stato a lungo inquadrato come una questione di salute dei bambini, ma è chiaramente anche una questione di salute delle donne. L'allattamento al seno aiuta a prevenire il cancro, il diabete e le malattie cardiache, ma molte donne non hanno idea che l’allattamento al seno porti con sé anche questi benefici. I risultati dello studio sottolineano l'importanza di politiche di sostegno all’allattamento.
Assicurare un congedo familiare pagato ha un impatto sulla salute di donne e bambini/e, a breve, medio e lungo termine".

Come si può vedere dagli ultimi dati ISTAT (2013),il numero medio di mesi di allattamento esclusivo è ben sotto l’età consigliata.
numero medio mesi di allattamento esclusivo 5e28c

La tutela dell’allattamento per sua natura ha una portata molto più estesa. Oltre a necessitare di una rete più accogliente a livello sociale, esso avrebbe bisogno di un maggiore supporto anche in ambiti più specifici.Alcuni pediatri sono stati arrestati per aver accettato ricompense, in cambio della promozione di svariati surrogati del latte materno, proprio ora, alla procura di Chieti, è pendente un giudizio penale per corruzione, che coinvolge medici pediatri, aziende produttrici di formula artificiale ed informatori medico scientifici, accusati i primi di prescrivere formula artificiale in cambio di doni ed i secondi di ‘incrementare’ le prescrizioni promettendo in cambio regalie.Ogni singolo giorno, molte donne sono sottoposte ad una sorta di tortura e di pressione psicologica affinché smettano di allattare o introducano altri alimenti (dall’aggiunta di latte artificiale alla pappetta).Instillare insicurezza in una persona è un atto di disumanità (ancor più se pensiamo alla delicatezza del puerperio) è lesivo oltretutto del personale diritto di autodeterminazione.

Il medico è tenuto per sua deontologia e professionalità a informare.
Ricordiamo che l’allattamento, così come lo svezzamento, ha a che fare con la salute.

Prendiamo come  esempio il latte in formula. Si tratta di un surrogato di originale artificiale che, se non miscelato e scaldato correttamente, può essere nocivo.
Allo stesso modo, se il dispositivo usato per somministrarlo non è adeguato (per svariati motivi – dal più grossolano fenomeno dell’igiene, a quello più sottile ma concreto, legato ai materiali con cui sono prodotti che, reagendo a calore o altri elementi, possono rilasciare tossine -), il neonato rischia di venir esposto a sostanze che possono minare la sua salute (solitamente gli effetti compaiono a medio-lungo termine nell’occidente e non è così immediato accostarli ad essi).

Allo stesso modo, lo svezzamento precoce (ancora troppo imperante) espone il bambino ad un indebolimento.
Il metabolismo del neonato non ha la capacità di poter digerire ed assimilare adeguatamente i nutrienti contenuti in altri cibi diversi dal latte materno (o da quello in formula – con le premure di cui sopra -), di conseguenza il suo corpo, dovendo diradare le poppate e lavorare per smaltire questi elementi, mette in azione meccanismi che lo sovraccaricano di sforzi e, contemporaneamente, gli sottraggono validi nutrienti velocemente disponibili (quegli che gli spettano e di cui necessita).

L’attuale dinamica di disinformazione, pressione e mancanza di sostegno professionale, culturale e sociale determina una lesione del diritto alla salute ex art. 32 Cost. così come specificato dall’OMS e recepito dal nostro Stato, ossia che diritto alla salute implica il “sostenere gli individui nel raggiungimento del più alto livello possibile di salute e benessere”.

Oltre a ciò, si pone coerentemente in violazione con il codice di deontologia professionale dei dipendenti pubblici (Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell'articolo54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”), del codice di deontologia medica (art.30), del codice deontologico dell’infermiere e di quello dell’ostetrica.

Le violazioni al codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno sono continue.

A tal riguardo, si sono già pronunciate molte autorità, tra cui l’ISSOP (International Society for Social Pediatrics and Child Health) la quale  in merito alla sponsorizzazione di pediatri e associazioni pediatriche da parte dell’industria alimentare, si è pronunciata in questo senso:

Negli ultimi anni, la commercializzazione da parte delle industrie di alimenti per bambini ha avutoun impatto sulla pratica professionale attraverso la sponsorizzazione da parte delle industrie dicorsi e convegni, con regali per gli operatori sanitari. È opinione dell’ISSOP che questo tipo disponsorizzazione sia dannoso per la reputazione dei pediatri, per la salute delle madri, dei bambini e per l’allattamento al seno; questa dichiarazione spiega le ragioni per cui riteniamo che tale sponsorizzazione debba avere fine.

L’inghippo italiano è il seguente:  le norme italiane sono destinate a regolamentare l’etichettatura e a limitare la pubblicità e la modalità di presentazione delle formule per lattanti (latte 1 - da 0 a 6 mesi) e di proseguimento (latte 2 - da 6 a 12 mesi), in modo da non scoraggiare l'allattamento al seno.  Tuttavia, non sono così complete come lo è il Codice e così le ditte non hanno troppe difficoltà a trovare modi per aggirare la legge.
Una delle differenze maggiori riguarda il latte di proseguimento: il Codice ritiene questo tipo di formula un sostituto del latte materno, la legge italiana invece no. Questo fatto in Italia consente alle ditte di pubblicizzare il loro marchio e il loro logo in TV, riviste, ecc.

Nella  lotta tra titani volta ad accaparrarsi una sempre maggiore fetta di mercato, a farne le spese sono le madri - pressate da giudizi (a prescindere dalle scelte fatte) e da una solitudine fattuale -    i loro bambini – strumenti, cavie, prodotti intermedi e finali- e  la salute di entrambi.

*Fonte: Suboptimal breastfeeding in the United States: Maternal and pediatric health outcomes and costs

Authors Melissa C. Bartick, Eleanor Bimla Schwarz, Brittany D. Green, Briana J. Jegier, Arnold G. Reinhold, Tarah T. Colaizy, Debra L. Bogen, Andrew J. Schaefer, Alison M. Stuebe First published: 19 September 2016

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