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Gentilissimo Ezio Mauro,
leggo questa mattina su Rep: (La Repubblica) un editoriale dal titolo “La partita obbligatoria della sinistra” in cui invita le “due sinistre” a provare a vincere convergendo sui candidati, per lo meno nel Lazio ed in Lombardia.

Sono d’accodo con lei, le due (sedicenti) sinistre si dovrebbero unire, per molti motivi. Purtroppo però, non mi capita spesso di leggere delle analisi accurate sui reali motivi per cui si dovrebbero unire- né da parte sua, né da parte di nessun giornalista di La Repubblica.


La verità è che le sedicenti sinistre si dovrebbero unire perché, purtroppo, nonostante le rotture strumentali alla ritenzione dei voti, ancora non si vedono significanti differenze programmatiche tra questi due schieramenti.

Le dirò di più, guardando lo scenario politico da dove siamo noi del Movimento Roosevelt, da un punto di vista social-liberale, non c’è differenza tra nessuno degli schieramenti politici in campo e le divisioni, come lei stesso suggerisce, servono solo a dividersi, conquistare o rubare poltrone- non certo a sviluppare programmi volti a risollevare le sorti del Paese, a guidarlo fuori dalla crisi ed a restituirgli un ruolo di leadership in Europa.

Badi bene, questa mia analisi, che potrebbe essere confusa con un approccio alla “sono tutti uguali”, non è l’analisi superficiale e populista che alcuni facevano negli anni 80 e 90, ma una considerazione attenta e consapevole che verte su una analisi delle posizioni espresse dai partiti oggi presenti nell’arco costituzionale rispetto ai temi di maggiore importanza strategica per il Paese.

Se guardiamo a ciò di cui il Paese avrebbe bisogno in politica economica, politica estera, e politiche del lavoro, ci rendiamo conto che, al momento, le proposte portate avanti da tutti i partiti di sedicente sinistra e sedicente destra sono assolutamente in linea gli uni con gli altri (non a caso il partito che oggi critica da sinistra è anche il partito del fiscal compact).

I partiti di oggi sembrano le correnti che vedevamo nei partiti della Prima Repubblica, diverse ma sostanzialmente complementari ad una visione di società unica. Tutti i partiti rappresentati nell’arco costituzionale sono organizzazione manageriali e di pensiero che operano all’interno dell’ideologia e delle regole economiche proprie del neoliberismo e della teologia della scarsità delle risorse (non a caso, poche settimane fa, un quadro del PD di Londra rivendicava la natura neoliberista del PD come alternativa, secondo lei, al comunismo...).

Non c’e’ nessuna formazione politica che, in linea di discontinuità con le politiche economicistiche del neoliberismo, oggi rivendichi il primato degli interessi del popolo sull’economia dei numeri e delle banche.

Nessuna formazione politica oggi afferma che l’economia, e gli indicatori economici, non sono un fine, bensì un mezzo per creare benessere e realizzare una visione di societá giusta, equa e solidale che garantisca pari diritti ed opportunità.

È proprio per questo che nessun partito oggi presente nell’arco costituzionale (nonostante talvolta questi rivendichino posizioni progressiste, sic!!!) propone nessuno dei punti di cui avrebbe bisogno il Paese, a partire da:

  • Eliminazione dalla Costituzione del pareggio di bilancio- così da rilanciare l’economia tramite politiche economiche espansive, di carattere post-keynesiano, volte a generare occupazione.

  • Costituzionalizzazione del diritto al lavoro- integrando l’art. 4 della Costituzione di modo che il diritto al lavoro ed il principio della piena occupazione non rimangano parole morte ma principi vivi e incarnati nella societá.

  • Separazione tra banche d’affari e banche per il credito su modello del Glass-Steagal act del 1933 - così da proteggere i risparmi delle famiglie italiane e le casse dello Stato, da scellerati investimenti portati avanti da gruppi privati.

  • Rivendicazione di un ruolo di leadership dell’Italia in Europa- al fine di garantire la sovranitá politica e monetaria dei popoli europei tramite una nuova costituzione che dia finalmente uno scopo sociale e politico ad una federalizzazione degli Stati Europei; aldilà di un approccio economicistico e funzionalista.


Potrei andare avanti a lungo ma mi fermo qui. Queste sono alcune delle  “semplici” riforme che avrebbero un enorme impatto sul benessere del Paese e che nessun partito oggi porta avanti.  Come disse qualcuno quindi, la domanda sorge spontanea: a che serve parlare di divisioni tra sinistra e destra, tra sinistra e sinistra della sinistra, quando tutti i partiti operano all’interno del neoliberismo e presentano le stesse proposte riguardo le questioni fondamentali che il Paese deve affrontare?

Caro Ezio Mauro, quando inizieremo a leggere dalle pagine di La Repubblica opinioni diverse da quelle del neoliberismo main stream?


Marco Moiso
Coordinatore Generale del Movimento Roosevelt
Responsabile per il Regno Unito

Commenti   

0 # Scommettiamo che?Roberto Hechich 2018-01-20 22:23
Visti i veri proprietari del giornale, scommettiamo che non ha manco risposto?
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