"La scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro..."
Il muro di Berlino è ormai crollato da un po' e con essa tutta la prima parte di questa storia, mentre l'epilogo della seconda parte di questa storia ha costruito muri tra casa e casa, e fuori dalle case tra persone e persone spaventate dalla possibilità del contagio. Prima sono state accantonate le libertà individuali in nome della vita, e poi con essa sono state sepolte le relazioni sociali mediate la virtualità di uno smartphone in videochiamata.
La scimmia invece non ha bisogno di imparare la polka, le basta conoscere l'inno nazionale e cantarlo dal balcone nelle ore decise come momenti di libertà nazionale.
Ammaestrati si canta convinti che "andrà tutto bene" quando è già andato tutto male.
E il quarto Reich è diventato mondiale, un regno totale dove per un'influenza si chiude tutta l'economia mondiale, ben sapendo che senza lavoro non c'è libertà, e senza libertà prima o poi non ci sarà neppure la salute. E' un circolo vizioso per il quale tutelo la salute perdendo la libertà, ma perdere la libertà mi toglierà la salute.
Il mantra della scimmia recita "il primo bene è la vita, senza la vita non c'è libertà".
Un inno che se fosse stato adottato dalla Resistenza non avrebbe liberato l'Italia.
L'eroe sa benissimo che la libertà di tutto un popolo vale di più della sua stessa vita, il partigiano - così come altre resistenze in altre epoche ed altri paesi - era pienamente cosciente che stava rischiando la vita per dare la libertà alle generazioni che sarebbero venute. La scimmia no, ieri ballava la polka, oggi canta l'inno.