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Ho sentito in questi giorni grande soddisfazione per il discorso di Conte alla Camera. Incredibile. 

A sentire Conte il Governo del Cambiamento sembrava destinato a seguire la strada del Governo del PD. 

Il discorso di Conte era ben articolato, forbito e pieno di spunti validi nei quali ci si riconosce facilmente; per esempio nella critica costruttiva a questa dis-Unione Europea, della quale c’è grande bisogno ma che tradisce i valori sui quali era costruita, divenendo invisa e dannosa per il popolo.

Peccato che, come nel caso del PD, questa analisi non si tramuti in una irriducibile lotta politica ma rimanga parola morta a uso e consumo della nuova aristocrazia finanziaria. Questa analisi e questa visione non si traducono in una VERA lotta per la democratizzazione dell’Europa, o in una lotta contro il primato della finanza sulla politica, ma si traducono nel voto per la Von Der Leyen, in chiacchiere con la Merkel sulle elezioni, e nell’urgenza di fare le riforme suggerite da questa dis-Unione Europea. E infatti, a seguito del discorso di Conte il M5S, mostrando la più disarmante mancanza di visione politica, apre una porta nei confronti del PD. 

Possibile che fosse questa la traiettoria del Governo del Cambiamento?

Come può, chi voleva cambiare il Paese, governare con i rappresentanti delle elites? Come possono quei parlamentari animati da un sincero spirito (che io definisco) progressista, come Pino Cabras, accettare di governare con l’ultraconservatorismo economico ?

Se questi erano i presupposti ideologici alla base dell'attività politica del  M5S (ce ne sono? o si va a caso?) non mi stupisco che si sia fatto molto poco sulle questioni economiche ed europee.

Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni...

Ad ogni modo, pochi parlano invece del discorso di Salvini... e credo che pochi lo abbiano visto (ecco il link). 

I pidioti si sperticano nell’irriderne la forma semplice e popolare (cosa abbia il pd di progressista ormai va davvero ricercato con difficoltà e ardore- chissà che qualcosa non possa rinascere dalle ceneri) ma ne ignorano completamente il senso. 

In una narrativa a tratti demagogica - tra rosari, madonne, federalismo, e attacchi al mondo lgbt (tutte cose criticabili per gusto e direzione politica)- Salvini ha posto il problema del nostro tempo: la sostanzialità dei processi democratici. Ovviamente, questo punto non può che passare per il rapporto tra finanza, economia e politica, la ridefinizione delle istituzioni europee (l’Europa deve essere un mezzo, non un fine), e una discussioni su quelle che devono essere le finalità stesse della politica: rappresentare gli interessi del popolo su mandato del popolo, il contrario di quello che fa la sedicente sinistra oggi.

Insomma, vedendo i video dei discorsi relativi alla crisi di governo, la percezione è stata quella che il problema della politica Italiana continui ad esasperarsi. Da una parte abbiamo schieramenti politici incapaci di sviluppare una visione politica che dia risposta alle sfide del nostro tempo (PD, +Europa, FI, M5S, FdI, LEU), dall’altra l’unica forza politica che, a parole, si pone il problema della democrazia sostanziale, lo fa partendo da posizioni conservatrici sui diritti sociali e civili.

Serve davvero una forza, o una volontà, politica capace di coniugare la necessità di ristabilire la sostanzialità dei processi democratici e il giusto rapporto tra finanza e politica, con una visione progressista, moderna ed inclusiva sulle questioni civili, sociali e comunitarie.

Al momento questo manca. Sicuramente non viene dagli scranni di “democratici” che avrebbero apertamente voluto impedire all’avversario di parlare (a tale proposito bisognerebbe davvero analizzare come i sedicenti democratici, a causa della questione morale, vorrebbero minare i principi delle democrazie liberali, come la libertà di parola). 

Peccato, è dalle parti dell’elettorato con sensibilità progressista che più si sente la mancanza di una proposta politica non piegata al neoliberismo e coerentemente progressista sui temi economici, sociali e civili.


Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt

Commenti   

0 # Libertà di espressione e astensionismobeppe pal 2019-08-24 12:33
se mi è consentito vorrei dire due cose correlate e discusse anche da voi.
La prima si rifà al logo del blog d(i)ritti verso la libertà d’espressione (bello e coinciso):
«I valori della Costituzione possono oggi, venute meno le condizioni che hanno bloccato lo sviluppo, dispiegarsi nelle loro inesaurite potenzialità. Si pensi ad esempio alla esigenza di definire il principio della libertà d’espressione del pensiero non più solo rispetto ai soggetti attivi che esprimono il pensiero medesimo ma anche, e soprattutto, rispetto ai soggetti passivi che ricevono il messaggio e che rischiano di essere asserviti alle dinamiche proprie della civiltà mediatica» (P. Scoppola “25 aprile. Liberazione” del 1995).
Purtroppo tali valori e/o d(i)ritti verso la libertà d’espressione sono disconosciuti e a maggior ragione da chi si dice “antagonista” in senso lato (non posso scrivere in diversi blog perché scrivere cose come sopra comporta il cd “ban”. Ma “bannare” un’idea comporta, anche se “potenzialmente”, danno ai soggetti passivi).
Detto questo voglio rovesciare il discorso di Coppola su un tema da Voi trattato e che ho visto su un blog “ban”. I parte
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0 # Libertà di espressione e astensionismobeppe pal 2019-08-24 12:36
La vittoria elettorale con un astensionismo del 45% si può dire che certifica la distanza tra politicanti e cittadini e/o popolo: i politicanti gongolano per la vittoria il 45% per cento è nullità.
Se si presuppone che non tutti gli astensionisti sono “apolitici” e che ci sono tanti che non si riconoscono nelle proposte politiche dei partiti e che non votano come Montanelli “mi turo il naso” (che per me è come la corazzata Kotiomkin “una enorme cazzata”) … rovesciando il discorso di Coppola si può considerare tale astensionismo voto valido e se l’astensionismo supera la soglia del 51 per cento tale astensionismo conterà come valido per la bocciatura dei programmi dei partiti in competizione e che non hanno avuto, tra loro insieme, la maggioranza. In questo caso le elezioni vanno rifatte… vanno ripresentati programmi etc.
Se si parla di ritorno alla politica, se fosse palese una regola come questa eliminerebbe in politica il silenzio assenso dell’astensionismo e darebbe consapevolezza al popolo di poter decidere della propria sorte (comunque meno peggio di come è ora).
Paradossalmente darebbe consapevolezza anche ai politicanti.
Ma forse sono un “dreamer”. fine
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0 # D'accordo sul diritto di non votare ma meglio...Giovanni Cantalupo 2019-08-25 10:21
Ancor meglio potersi recare a votare, per non votare ma con la possibilità di certificarne per iscritto il motivo. Peccato non lo si possa fare.
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